Utente
Gentili dottori,
Sono una ragazza di 22 anni neolaureata che soffre da anni di disturbi d’ansia a causa di un passato difficile.

Direi che li ho provati tutti a partire dall’ansia generalizzata e ora ho dei sintomi di disturbo ossessivo compulsivo.

In passato durante l’adolescenza ho portato avanti un percorso di psicoterapia con un dottore giovane ma molto in gamba che mi ha aiutata a superare le mie difficoltà.
Ad un anno di distanza dalla fine del percorso con lui, ho deciso per una ricaduta di sintomi d’ansia, di incominciare un percorso con una psicologa che mi ha seguita per due anni.
Ora finita l’università, ho deciso di chiudere con lei perché non notavo nessun miglioramento anzi i tratti ossessivi sono peggiorati nell’ultimo periodo con gli ultimi esami universitari.
Ho deciso così di tornare dalla persona che mi seguiva prima che ora riceve privatamente.
Ho però dei dubbi che non so se facciamo sempre parte del disturbo ossessivo in quanto sto iniziando a chiedermi non solo se faccio bene ad abbandonare il percorso fatto con l’altra, che comunque mi ha dato pochi benefici, ma anche se tornando dalla persona che mi seguiva prima, se effettivamente io non regredisca forse perché mi seguiva in adolescenza e ho paura di perdere il percorso di crescita avuto negli ultimi anni.
Faccio bene a tornare da un dottore che mi seguiva anni fa?
Inoltre ho una specie di ossessione che ho paura di provare qualcosa per lui perché quando andavo avevo queste sensazioni anche se penso sia stima per avermi aiutata in un momento di difficoltà.
Tutte queste domande che mi pongo potrebbero essere semplicemente frutto di ossessioni?
Grazie

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
intanto complimenti per la laurea. Questo dovrebbe dimostrarle che le sue paure rimangono confinate entro limiti dominabili dalla sua volontà.
Tornare dal medesimo psicologo che l'ha seguita nell'adolescenza non provocherà necessariamente una regressione; anche l'attaccamento che dice di provare per lui sarà gestito al meglio dal professionista.
Ma ecco qual è il problema vero: lei vuol fare tutto da sola e in anticipo, mentre deve affidarsi ai suoi curanti, altrimenti rischia di buttare tempo e soldi rimanendo al punto di partenza e peggio ancora perdendo fiducia nella psicoterapia, in sé stessa e nella possibilità di guarire. Questo fa parte della sua sindrome, che come le avranno spiegato trova i maggiori benefici con una psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Deve però imparare a chiedere con franchezza al curante come state procedendo, esporgli i suoi dubbi, le sue ricadute e così via.
Il terapeuta lavora sulla sua mente: se lei gliela tiene nascosta, come può procedere?
Farebbe lo stesso con un medico che cura il corpo?
Se un medico le prescrivesse delle pillole e queste le facessero male, lei continuerebbe a prenderle?
C'è scritto perfino sul bugiardino che il medico curante e il farmacista vanno avvisati subito di ogni effetto indesiderabile, anche non elencato tra quelli previsti. Lei cosa farebbe, invece, vorrebbe nasconderglieli?
Sospetto che abbia fatto così con la dottoressa che l'ha seguita negli ultimi due anni: sbaglio?
Ci pensi, e si decida a parlare direttamente al suo curante. Se non ci riesce, gli faccia leggere le lettere che ha scritto a noi. Non costringa un terapeuta a far male il suo lavoro, ingannandolo!
Auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Utente
Gentile dottoressa,
La ringrazio per la risposta.
Volevo precisare che io ne ho parlato con la mia terapeuta dei problemi e dei dubbi legati al percorso che stavo facendo con lei. Tant’è che anche l’anno scorso in estate, avevo pensato di lasciarla ma lei ha fatto di tutto perché non fosse così. Ho avuto come la sensazione che avesse paura di perdere il cliente. Però alla fine mi ha convinta a continuare con lei. Secondo lei l’unico percorso da seguire era quello farmacologico in abbinamento a quello che facevamo però non mi dava alcun beneficio. Per esempio non mi ha mai dato dei consigli su come gestire l’ansia o i pensieri che mi arrivavano si limitava a dirmi di distrarmi e fare una passeggiata, che per carità magari può essere utile ma non credo sia l’unica soluzione

