Attivo dal 2020 al 2020
Buongiorno, vivo in una sorta di strano rapporto con la ex del mio compagno.
Da quando siamo insieme, da oltre 7 anni e mezzo, lei non vuole avere nulla a che fare con me (pur sapendo benissimo vicendevolmente chi siamo).
Pur non essendo causa della loro rottura, essendo lui divorziato da lei da diversi anni quando lo ho conosciuto, non riesco a farmene una ragione ma perché francamente non ne comprendo i motivi.
Non convivendo perché lavoriamo in città diverse, questo influisce sulla nostra vita di coppia in quanto per feste e ricorrenze varie, spesso le passiamo separati perché lui le passa con la famiglia di origine che comprende ovviamente lei, asserendo che lo fa per far felici le figlie che ci tengono molto.
Faccio anche presente che quando non c’è lei io posso frequentare tranquillamente gli altri parenti della sua famiglia con cui ho un buon rapporto.
Soprattutto con la sorella di lui, quindi ho provato anche a parlarne con lei: mi ha detto di non capire tanto le scelte della ex cognata ma che non vuole mettere becco negli affari del fratello.
Quindi anche da lei muro.
Quando ne discuto con lui, mi dice che non può fare nulla perché è una sua (di lei) scelta personale e va rispettata e accettata.
Non prova però ad andare a fondo della questione per capire.
Sinceramente non so come trovare una soluzione.
E’ strano ma questo suo incaponirsi a non avere con me nemmeno un rapporto di semplice cortesia mi fa quasi sentire colpevole di un qualcosa che non riesco nemmeno a definire.

Ringrazio anticipatamente per la risposta.

[#1]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
la situazione che prospetta è molto frequente e in generale in questi casi, se si chiede al "vecchio" perché non voglia avere il minimo rapporto col "nuovo", si ottiene una reazione rabbiosa, una chiusura offesa, motivazioni confuse o nessuna spiegazione.
Parliamo di casi come il suo, in cui non è stato il "nuovo" a determinare la rottura... o meglio non crede, essendo arrivato anni dopo una separazione o un divorzio, di averla determinata.
In certi casi, in realtà, il "vecchio" nutre sempre il sotterraneo desiderio che il partner ci ripensi, cambi, senta la sua mancanza, torni piangendo e chiedendo perdono, oppure -crudeltà inconfessabile- che paghi con un'eterna solitudine il fatto di non essere rimasto nel vecchio legame.
Quest'ultimo caso si associa a persone che non hanno ricostruito alcun rapporto stabile: è questa la situazione dell'ex moglie del suo partner?
Altre motivazioni che ho ricavato - sempre a fatica - nel corso del mio lavoro clinico, sono queste:
1) Il nuovo partner è comunque un rivale, perché ha ottenuto l'amore che io non ho saputo suscitare, dunque il loro legame dimostra che io ero sbagliato/a, indegno/a etc., e non voglio che questa verità mi venga sbattuta in faccia davanti ai figli e ai parenti dell'ex.
2) È doloroso vedere che con lui/lei si tiene per mano, si sorridono, si parlano sottovoce, mentre con me era sempre freddo/a e scostante.
3) In occasione delle feste recitiamo la scenetta della coppia, mimando i tempi felici, ma se c'è l'altro questo ruolo non è disponibile, spiazzandomi, per cui non so più quale parte deve interpretare: quella dell'escluso/a non è simpatica.
4) Il "nuovo" ha determinato una perdita di presenza, attenzioni e soldi verso me e i miei figli, che c'erano anche dopo il divorzio. Il rancore, sia pure inconscio, corre sotterraneo.
Queste sono alcune delle motivazioni, ma di sicuro ce ne sono anche altre.
A me sembra che bastino a farle capire perché una donna che ha subito una perdita, anche se voluta, non ama vedere che lo stesso uomo che per lei è stato fonte di sofferenza, per un'altra è invece sorgente d'amore e di benessere.
Fossi in lei, indagherei piuttosto sulle ragioni che la spingono a voler forzare questa situazione, fino al punto di parlarne alla sorella del suo partner e ad insistere anche con lui.
Buone cose.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Attivo dal 2020 al 2020
Gentile Dottoressa, la ringrazio molto per la sua cortese risposta. Il motivo per cui vorrei risolvere questa situazione è perché più vado avanti e più mi sembra di essere tagliata fuori da un pezzo di vita. Mi spiego: mentre all’inizio davo poca importanza alla cosa pur dispiacendomi, ora faccio molta fatica a sopportarla perché molto spesso mi toglie la possibilità di condividere con il mio compagno situazioni che so per lui essere importanti legate al suo ambito familiare e di condividerle anche con il resto della sua famiglia a cui comunque sono legata. Con loro mi trovo bene e in loro ho ritrovato quella famiglia che non sono mai riuscita a costruire, uscendo anche io da un’altra relazione disastrosa durata 8 anni in cui non ho potuto avere figli. Io sono ben consapevole che sarò sempre la seconda, e non mi permetterei mai di giudicarla o di sostituirmi a lei anche con le sue figlie anche perché che con loro ha fatto un ottimo lavoro e sono ben consapevole del ruolo che ha ricoperto prima di me. Non vorrei rapire la sua famiglia o fare la prima donna, vorrei solo aver la possibilità di convivere civilmente con lei nel rispetto di tutti e tutto. Grazie per l’attenzione

[#3]  
Dr. Gabriele Vittorio Di Maio Cucitro

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Gentile utente,
Anche se lei non ha avuto alcun ruolo nella rottura del rapporto del suo compagno con la ex, i motivi per cui lei non vuole avere alcun tipo di rapporto possono essere differenti.
Non conoscendola, non si possono dare delle interpretazioni oggettive, ma solo supporre. Magari dentro di sé soffre ancora per la perdita, e quando si ha una ferita del genere, è probabile che si attribuiscano responsabilità all’esterno, anche a persone che non c’entrano nulla.

