Utente
Buongiorno.

Sono rimasta incinta dopo una fortunatissima icsi, al terzo tentativo, dopo aver avuto un aborto spontaneo due anni fa, dal quale credevo di non essermi ancora del tutto ripresa.

Più di tutto, dentro di me, c'era l'idea che non sarei mai diventata madre.

Non avrei mai insegnato nulla a un altro essere umano, non lo avrei mai portato fuori a prendere un gelato, non mi sarei mai occupata della sua educazione o dei suoi pasti, di infondergli valori, di poter essere una guida ed un modello per lui.

Questo pensiero mi tagliava l'aria e il cuore e mi faceva morire di invidia ogni volta che una donna che conoscevo restava incinta.

Ed ora?

Sto purtroppo ricominciando a confrontarmi con mia madre, morta troppo giovane troppi anni fa, con troppi errori di cui, a causa della sua scomparsa, non abbiamo avuto modo di parlare, con il mio ruolo di figlia e con la sensazione di profondo fastidio di sentire qualcuno dipendere da me.

Poi c'è mio marito, ai settimi cieli, con cui il rapporto a tratti sembra essersi raffreddato; a momenti sento di non poter vivere senza di lui, in altri ho profondo fastidio.
Dopo due anni di rapporti mirati solo alla procreazione avevo (ed ho) perso ogni interesse nel sesso e ora mi sento come se mi fossi incastrata da sola.

Vivo in costante agitazione per quell'esserino che ho voluto con tutta me stessa e per il quale ho lottato con tutte le energie che avevo, ma ho un senso di colpa infinito per non sentirmi completa ed euforica, quanto spaventata e piena di dubbi.

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

ci dice che
"..ho un senso di colpa infinito per non sentirmi completa ed euforica, quanto spaventata e piena di dubbi."
e sembra sentirsi *sbagliata* per questo.

L'ambivalenza,
la presenta cioè di sentimenti opposti allo stesso momento nei confronti della stessa cosa,
è molto frequente nei confronti della gravidanza,
anche se quasi nessuna donna ne parla per timore di essere giudicata una madre snaturata, non normale.
E del resto già si giudica da sè...

Lo stesso percorso di PMA,
che assorbe gran parte delle energie per realizzare l'obiettivo,
non ha dato tempo di portare alla luce le incertezze, il timore.
Ma quando la gravidanza finalmente c'è
si presenta il conto psicologico.

Sarebbe indispensabile che lungo tutto il percorso PMA la persona e la coppia fossero seguite e sostenute psicologicamente, proprio per rendere minime e gestibili le conseguenze di cui ci parla.
Ma se tale accompagnamento psicologico non è avvenuto prima è fondamentale che inizi ora;
- l'accettazione del figlio,
- il ripristino di una sessualità ludica e non unicamente messa in essere per la procreazione,
- la riduzione dell'ansia che La fa vivere in "..costante agitazione per quell'esserino che ho voluto..,
- il riemergere della propria parte di figlia...
sono tutti elementi che abbisognano di una presa in carico e del prendersene cura da parte di una Psicologa Psicoterapeuta esperta in tale problematica.

Questo nostro orientamento non ha a che fare con una patologia,
bensì con la presa d'atto di un passaggio esistenziale profondo e irreversibile
in grado di suscitare uno sconquasso psicologico nella donna e nella coppia.
Al riguardo forse La aiuterà leggere questo articolo:
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/3332-mamma-e-amante.html .

Saluti carissimi.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

[#2] dopo  
Utente
Grazie infinite dottoressa.
Mi rivolgerò sicuramente ad un terapeuta perché desidero con tutta me stessa vivere l'esperienza sorridendo, "come tutte le altre", nella maniera migliore possibile.
Forse stare a casa tutto il giorno, passando dal divano al letto, non aiuta, ma sono in malattia fino alla prossima settimana e non ho molto da fare dentro casa.
Non sbaglia assolutamente quando dice che mi sento in colpa per i sentimenti che provo.
Grazie davvero, già sentirmi meno un mostro di ingratitudine o sbagliata è tantissimo.

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Sì, passare "..dal divano al letto.." porta ad ascoltare ogni più piccolo sussulto,
del corpo e del cuore.

Sono certa che una Psicoterapeuta esperta in questo genere di problematiche Le sarà di aiuto.

Le auguro di cuore "buoni giorni!"

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
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