Utente
Salve
Mi chiamo Gabriele ho 31 anni, scrivo dalla provincia di Roma.
Ho una grandissima difficoltà ad ammettere di avere un reale problema.
Premetto che soffro di narcolessia, diganosticata quando avevo 17 ma i sintomi come forte sonnolenza e senso pigrizia li ricordo già presenti dalla terza media.
Oggi la sonnolenza non è eccessiva o solo in certo casi.
Ho maggiori manifestazioni di cataplessia, paralisi notturne e allucinazioni ipnagogiche.
Stento quindi a riconscerlo come disabilitante, quanto meno per gli effetti somatici, quelli psicologici non saprei riconoscerli.
Cosa invece considero problematico è nel titolo. Mi sono iscritto all' università di filosofia come ho sempre desiderato, ma non provo la gioia che attendevo ed anzi fare la scelta è stata durissima, mi ha richiesto un'opera di convinzione il che è assurdo dovermi convincere di fare qualcosa che ho sempre voluto fare.
Scegliere porta con se più il peso del chiudersi alla possibilità che la gioia di insegursi in una scelta.
Mi domando ancora perchè abbia scelto di iscrivermi, il semplice volerlo non lo legittima ed i molti dubbi che gli opponevo non si sono dileguati affatto e non mi lasciano studiare come vorrei.
Ma questa è la storia della mia vita.
E' la seconda volta ad esempio che mi iscrivo all' università, diverso ramo.
Ho inizato percorsi musicali, ho fatto teatro, e inziato tante altre tante cose di mio interesse ma mai concluse nel senso di vederne possedere la conoscenza.
Il progetto viene scelto con tutte le buone intenzioni e davvero con un, quanto meno apparente, fuoco interiore.
Ma appena inizia per così dire l'impegno, ecco che mi demoralizzo.
Mi sembra che ci voglia un sacco di tempo, e che mi manchino facoltà come dedizione, una certa intelligenza e non so bene cos' altro e per questo mi dico inadatto allo studio e perdente sin dal principio.
Forte Ansia di risultato e impazienza e il VOLERE DIVENTA DOVERE di cui ne sento tutto il peso e non godo più del percorso il quale anzi perde interesse.
Non rispondo con orgoglio mettendomi giù sui libri poichè una "voce" mi dice che tanto è inutile e che anzi dovrei fare altro.
Quindi Autocolpevolezza. Sono molto intransigente con me, mentre con gli altri sono sempre così accondiscendente e pronto ad avere buone parole e lucidità sul problema della persona.
Ho una paura ENORME di non raggiungere nessun grado di soddisfazione nella vita.
Un risultato non sopraggiunto viene visto come incapacità e senso d' inferiorità, non sono buono a impegnarmi, a decidermi, Procrastino.
Mi tengo distante da relazioni di coppia per paura che la relazione diventi un progetto non davvero mio e che non mi permetta di perseguire quei miei tanto desiderati obiettivi ma sono ormai 5 anni dall'ultima relazione e ancora ne sono "spevantato", prima stabilità psichica e comprensione del mio progetto e poi relazione. ma credo che continuando così non raggiungerò ne l'uno nell' altro. paio sogni ricorrenti
grazie

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Dr.ssa Paola Cattelan

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Per rispondere alla sua affermazione iniziale: forse NON HA un reale problema. Non sto ovviamente parlando della diagnosi clinica di narcolessia. Ma dei pensieri di incapacità e inferiorità. Quello che la blocca è la paura, non l'incapacità.
La motivazione che manda avanti un percorso o una relazione non è il "fuoco" iniziale, che naturalmente si affievolirà, ma l'obiettivo finale.
Ha paura che una relazione affettiva non sia un "progetto suo" ma anche con i suoi progetti non è messo tanto bene. E allora cosa ne pensa di provare a impegnarsi in un progetto di conoscenza di sè, di ciò che realmente le fa paura e delle risorse di cui dispone, con l'aiuto di uno psicoterapeuta?
Dr.ssa Paola Cattelan
psicologa psicoterapeuta
pg.cattelan@hotmail.it