Ad ogni modo, io mi concentrerei sul Suo bisogno di avere dei contatti con questa persona.
Dice di uscire a sua volta da una relazione disastrosa e di sentirsi finalmente in un ambiente che le piace e che la fa stare bene, in una famiglia che in passato non aveva mai avuto.
Sembra quindi che entrambe, lei e la ex del suo compagno, viviate con molto ardore il sentimento della perdita, anche se con modalità diverse. Ma se per lei (la ex) non può fare granché, può invece riflettere su se stessa: perché il rapporto con la ex del suo compagno può influire così tanto sul Suo benessere?
Dice che questo le toglie la possibilità di condividere situazioni importanti anche per il suo compagno legate all’ambito familiare. Allora, in questo caso, se il suo compagno lo ritenesse opportuno potrebbe provare a collaborare ed intervenire in qualche modo, no? Se non lo fa, probabilmente non lo ritiene necessario ed è felice con Lei indipendentemente da tali situazioni familiari. Questo potrebbe essere per Lei un incoraggiamento a sentirsi appagata. Ma se non si sente tale, bisogna domandarsi il perché.
Il suo compagno, inoltre, dice una cosa sensata: il fatto di non voler avere rapporti è una sua decisione (di lei) e va rispettata. Qualunque sia il motivo. Ciò che Lei può fare è semplicemente mostrarsi per quella che è, cioè aperta e disposta ad eventuali rapporti. E riflettere sul sentimento del sentirsi tagliata fuori.
Gli altri ci suscitano delle emozioni, fungono da stimolo per tirare fuori ciò che proviamo, quindi anche le situazioni di disagio. La ex del suo compagno, pur senza saperlo, sta facendo proprio questo: le stimola un sentimento di inadeguatezza, di perdita, che andrebbe visto, indipendentemente da lei.

Cordialmente,
Dr. Gabriele Vittorio Di Maio Cucitro - Psicologo Psicoterapeuta
www.gabrieledimaio.com

[#4]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente
la sua seconda email e anche le giuste osservazioni del mio collega mi aiutano a comprendere meglio la situazione.
Se ho capito bene, lei nella famiglia del suo compagno viene sistematicamente esclusa da eventi come compleanni, festività, matrimoni, funerali, per esplicita richiesta della ex moglie, che invece viene invitata e forse minaccia di non partecipare più se dovesse incontrarci lei. Oppure semplicemente ha espresso in passato il desiderio di non incontrarla, e gli altri esagerano nell'adeguarsi?
Fatto sta, il suo partner si adegua "per far felici le figlie che ci tengono molto".
Ma le figlie suppongo non siano più bambine, avranno capito che i genitori non stanno più insieme e che lei è la nuova compagna del padre. O i due si sono lasciati quando erano piccolissime? Inoltre, forse a farle contente dovrebbe pensarci più la loro mamma che lei: potrebbe quindi partecipare alle cerimonie di famiglia anche se lei c'è.
Mi sembra che ci si trovi dentro una di quelle situazioni che nascono con certi caratteri, subiscono una naturale evoluzione, e intanto mantengono certe forme marginali non più adeguate.
Agli inizi di una relazione nemmeno conosciamo la famiglia del partner. Solo se la relazione cresce, si mantiene e si approfondisce prendiamo sempre più parte alle sue relazioni, alla sua vita. A questo punto cambiano anche il nostro ruolo e le nostre aspettative.
La sua frase "Io sono ben consapevole che sarò sempre la seconda" prende un altro valore. Seconda in ordine di tempo, per forza; seconda nel diritto all'affetto del partner, nel ruolo pubblico e familiare di compagna, certamente no.
La ex moglie, che ovviamente non ha partecipato all'evoluzione del vostro rapporto, si trova ancorata a scelte del passato; ma adesso lei non è più una delle tante donne con cui l'ex marito si accompagna: è la sua compagna a pieno titolo.
Questo apre uno scenario differente. Il mio collega fa notare che al suo partner evidentemente sta bene così. Già, ma forse a questo punto lei pensa che non c'è solo lui, siete in due. Occorre mediare tra le esigenze di entrambi. E dico questo ben sapendo quali equilibrismi debbano tentare gli uomini separati o divorziati per non vedersi precludere la vicinanza e l'affetto dei figli, per cui una seconda partner affettuosa spesso li asseconda: ma fino a che punto può e deve farlo?
Qui entriamo in una sfera delicata, in cui ogni caso è differente e prevede una propria soluzione da concordare tra gli interessati.
Un terapeuta di coppia la saprà consigliare opportunamente, anche acquisendo più dati.
Auguri, e ci tenga al corrente.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it