Utente
Buongiorno,
richiedo un consulto per una situazione che ultimamente ha iniziato a crearmi disagio.
Ho 27 anni e da poco più di un mese frequento un ragazzo di 32.
Mi piace molto, tra noi c'è un bel feeling sia caratteriale che fisico, e lui è sempre molto presente con messaggi e chiamate.
Ci sentiamo tutti i giorni, ma nelle ultime due settimane ci siamo visti pochissimo per impegni suoi, dato che ha acquistato casa e sta ultimando ristrutturazione e trasloco.
Per lui al momento è una priorità, dopo il lavoro la sera è sempre lì e anche nei weekend.


Ho provato a parlargliene e mi ha detto che anche lui vorrebbe vedermi di più, ma che questi giorni sono impegnativi e che bisogna avere un po' di pazienza.
Mi ha assicurato che non vuole assolutamente chiudere questa frequentazione, scherzando sul fatto che sono troppo ansiosa e paranoica, mentre lui tende a gestire queste situazioni con calma e senza fretta.


Io tendo sempre a vivere le frequentazioni con ansia e impazienza, voglio sempre rassicurazioni e conferme e ho paura che l'altra persona mi lasci all'improvviso, oppure perda interesse, quindi inizio a fissarmi anche sui minimi dettagli e fare domande su domande.
Con questo ragazzo ci sto bene, quando siamo insieme è tutto molto bello e sereno, mi sento felice, ma vorrei essere la sua priorità, vederlo sempre o comunque molto di più, almeno con la frequenza delle prime settimane.
Fra qualche giorno poi andremo entrambi in ferie (separatamente), e quindi passerà altro tempo prima di rivederci.


Sono io che dovrei prendere le cose con più calma, o e lui ad essere poco coinvolto?
Io lo vorrei già super-innamorato, avere la certezza che la storia continui e diventi stabile, ma al momento sembra che per lui ci siano cose più importanti da gestire o che comunque stia prendendo questa nuova frequentazione con calma.
Gli ho anche chiesto se è un suo modo di gestire le relazioni (ne ha avute anche di lunghe in passato), e mi ha risposto che paragonare la nostra frequentazione a quelle passate è inutile, soprattutto perchè appunto all'epoca non c'era la situazione della nuova casa che invece si è creata adesso.


Lui quindi continua a insistere sul fatto che le cause di questa situazione sono appunto la ristrutturazione e il trasloco, ma non so se crederci per quanto mi sembri sincero.


Come mi consigliate di gestire la cosa?
Dovrei mollare tutto o avere un po' di pazienza?

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
lei dice di temere che l'uomo che le interessa non sia abbastanza coinvolto, ma poi ci chiede: "Dovrei mollare tutto o avere un po' di pazienza?".
Una frase di questo genere indica l'una o l'altra di queste situazioni: o lei a quest'uomo non ci tiene affatto, e cerca una scusa per interrompere quella che dopotutto è una frequentazione agli inizi, o è malata d'ansia, come si evince dalle altre sue email e dalla sua esplicita confessione: "Io tendo sempre a vivere le frequentazioni con ansia e impazienza, voglio sempre rassicurazioni e conferme e ho paura che l'altra persona mi lasci all'improvviso, oppure perda interesse, quindi inizio a fissarmi anche sui minimi dettagli e fare domande su domande".
Dunque lei sa che questa è la sua modalità di comportamento. Il suo partner, sia pure in tono scherzoso, le ha confermato che la giudica "troppo ansiosa e paranoica".
Ora io le chiedo: se qualcuno avesse con lei, agli inizi di una relazione, atteggiamenti di questo tipo, che comunicano ansia all'altro, lo fanno sentire sempre in torto quanto alla presenza e all'affetto, e pretendesse un legame soffocante, lei ne sarebbe contenta, o farebbe di tutto per allentare la stretta fino a liberarsene?
Un antico proverbio dice: "Nelle guerre d'amore, vince chi fugge". L'arte della seduzione consiste nel farsi desiderare perché irraggiungibili. Lei invece che fa? Si impone al partner come una sorta di dovere, e crede di potergli manifestare quell'ansia che è il sintomo di un disturbo, non un elemento di fascino.
Le suggerirei dei colloqui terapeutici che la liberino sia dall'ansia, sia dalla pretesa che delle caratteristiche scomode possano essere imposte, al partner specialmente.
La consulenza recentemente fornita ad un'altra utente può esserle utile:
"La psicologia chiama <<profezia auto-avverantesi>> quella che si verifica, per alcuni individui, soprattutto nelle relazioni. Esempio: se comincio a temere in maniera ossessiva che il mio partner non mi ami e mi lasci, osservo e gli comunico i minimi indizi di questo suo presunto disamore. In questo modo focalizzo la sua attenzione su questi indizi, inducendolo a mettere in dubbio i suoi sentimenti; d'altro canto lo forzo a lasciarmi per stanchezza, per l'impossibilità di convincermi che sbaglio, insomma per sfinimento. A questo punto, si è davvero realizzata una previsione o piuttosto un certo evento è stato forzato a realizzarsi?"
Se non vuole veder accadere proprio quello che teme, è opportuno che si curi e agisca in modo da far desiderare, e non sfuggire, la sua presenza.
Le faccio molti auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it