Utente
Buongiorno,
ho 33 anni, il mio compagno 34.
Ci siamo conosciuti nella mia città in quanto lavorava temporaneamente qui.
Aveva fatto però domanda di trasferimento verso la sua città d'origine prima di conoscermi.
Abbiamo convissuto per un breve periodo e poi lui è stato spostato (7 mesi dopo).

E' passato un anno e mezzo dal nostro primo incontro, ci amiamo molto.
Vorremo ora un evoluzione del rapporto perchè non siamo disposti ad andare avanti con un rapporto a distanza e viaggiare su e giù.
I viaggi li fa specialmente lui, sono 6 ore in auto, in quanto il suo lavoro gli permette 6 giorni liberi consecutivi mensili.
E io volendo una famiglia vorrei qualcosa di più concreto.

Qui iniziano i guai.
Lui non vuole spostarsi perchè è radicato alla sua terra, inoltre vive in un appartamento che hanno costruito i suoi genitori (papà deceduto che lui aveva 9 anni e mamma deceduta che lui ne aveva meno di 30), e hanno lasciato anche un terreno.
Dice che sono le ultime cose che gli restano di loro e non vuole lascarli, anche perchè ha investito molto in termini di tempo e denaro per sistemare l'appartamento a suo piacimento.
Inoltre ha una rete di conoscenze che gli permette di risolvere in fretta e bene ogni problematica.

Io non voglio spostarmi perchè mia madre non gode di buona salute e vorrei starle accanto nonostante io abbia anche una sorella e un fratello, non sopporto l'idea di non vedere mio nipote, dovrei licenziarmi da un posto pubblico indeterminato e la cittadina in mezzo al nulla (quartiere di Perugia) dove vive mi farebbe morire dentro.
Non ci sono svaghi, è lontana da mare e montagna e da città più grandi.
Inoltre amo girare in bici, cosa che da me faccio per andare a lavoro o in centro.
Amo la cittadina dove vivo (Treviso).

Lui non ha mutui, potrebbe con un trasferimento venire su e tentare senza perdere nulla, e avendo 6 giorni al mese, tornare giù a piacimento ma è super razionale e non se la sente di fare questo passo pur amandomi perchè ha paura di fallire oltre che avere radici li.
Ci ha pensato e ripensato ma non riesce.
Io sto pensando se andare avanti a distanza e vedere cosa succede, tentare un aspettativa improbabile e provare a scendere nonostante non mi veda in quel posto, soffrendo per la mia famiglia a cui volterei le spalle, o lasciar perdere tutto... ma non ci riesco, perchè entrambi sentiamo di essere la persona giusta per l'altro.

Non riesco a capirmi, è una decisione più grande di me e soffro a pensare di dover scegliere o di rimanere senza di lui.
Non perchè ho bisogno di lui, ma perchè con lui vedo il mio futuro.

La cosa più logica sarebbe che lui venisse su, senza perdite per nessuno.
Ma non ci riesce, quindi la decisione spetta per forza a me.

Aiutatemi vi prego... nessun psicologo di quelli da me contattati riesce a ricevermi in tempi brevi e io mi sto realmente logorando dentro.

