Utente
Buonasera dottori,
Sono Ivy e ho 19 anni.

So di non essere molto sintetica, ma ho bisogno di un parere adeguato.
Sono stata una bambina difficile, spesso mi ammalavo ed ero costretta a chiudermi in casa, mia mamma che, nonostante da sempre fosse iperprotettiva, era costretta così come mio padre a lavorare per quasi tutta la giornata, trascurando, talvolta, lo stato emotivo delle proprie figlie.

Il legame che ho con mia madre, tra l'altro, è molto forte.
Con le mie sorelle un po' meno vista la differenza di età che ci separa una dall'altra, ma in particolare, il legame che ho con mio padre è sempre stato molto distaccato, quasi inesistente.
Il punto è che avrei voluto vedere una "figura maschile" diversa rispetto a quella che mi è stata mostrata dalla più tenera età.

Voglio bene a mio padre, in fondo è un brav'uomo, ma molto poco colto, un ignorante, oserei dire quasi un "becero", per niente affettuoso e molto distaccato.
Ha sempre rappresentato una figura paterna assente.
La scuola, invece, specialmente gli anni che vanno dalla prima alla quinta elementare, è stata più che una maestra di vita, un luogo in cui le mie differenze sociali e caratteriali erano molto marcate.
I miei compagni mi prendevano costantemente in giro per il mio modo di essere "strana", sognatrice e per niente socievole.
Quella situazione provocò in me un senso di inadeguatezza che mi spinse a dubitare della mia sanità mentale, soprattutto a casa, quando svolgevo i compiti e volevo raccontare in famiglia quello che mi succedeva e allo stesso tempo non ci riuscivo perché avevo il timore che i miei stessi famigliari pensassero che fossi pazza, e che dopo stessero dalla parte dei miei compagni di classe invece dalla mia.

Gli insegnanti, tra l'altro, degli incapaci che non dovrebbero assumere un tal ruolo nella società, non mi aiutavano, anzi riuscivano soltanto ad alimentare il mio malessere.

In base a queste esperienze, sono cresciuta con la consapevolezza di contare poco, di essere sempre la persona minoritaria del gruppo e lo si evinceva dalla mia introversione, dalla difficoltà di stringere amicizie.

Ad oggi, ho difficoltà a stringere amicizia e sono ancora una persona insicura, timida e con la sensazione di contare poco.

Anche a scuola sono calata, e non riesco più ad essere brava, come se non avessi più la voglia di fare nulla.
I ragazzi che escono con me, vengono attratti più dal mio aspetto fisico che mentale e da me vogliono solo intimità perché fondamentalmente, mostro soltanto la parte brillantina della mia personalità, ma dietro alla quale si nasconde una persona fragile e bisognosa di una brava persona, una persona che sappia soprattutto restare, ma ho perso la voglia.

Ho pensato molte volte di affidarmi a uno psicologo, ma siccome la mia famiglia è prevenuta e composta da persone ignoranti principalmente, non mi appoggerebbbero, anzi sminuirebbero quello che sento.
E da un lato non ho la possibilità economica.

Cosa posso fare?
Cosa mi consigliate?

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Dr.ssa Federica Cairoli

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Cara Ivy, nel suo testo si definisce "bambina difficile, inadeguata, in dubbio sulla sua sanità mentale, insicura, con la sensazione di contare poco..." definizioni dietro le quali si legge una spiccata sensibilità e capacità d'introspezione, una "brava persona" come quella che vorrebbe al suo fianco, e tante altre qualità che lei fatica a cogliere.
La sua mamma ed il suo papà hanno senz'altro fatto ciò che di meglio potevano fare, con le loro risorse ed in buona fede, ora tocca ad Ivy mettere a frutto tutte le sue preziose capacità e tutta l'energia che i suoi 20 anni le regalano.
Se il suo desiderio è d'intraprendere un percorso psicologico, trovi il modo di farlo senza necessariamente avere l'approvazione dei suoi genitori.
Esistono realtà, anche sul territorio di Brescia, che offrono tariffe agevolate e sostenibili, si informi ma non abbandoni mai i suoi desideri, di qualunque natura.
Sono certa che farà gli incontri giusti nella vita che non ha ancora fatto...in tutti gli ambiti (scuola, relazioni, amicizie, supporti eventuali) ma è il momento di togliersi i "marchi" con cui lei stessa continua a definirsi.
Mi faccia sapere
FC
Dr.ssa federica cairoli