Utente
Ho conosciuto da poco una ragazza di cui credo di essermi innamorato.
Sono geloso ma un episodio mi ha frantumato ogni certezza su di leii.
L’ho chiamata una sera in video, lei era con il seno scoperto che usciva dalla camera della madre per andare a parlare tranquillamente con me nella sua camera.
Gli ho fatto notare Infastidito che sarebbe potuta essere vista dal compagno della madre...lei mi ha risposto: al massimo vede due tette!.
La cosa mi ha distrutto.

Vedere la persona che ami non capire il fastidio e la ferita che ha aperto con quel gesto mi fa pensare a quanto lei possa amarmi davvero e al suo modo di vivere.

Ho cercato di analizzarmi pensando che forse la mia reazione mentale era esagerata ma vorrei una valutazione oggettiva, valutazione vista da fuori.

Mi chiedo: È una ragazza facile?
Non ha rispetto per me?
Mi ama?

Mi logora il cervello Pensarci...ho pensato più volte di allontanarmi da lei ma non ci riesco e sono in un incubo senza fine.

Sono geloso ossessivo o è lei che ha sbagliato?

Sono io sbagliato o lei che non è fatta per stare accanto a me che sono molto riservato e pudico?

Vi ringrazio in anticipo.

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

il fatto che Lei ci racconta:
".. una sera in video, lei era con il seno scoperto che usciva dalla camera della madre .."

Consideri che non è minimamente possibile rispondere alle Sue domande:
"È una ragazza facile?
Non ha rispetto per me?
Mi ama?"
in quanto riguardanti una *lei* che non conosciamo

Le proponiamo però un elemento di riflessione.

Rispetto alla corporeità e nudità,
è fondamentale capire il clima respirato nella famiglia d'origine.
Bambini che fin da piccoli hanno vissuto una libertà corporea in casa con i loro genitori, che hanno ad es. trascorso vacanze naturiste,
hanno col proprio corpo un rapporto più libero e semplice anche nella nudità. Ben lontano dall'esibizionismo.

Non sappiamo per nulla quale sia la biografia della ragazza in questione;
ma se - dopo esserVi confrontati su questi punti - Lei sente di non riuscire ad accettare tali comportamenti,
occorre prendere atto di una certa distanza tra Voi; forse incompatibilità?
Si chieda però anche
quanto sarebbe disposto LEI a *cambiare*,
al di là delle domande che celano talvolta il bisogno di etichettare.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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[#2] dopo  
Utente
Le mie non sono etichette...ma le domande che mi pongo pensando al suo atteggiamento nei mie confronti.
Ho chiesto aiuto per capire anche se potrei essere io il problema. Non per questo devo essere io quello etichettato . Non sarò un grande psicologo ma il mio era un grido di aiuto a scoprire cosa può pensare un altra testa visto che la mia è in confusione. Con l’ultimo capoverso della sua risposta mi sono sentito solo più sporco . Grazie comunque.

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

Nessuno sporco nella risposta (ma non posso impedire che Lei si senta così, forse può far parte del problema posto nel consulto?).
Le ho unicamente fornito un punto di attenzione a non esaurire la problematica in oggetto riducendola alla questione posta dal titolo in termini definitori:
"Sono un geloso patologico
o
il mio essere mi impedisce di lasciarmi andare?".
Ciò implicherebbe una diagnosi, impossibile online.
Ma poi, a cosa servirebbe?
Vuole parole, oppure desidera prendersi cura della relazione? C'è una notevole distanza tra le due cose...

Cosa possiamo fare dunque per Lei qui?

Nella mia risposta specialistica ho *riformulato clinicamente* il problema in questo modo:
a parte le parole, che facilmente etichettano lasciando però tutto immutato,
Lei è disposto a mettersi in gioco per cercare una negoziazione con la ragazza sulla questione corporeità, provando innanzi tutto a capire da dove proviene la differenza tra Voi? A tal proposito Le ho dato come esempio un accenno relativo alla famiglia d'origine ...

Questo è l'approccio teorico che seguo e che pratico:
non fermarsi alle parole, ma sondare fin da subito le intenzioni e la disponibilità al cambiamento in chi si rivolge a noi. In questo caso siamo in grado di orientare; non di fare fantasiose pseudo-diagnosi senza conoscere il soggetto.

Forse ora è più chiaro.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
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