Utente
Buongiorno, attualmente sono in malattia per stress causato dal lavoro, il medico mi ha dato 2 settimane con possibilità di prorogare ma io ho deciso di provare a rientrare.
Inizio ad avere ansia per quelle che saranno le domande dei colleghi, io non voglio dire il reale motivo della mia assenza perché non è un ambiente di lavoro sano e corretto.
Il mio medico quando mi ha dato i giorni mi ha detto di non dire nulla, ma è impossibile perché già mi hanno scritto e hanno chiesto esplicitamente cosa ho... dato il periodo particolare non posso dire "ho la febbre, mal di gola ecc ecc".
Come posso affrontare questo?
come è meglio rivolgermi e come è meglio rispondere per evitare l'ansia e la rabbia che mi provoca questa impertinenza.
Scusate il post un po' lungo, è sempre complicato scrivere e riassumere su questi argomenti...

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
la legge, da molti anni, prevede di consegnare al datore di lavoro un certificato del medico su cui sia riportata la prognosi (gg. 5, per esempio) ma non la diagnosi, proprio per tutelare la privacy del lavoratore. Immagino che in questo periodo su un certificato che autorizza al rientro debba essere anche indicato che il paziente non è contagioso.
Altro lei non deve dire a nessuno. Tutti sappiamo che esistono malattie localizzate in sedi che sarebbe imbarazzante esternare, così come non vorremmo parlare di un aborto, un disturbo psichiatrico, infine di qualunque alterazione della salute.
La privacy, propria e altrui, va tutelata sempre e comunque, al di là del fatto che l'ambiente di lavoro sia accogliente e simpatico oppure non lo sia.
Ad eventuale domanda diretta lei può rispondere con un sorriso: "Sono stata poco bene, grazie per l'interessamento, ma non era nulla di contagioso".
Se ci fosse un'ulteriore domanda chiarisca: "Per rispettare la privacy ho deciso di non dire mai quale malattia ho avuto. In questo modo non costringo nessun altro, quando si ammala, a farmi le sue confidenze".
Questo dovrebbe bastare a chi non vuole passare per un indiscreto, che oltretutto viola il GDPR, il nuovo regolamento sui dati personali.
Auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it