[#1]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
senza dubbio lei ha molto da perdere lasciando la sua città, il suo lavoro, la sua famiglia, ma il suo compagno altrettanto: la sua città, i suoi amici, forse fratelli o altri parenti, la casa piena di ricordi, e a quel che pare un lavoro sicuro per uno incerto.
Quest'ultimo punto a dir la verità non si capisce. Lei scrive:
"Lui non ha mutui, potrebbe con un trasferimento venire su e tentare senza perdere nulla, e avendo 6 giorni al mese, tornare giù a piacimento ma è super razionale e non se la sente di fare questo passo pur amandomi perchè ha paura di fallire oltre che avere radici li".
Mi scusi, ma in cosa potrebbe fallire, se si tratta di un trasferimento di lavoro?
Inoltre, quale lavoro lascia liberi per un'intera settimana su quattro? E lei suggerirebbe ad un partner di trascorrere i suoi giorni di vacanza altrove, da solo?
E per concludere le mie domande, se lei ha un impiego pubblico, come mai non può chiedere il trasferimento?
Queste e altre considerazioni vanno sviscerate, secondo me, nel colloquio con uno psicologo. Tenga conto che il Covid 19 ha incoraggiato in tutti i modi gli incontri a distanza, online.
Ci sono cose apparentemente di ordine pratico da valutare, che in realtà coprono forse scelte -o timori- che hanno profonde radici.
Lei si lega -non a caso- ad un uomo che viene da lontano e che sapeva destinato ad andarsene, e questo non a vent'anni, ma oltre i trenta. Non sa lasciare sua madre, il nipotino, la famiglia, la città, le strade... E gli altri, quelli che lasciano tutto e partono per la Cina o per il Canada, per fondare una famiglia con l'amore della loro vita?
Lei scrive: "entrambi sentiamo di essere la persona giusta per l'altro".
Discorso molto assennato. Troppo. Diciamo che non è l'appassionato discorso di Giulietta, emblema dell'amore che rivoluziona la vita. Qui si fanno un po' troppi conti a tavolino, da tutte e due le parti.
Questa è l'unica cosa che posso vedere con chiarezza da un discorso per email.
Auguri, e ci tenga al corrente.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Utente
Buongiorno gentile Dott.ssa Potenza.
Purtroppo è assai difficile poter spiegare nei dettagli quando si tratta di monologo scritto e non c'è la possibilità di un confronto.
Lui arriva da 12 anni da solo, io 8. Se entrambi nonostante questo ostacolo della distanza, abbiamo continuato ad amarci, mi permetta di dire che sono certa che pensiamo entrambi di essere la persona giusta per l'altra altrimenti avremmo evitato sofferenze e problematiche derivanti da questa cosa.
Lui è vigile del fuoco, quindi facendo turistiche da 12 ore, hanno 6 giorni a settimana consecutivi liberi. Io sono infermiera, quindi come giornate libere ho solo lo smonto notte e il riposo, assai poche per intraprendere un viaggio di 6 ore.
Siamo entrambi dipendenti pubblici a tempo indeterminato. Con la differenza che la loro mobilità è molto più semplice, mentre la nostra è bloccata (di fatto una collega per poter seguire il compagno ha appunto dovuto licenziarsi).
Lui ha sicuramente motivazioni per lui importanti quanto per me le mie, ma a differenza mia non perderebbe nulla in quanto avendo più tempo a disposizione potrebbe scendere a piacimento. Inoltre non dovrebbe vendere casa e terreno, cose che potrebbe tenere anche come seconda casa. Ha una sorella che la pensa come me e più volte ha provato a farlo ragionare, tant'è che anche lei ora, pur essendo molto radicata a casa e paese, si sta trasferendo.
La sua paura di fallire è generica. Lui dice che tutto ciò che ha fatto nella vita è stato vincente perché ben ponderato, come immagino comprenda un amore invece non può avere scelte senza rischi ma a mio parere la vita non ne è mai priva. Teme venendo su, di dover in futuro ammettere di aver sbagliato a farlo.
Io non mi sono legata ad un uomo che doveva andare via l'amore è nato spontaneamente da entrambi, come la storia in sé nessuno aveva parlato inizialmente di un futuro assieme come è logico che sia agli inizi di una relazione. Quando in un secondo momento se ne è parlato, è uscita questa sua ritorsione al trasferimento. Pur dicendomi che se io fossi stata del suo paese, non avrebbe avuto alcun dubbio sullo sposarmi.
Non riusiamo a trovare una soluzione, pur amandoci molto, abbiamo motivazioni profonde che ci legano ai nostri posti. Le dirò che se non avessi una mamma molto malata, che io mi sento in colpa alla sola idea di allontanarmene in un momento di bisogno dopo tutti i sacrifici fatti da lei per noi crescendoci sola, probabilmente tenterei il trasferimento. Ma non comprendo perché io dovrei soffrire in questo modo quando a logica sarebbe più semplice facesse un passo lui.