Utente
Buonasera, sto purtroppo vivendo una situazione particolare di cui avrei volentieri fatto a meno e vorrei chiedere un consiglio ad una persona esperta nel settore.
Recentemente mia sorella ha scoperto di essere sieropositiva, purtroppo ad uno stadio avanzato con qualche complicanza (tipo il sarcoma di Kaposi, mi sembra si chiami così), l'ha scoperto tardi, non avendo avuto mai il sospetto di una cosa del genere.
Dopo un periodo di ricovero, ora è tornata a casa ed è comunque in fase di cura, i medici dicono che l'organismo sta rispondendo bene, comunque la fase delicata è ancora in corso e anche i vari esami strumentali sono in corso d'opera.
Il motivo per cui scrivo è però il seguente: lei non me l'ha confidato subito, tergiversava con varie scuse, io però avevo intuito che qualcosa non andava e alla fine, dopo varie pressioni, ha ceduto (anche perché purtroppo non abbiamo più entrambi i genitori).
Al momento lei vuole che assolutamente la cosa resti tra noi 2, il che prevede che io ne taccia anche con mia moglie.
FInora ho rispettato questa volontà, però la cosa confesso che mi pesa molto, perché da un lato ho paura di come possa reagire alla notizia, dall'altro mi sentirei di stare tradendo la fiducia di mia sorella.
Sento in definitiva di sbagliare in entrambi i casi.
Quello che mi spaventa circa la reazione di mia moglie è legato al fatto che abbiamo una bambina di 2 anni, e, seppure io sappia che non correrebbe alcun rischio a frequentare comunque la zia, così come non lo correrebbe nessuno di noi, temo che possa instillarsi nel suo inconscio il germe del pregiudizio e della paura ingiustificata, e che questo potrebbe andare ad alterare i rapporti.
Mi sento in un vicolo cieco... cosa mi consigliate di fare?

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
le faccio prima di tutto molti auguri per sua sorella.
Capisco che lei sia preoccupato e che abbia anche il timore di sbagliare, sia parlando che tacendo.
Tutto quello che posso fare è aiutarla a riflettere ancora più a fondo sui vari aspetti della questione, e prima di prendere una decisione suggerirle di non far trapelare nulla del dramma che state vivendo, nemmeno con la persona più vicina, ossia sua moglie.
Lei scrive che sua sorella non voleva dir nulla della propria sofferenza, ma "alla fine, dopo varie pressioni, ha ceduto (anche perché purtroppo non abbiamo più entrambi i genitori)".
Una confessione che lei ha forzato, dunque, ma per sua sorella forse uno sfogo necessario, perché a quanto ho capito lei è l'unico parente.
Ora lei sa che la sfera della salute è considerata rigorosamente privata. Il nuovo codice sulla privacy l'ha ribadito: rivelare le condizioni di salute di qualcuno è reato penale.
Sua moglie, tra l'altro, non è consanguinea di sua sorella, che ha esplicitamente negato di volerle confidare la propria malattia. Questa scelta è tanto più giustificata, perché si tratta di una malattia che alimenta non solo timori di contagio, ma dicerie sulle sue cause, colpendo il malato con sospetti offensivi e mortificanti.
A me sembra che sia un dovere morale tutelare sua sorella da tutto questo, oltre che un obbligo di legge.
Sappiamo tutti benissimo che qualunque segreto perde riservatezza via via che ci si allontana dal diretto interessato. Sua sorella non voleva parlarne nemmeno a lei; lei, dopo che ha saputo, già medita di dirlo a sua moglie; e crede che sua moglie, meno intima di sua sorella, non lo direbbe ad un'amica o alla propria madre? Da qui, quale altro cammino prenderebbe, il segreto? Si può giurare il contrario, ma in realtà i segreti corrono, via via che si allontanano dal diretto interessato, e si espandono sempre più veloci.
Capisco che se lei deciderà eventualmente di non dire nulla, si paleseranno altri due problemi.
Il primo è: "E se poi si scopre, non verrà compromesso il mio rapporto con mia moglie, la sua fiducia in me?".
Il secondo è: "E se ci sono rischi di contagio?".
Quanto al primo punto, anche la più unita delle coppie deve rispettare i diritti di terzi. Può darsi che si renda necessario che lei accompagni sua sorella dal medico: sarà lo stesso professionista a dirle di serbare il segreto. Lei può dire a sua moglie di non aver saputo l'esatta diagnosi, proprio per ragioni di privacy.
Inoltre sua moglie dovrebbe rispettare e stimare la sua lealtà verso una sorella.
Il secondo punto, la contagiosità, specie del sarcoma di Kaposi, dovrebbe imporvi un periodo di cautela nella frequentazione di casa vostra da parte di sua sorella. Non vive con voi, spero.
Parlatene col medico, ma soprattutto sfruttate la distanza per creare meno occasioni possibili di dialogo su questo argomento.
Sua sorella in questo periodo frequenta ospedali e centri medici: basta questo, in periodo di covid, a sconsigliare incontri frequenti, abbracci e intimità con chiunque, specie con una bambina.
Lei potrà dire a sua moglie, se venisse a conoscenza della malattia di sua sorella, che si è sempre premurato di tutelare lei e la bambina da ogni contagio.
Capisco che è difficile gestire tutto questo, ma l'importante è far sentire il suo affetto e la sua protezione alle persone che le sono care.
Infiniti auguri. Ci scriva ancora, se sente che le è utile.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Utente
Grazie per la risposta, le rivolgo un'ulteriore domanda dato che l'ultima parte del suo scritto mi ha lasciato interdetto... ha parlato di contagiosità del sarcoma di Kaposi... in che senso? Io avevo capito che si trattava di una sorta di tumore della pelle, dunque non mi ero posto un problema di contagiosità... è quindi qualcosa di contagioso? Ed eventualmente con che modalità?
Mentre per quanto riguarda l'hiv mi conferma che invece non c'è nessun rischio, vero?