[#3]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
mi dispiace che lei si sia trovata così male con la sua precedente terapeuta.
Forse era troppo giovane, per questo aveva paura di "perdere il cliente", come lei sospetta?
In genere capire che il nostro lavoro non è efficace è un'esperienza spiacevole, ma abbiamo l'obbligo professionale di monitorare i risultati, e la capacità di accettare serenamente l'eventuale inefficacia fa parte della nostra formazione.
Pensi che uno dei primi articoli del nostro Codice Deontologico, che si trova in rete e che consiglio a tutti i pazienti di leggere, dice proprio che dobbiamo indirizzare ad altri colleghi le persone con le quali il nostro intervento non ha dato buoni risultati.
Per questo raccomando sempre ai pazienti di esternare chiaramente tutto quello che non li convince. Lei per esempio ha espresso alla sua psicologa l'impressione che ha riferito qui? O ha creduto che la psicologa volesse trattenerla per ragioni economiche (alquanto inverosimile) o che potesse "offendersi"?
Qui lei non ha specificato quale tipo di terapia stava attuando. Rendere edotto il paziente di quello che si sta facendo è parte del procedimento terapeutico. Lei aggiunge che non ha ricevuto "consigli" su come gestire l'ansia. Ci sono procedure d'emergenza che vengono sempre suggerite al paziente.
Un'altra cosa che raccomando sempre è di guardare sull'Albo degli Psicologi, sempre in rete, prima di tutto se il curante è davvero uno psicologo (per questo dev'essere regolarmente iscritto). Poi l'età, il campo d'intervento, il curriculum, etc.
Si informi sempre su questo, anche con l'aiuto dello psicologo stesso, se le è difficile farlo da sola.
Ci tenga al corrente, e non perda la fiducia.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#4] dopo  
Utente
Gentile dottoressa,
La ringrazio per la risposta.
La psicologa non era giovane, sarà sulla mezza età quindi di esperienza pare ne abbia avuta e anche di pazienti. Non poteva essere un problema di interesse economico perché mi è stata affidata nel pubblico tramite il CPS della mia città e non la pagavo privatamente.
Purtroppo non ho idea di che tipo di terapia si trattava non me l’ha mai specificato.
So che le avevo parlato dei miei dubbi e lei diceva che era mancanza di fiducia nei suoi confronti e che non volevo farmi aiutare con l’uso di farmaci, ma io sinceramente dopo due anni speravo di sentirmi meglio invece i sintomi sono sempre rimasti lì’ stagnanti e il farmaco sarebbe solo una copertura di un percorso che non aveva ormai nessun obbiettivo, perché penso che comunque, poi non so se mi sbaglio, lei avrebbe dovuto darmi delle indicazioni per gestire certi sintomi prima ancora di insistere con il farmaco

[#5]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
dalle cose che lei dice, soprattutto se la curante stessa le prescriveva i farmaci, non poteva essere una psicologa.
Solo i medici possono prescrivere farmaci, ma se non sono anche psicoterapeuti non hanno competenze di psicologia.
A questo punto potrei credere anche che non fosse addestrata ad accettare lo stress di "perdere il cliente".
Ha guardato sull'Albo se c'è il nome della dottoressa?
Le consiglio di consultare sempre l'Albo degli psicologi. Quanto all'orientamento psicoterapeutico, a me sembra strano che il curante non ne parli, ma chieda comunque lei.
Può scriverci quali farmaci assumeva, con quale diagnosi e fatta da chi?
Auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#6] dopo  
Utente
Gentile dottoressa, il farmaco che voleva prendessi era il cipralex
(10 gocce) ma non me lo prescriveva lei ma una sua collega psichiatra. L’anno scorso aveva provato a farmelo assumere ma io non l’ho mai preso perché prima di iniziare un percorso con i farmaci volevo vedere come andava e adesso che non noto nessun aiuto da parte sua e lei vuole farmi tornare dalla collega, ho deciso di provare una strada alternativa, perché ripeto lei non mi da nessun consiglio su come gestire l’ansia ma solo di uscire e distrarmi e insiste con il farmi assumere questo farmaco. Ho controllato ma ci sono due nominativi con stesso nome e cognome quindi non saprei se è una delle due

[#7]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
ha fatto benissimo a non assumere farmaci se non prescritti direttamente da un medico, dopo una visita accurata e una diagnosi.
Per appurare se la dottoressa che è presente sull'albo sia quella che conosce, deve passare dall'albo nazionale a quello regionale: lì troverà molte più indicazioni, tra cui la sede di lavoro e a volte anche la foto.
Mi dispiace che lei abbia dovuto attraversare un percorso terapeutico che l'ha delusa: so bene quante aspettative il paziente ripone nella cura.
Nella sua città non mancano certo i bravi psicologi, nel privato e nei centri pubblici. Anche quello col quale si era trovata bene può essere una soluzione.
Qui su Medicitalia può cercare i miei colleghi che operano nella sua provincia, leggendone il curriculum e anche i consulti erogati.
Sono certa che se parlerà sempre chiaramente al curante le cose andranno molto meglio, da ora in poi.
Ci tenga al corrente. Di nuovo auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#8] dopo  
Utente
Gentile dottoressa,
La ringrazio per l’attenzione. Spero anche io che da ora in poi riesca finalmente a risolvere le mie problematiche trovando qualcuno che mi segua come si deve e che mi dia veramente una mano a sciogliere tutti i miei nodi interiori.
Per ora ho deciso di intraprendere di nuovo un percorso con il primo psicologo dove andavo e vedo un po’ come vanno le cose.
Se ci sono novità vi scriverò