Utente
Ho una relazione con un uomo da quattro anni.
Entrambi siamo divorziati.
Lui con due figli, un maschio di 8 e una femmina di quasi 14.
Io ho una figlia di 10 anni.

Lui è stato il mio grande amore a 20 anni, lui francese io italiana, conosciuti su una spiaggia in Spagna.
m siamo stati insieme circa due anni ma essendo impossibile a quell' età una relazione a distanza...ognuno ha fatto la sua vita poi, ma lui è sempre stato lì, in un angolo del mio cuore.
da 4 anni con non pochi sacrifici mi divido tra la Francia e l Italia.
Lavoro con lui in estate da maggio a ottobre e d'inverno faccio andate e ritorni per stare vicino a mia figlia.

Mia figlia passa tutte le vacanze estive con me in Francia.
So benissimo che è un sacrificio per lei...anche se non l ho mai forzata.

Il mio compagno è affettuoso, non mi fa mancare niente ma quando si tratta di sua figlia, non riesce proprio a prendere atto del problema
Il mio problema è infatti la figlia quattordicenne del mio compagno.
Una ragazzina con la quale non sono mai riuscita ad avere un rapporto, musona con tutti eccetto che con suo padre, con il quale a detta di molti hanno sempre avuto un rapporto così stretto da non fare entrare nessuno.
Sono coalizzati contro la madre che ha gettato la spugna e lascia che la figlia abiti con il padre nonostante nella sentenza di divorzio, gli accordi siano altri.

Ho fatto del mio meglio, capendo la sua situazione, e in quanto madre di una figlia di genitori separati, penso di comprendere abbastanza bene quello che abbia e possa ancora provare.
Ma davanti ho un muro.
Durante la estate abitiamo insieme e io e mia figlia siamo trasparenti.
Ne buongiorno ne buonanotte, un come stai...niente di niente.
Ci rivolge qualche volta la parola solo quando il padre è presente, e ho capito bene che lo fa per risultare accettabile ai suoi occhi.
Interferisce spesso nelle piccole discussioni tra me e lui, prendendo le difese del padre.
Non alza un dito in casa, vestito in terra, piatti sporchi, lattine di coca cola nella vasca da bagno.
Io mi sono rifiutata di raccogliere le sue cose e suo padre accetta tutto, tutto e di più.

Quest'anno la situazione è ancora più difficile, io non so perché, a causa di questo rapporto non rapporto, non riesco più a essere naturale con il mio compagno.
Gli tengo il muso, non riesco nemmeno ad avere rapporti e so benissimo che lui sa quale sia la ragione di tutto ciò, perché abbiamo già avuto importanti discussioni in passato, ma non mi ha mai chiesto cosa avessi e preferisce lasciare spazio al silenzio che all ennesima discussione.
Da notare che non abbiamo mai litigato in questi 4 anni, se non per sua figlia.
Sua figlia non si tocca, non la posso neppure nominare.
Ho paura di esplodere, e da una parte forse lo vorrei perché non sopporto più la situazione, ma dall' altra parte penso...mi sono spinta troppo avanti, ho lasciato il mio lavoro in Italia diventando economicamente dipendente da lui e sono molto innamorata di quest' uomo...

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Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Ma davanti ho un muro.
>>>

E lei questo muro non è tenuta a sfondarlo.

Se la ragazza vuole mantenere questo atteggiamento, se ne faccia una ragione, lo rispetti e retribuisca allo stesso modo. Senza mostrare il muso, ma semplicemente evitando di sforzarsi e voler comunicare a tutti i costi.

Non è una figlia sua, e regola vuole che i figli degli altri, sia pure dei nostri nuovi compagni, siano un problema di esclusiva loro gestione. Non si adoperi pertanto per risolvere un problema che non le compete.

Se lascia che questa questione rovini il rapporto con il suo compagno, tenga presente che lo farà per scelta sua, non perché non è possibile fare altrimenti.

Le suggerisco di riflettere e cercare di capire se per caso la questione non sia un pretesto per evitare di affrontare il (probabilmente) vero problema: quello della distanza che vi separa.
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it