Utente
Sono una ragazza al terzo anno di università, sin dall'inizio ho incontrato delle difficoltà con gli esami perché anche se comprendo i concetti ho difficoltà a esporli o memorizzarli.
Mi capita spesso di ritirarmi il giorno prima di un esame perché nonostante le settimane passate a studiare non riesco a ricordare nessun concetto in maniera chiara.

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Dr.ssa Paola Scalco

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Gentile Ragazza,
comprendere, memorizzare, recuperare le informazioni immagazzinate in memoria ed esporre sono procedimenti differenti e in parte distinti, perciò il "meccanismo" si può inceppare in varie fasi.
Sul primo "ingranaggio" (comprensione) ha già scritto di non avere problemi: che cosa ci può raccontare invece degli altri?

Pongo alcune domande di esempio, per aiutarla a riflettere sul problema.
A suo giudizio, le pare di porre sufficiente concentrazione e attenzione sulla materia di studio?
Quali strategie di memorizzazione dei contenuti attua (riassunti, schemi, acronimi, mappe concettuali...)?
Ripete più volte ciò che ha letto e compreso? Ha mai provato a registrarsi e riascoltarsi per valutare la sua preparazione?
Ciò che studia la interessa? La appassiona? Ha scelto Lei il percorso di studi che sta effettuando?

Tali difficoltà sono emerse con il passaggio all'Università, o erano già presenti alla scuola superiore?
In generale, l'ansia che ruolo ha nella sua vita?

Cordialità.
Dr.ssa Paola Scalco, Psicologa
specialista in Psicoterapia Cognitiva e perfezionata in Sessuologia Clinica
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[#2] dopo  
Utente
Ho scelto il mio percorso di studio in autonomia, frequentando una triennale in ingegneria chimica e avendo differenti tipologie di esami, cerco di adeguare il metodo di studio alla materia che sto affrontando... Nel senso che per materie più teoriche e discorsive cerco di ricorrere a schemi e talvolta alla ripetizione, mentre per materie più tecniche mi concentro sullo svolgimento di tutti gli esercizi assegnati dai professori e per la parte orale sulla riscrittura dei teoremi che ci vengono richiesti in sede di esame...
Analizzando più nel dettaglio mi accorgo di avere difficoltà nel momento in cui provo a ripetere oralmente quanto ho appena letto e compreso, nel senso che avverto un senso di blocco quando provo a esprimere i concetti che ho appena elaborato. In queste situazioni mi si crea un senso di disagio che spesso mi porta ad abbandonare la sessione di ripetizione per ritornare a quella che è la lettura del libro, che mi dà sicuramente più sicurezza.
Durante le lezioni, sono sempre molto concentrata e riesco a comprendere subito i concetti che ci vengono presentati dai professori. Tuttavia nel momento in cui torno a casa e mi dedico allo studio individuale, basato principalmente sugli appunti presi a lezione, avverto un totale senso di estraneità agli argomenti, come se non ne avessi mai sentito parlare.
Ho sempre riscontrato problemi nella memorizzazione mnemonica.
Mentre, i problemi con lo studio sono nati durante il percorso delle superiori, in seguito a particolari avvenimenti che hanno minato la mia sicurezza.
Nello stesso periodo delle scuole superiori ho iniziato ad avere significativi problemi di ansia, con credo attacchi di panico, che tutt'ora mi capita di avere prima di svolgere la maggior parte degli esami universitari.

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Dr.ssa Paola Scalco

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L'ansia da esame può essere considerata un'ansia da prestazione, in cui la sensibilità al giudizio altrui (reale o immaginato) fa sì che ci si senta valutati non solo per la preparazione su quella materia specifica, ma proprio come persona, per la propria intelligenza o le proprie capacità in generale. E, magari, da ciò si fa anche discendere il proprio senso di amabilità personale.

L'eventuale cattiva performance va pertanto a minare non solo il proprio senso di autoefficacia, ma anche la propria autostima che è in questi casi eterocentrata, ossia dipendente dal riconoscimento esteriore (gli apprezzamenti degli altri, un buon voto...), perciò più vulnerabile perché basata su criteri esterni arbitrari. E ciò non può che andare ad alimentare in un circolo vizioso quell'insicurezza che Lei ha iniziato a sperimentare dalle scuole superiori.

Un livello ottimale di ansia è utile e funzionale sia nella fase di preparazione sia in quella in cui si sostiene realmente l'esame: se fosse troppo poca, non avremmo la motivazione e la grinta necessaria per affrontarle, ma se è troppa va ad inficiare i risultati. Se i nostri pensieri sono dominati dall'ansia, non c'è spazio mentale per nozioni, informazioni e ragionamenti...

Per iniziare, andrebbe posta un'attenzione particolare al dialogo interno, alle cose che dice a se stessa (e su se di sé!) quando studia, sostituendo convinzioni ed affermazioni negative con altre incoraggianti e fiduciose nella possibilità di riuscita. Vanno smontati quei rigidi pensieri irrazionali (catastrofizzazione, perfezionismo, doverizzazione, astrazione selettiva, generalizzazione...) che non consentono un approccio sereno allo studio.
Altrettanto importante è riservarsi dei momenti per "ricaricare le batterie" e distrarsi dallo studio per non incappare in un eccessivo affaticamento mentale che nuovamente comprometterebbe la performance.

Naturalmente, queste sono indicazioni generiche e che riguardano specificamente il problema dello studio e degli esami.
Se ritiene di non riuscire ad apportare da sola quei cambiamenti necessari per tentare di affrontare in modo differente lo studio, può pensare di rivolgersi ad uno psicologo: sta a Lei valutare quanto, in questo momento della sua vita, abbia la voglia o la possibilità di allargare il focus di attenzione su altri aspetti di se stessa che, inevitabilmente, hanno contribuito e contribuiscono alla costruzione e al mantenimento anche di queste difficoltà.

Spero di esserle stata utile almeno un po'.
Saluti cordiali.
Dr.ssa Paola Scalco, Psicologa
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