[#3] dopo  
Utente
No, non vive con noi, vive sola da quando l'anno scorso abbiamo perso anche il papà (dopo che la mamma era morta 11 anni fa), e proprio per questo motivo quelle 2-3 volte a settimana pranza con noi, così come succedeva prima che scoprisse tutto questo... ora, se uno volesse limitare gli incontri, come dice lei, in particolare in questo primo periodo, sarebbe comunque problematico senza addurre motivazioni chiare, e magari potrebbe anche passare come scortesia da parte sua rifiutare categoricamente gli inviti... è una situazione difficile...

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
tanto il sarcoma di Kaposi che l'HIV non sono a rischio zero. Può guardare online o meglio accompagnare sua sorella a visita specialistica e farvi spiegare tutto dal medico.
Non venire a pranzo da voi e soprattutto non scambiarsi effusioni può essere spiegato come cautela anti-covid, nel momento che sua sorella comunque deve frequentare ambulatori medici per le sue cure.
Potete dire che al momento è immuno-depressa (molte malattie e molte terapie provocano questo effetto), quindi a rischio di contrarre e di trasportare infezioni.
Tenga conto che in futuro, se sua moglie saprà da cosa è affetta sua sorella, non potrà rimproverare a lei di non aver tradito il segreto, ma di non aver tutelato lei e la bimba dal contagio sì.
Lei dice, e sono d'accordo, che è una situazione difficile.
Una malattia grave, improvvisa, che arriva dopo un lutto e in una situazione familiare non del tutto favorevole (ho letto anche la sua email precedente) provoca un sovraccarico emotivo. Tuttavia è in queste circostanze avverse che gli esseri umani, se vogliono, tirano fuori il meglio di sé, la loro forza e il loro valore.
Ci tengo a dirle che sua sorella è la più colpita, sul piano del rischio infezioni e soprattutto sul piano emotivo: per questo nell'immediato lei non può fare altro che assecondare il suo desiderio di essere protetta, anche mantenendo il suo segreto.
Le dia il tempo di adattarsi e troverete la soluzione migliore.
Ce la può fare. Coraggio!
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#5] dopo  
Utente
Scusi se mi permetto, ma è la prima volta che sento che non c'è rischio zero (dico per quanto riguarda hiv), se si escludono le modalità di contagio, che naturalmente non rientrano nei nostri contatti di vita quotidiana... perfino sul sito del ministero della salute è indicato che non c'è alcun pericolo al riguardo, e lo stesso primario di infettivologia che sta seguendo mia sorella ci ha detto che nessuno di noi corre alcun pericolo (anche riguardo al Kaposi), ma che anzi l'unica che deve stare attenta è proprio mia sorella, perché deve cercare di evitare qualsiasi tipo di ulteriore infezione...

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
infatti ho proprio scritto: "Ci tengo a dirle che sua sorella è la più colpita, sul piano del rischio infezioni e soprattutto sul piano emotivo".
Per il resto, HIV e sarcoma di Kaposi sono differenti da altre malattie e tumori, ma l'unico che può suggerirvi il comportamento idoneo è l'infettivologo... guarda caso, uno specialista di malattie infettive, non un oncologo, un ortopedico, etc.
Per cercare di spiegarmi, il melanoma non è contagioso, l'epatite C lo è. Questo non vuol dire che ogni malato di epatite C va messo al bando, tuttavia è sconsigliabile usare le sue forbicine per le unghie e la sua spazzola per capelli.
In ogni caso, come psicologa io non puntavo sull'aspetto del contagio se non per la reazione che potrebbe avere sua moglie: se in seguito dovesse venire a conoscenza della malattia di sua sorella, potrebbe rimproverarla di aver taciuto un fattore di rischio per lei e per la bambina.
Meglio prevenire che curare, penso, anche nei rapporti familiari. Poi ognuno si regola come preferisce.
Auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it