Utente
Ho un fratello di 65 anni che vive solo ma è incapace di badare a sé stesso.
In particolare deve sempre venire stimolato anche per svolgere le attività più elementari, come ad esempio quelle quotidiane di igiene personale, Poiché va ogni giorno al lavoro, è facile immaginare come questo punto risulti cruciale.
Lui agisce solo se qualcuno lo obbliga ad agire, cosa che mi coinvolge sempre personalmente.
Anche la colf che gli fa i lavori di casa svolge in parte questa funzione stimolatrice, ma di mala voglia per cui continua a telefonarmi lamentandosi.
Così come mi telefona il suo datore di lavoro lamentandosi che l'ufficio protesta per l'odore che mio fratello a volte emana.
Io cerco di costringere mio fratello in ogni modo a svolgere queste elementari azioni di igiene, ma la cosa funzionerebbe solo se io ogni mattina alle 7.00 andassi da lui ad obbligarlo.
Io però non abito con lui, ho una famiglia mia e vorrei anche avere una vita mia, mentre invece mi trovo sempre costretto da un lato a subire le lamentele di molti a causa sua, dall'altro a non sapere come attivare in lui dei meccanismi automatici inerenti le attività basilari da svolgere.
Vengo alla mia domanda.
Vorrei sapere quali strategie o meccanismi di premio/punizione posso attivare per rendere duraturi e maggiormente incisivi i miei interventi nei suoi confronti, senza necessariamente richiedere una mia continuativa presenza presso di lui.
Bisogna tenere presente che finora non sono riuscito a trovare nessuna cosa che gli piaccia al punto da fargli temere di perderla se non ottempera in modo autonomo alle sue necessità igieniche.
Insomma pare che non gli piaccia nessuna cosa al punto da temere di soffrire perdendola.
Questo perché è ossessionato solo dalla vecchiaia che avanza e gli toglie ogni energia e interesse, se non quello di esaminarsi con minuzia per scoprire ogni giorno se gli sia spuntato un capello bianco in più rispetto al giorno prima.
Ritiene che la sua vita sia una schifezza e che Dio sa un lento assassino, sue parole.
Difficile motivare un infelice esistenziale come lui.
Io ho questo problema in mano da ben 10 anni (a partire dalla morte della mamma), sono l'unico fratello e non so come alleggerire il mio carico, a causa del quale, come è facile immaginare, mi sento in servizio h24 e 365 giorni l'anno senza riuscire a staccare o prendermi una vacanza più lunga di un paio di giorni di seguito.
Inutile specificare che in questi anni ho affrontato di tutto, ivi comprese sue psicosi di varia natura, oggi per fortuna ben controllate con farmaci assunti regolarmente, prescritti dal CSM territoriale.
Dunque ad oggi non rilevo problemi psichiatrici, ma solo il grave disagio psicologico che ho descritto.
Sono graditi consigli operativi, grazie.

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Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

Lei ci presenta una situazione oggettivamente complessa,
riguardante un fratello psichiatrico, sia pure sufficientemente compensato farmacologicamente.
Compensato, ma non guarito e tornato "normale", ovviamente, non lo dimentichi.

Ma anche Lei è vicino ai 70 anni e dunque deve prendersi cura di sè.

Per le problematiche a cui accenna,
lavorativamente Suo fratello sarà probabilmente vicino al pensionamento e dunque il problema della puzza personale con cui ammorba l'ufficio si esaurirà. E in ogni caso Lei può fare ben poco, a meno che non sia il suo tutore.

Sono situazioni senza grandi vie d'uscita definitive,
le stesse assistenti sociali non hanno grandi strumenti operativi.
Si tratta di persone che spesso, con qualche anno in più, diventano residenti in una struttura residenziale che,
fungendo da contenimento,
dà loro regole e routines; e di conseguenza una tranquillità routinaria resa possibile da quella maggiore distanza affettiva tra l'assistito e il caregiver
che tra Voi fratelli non potrà mai esserci.

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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