Utente
Salve,
dopo 7 anni di fidanzamento, io e mia moglie siamo sposati da un anno e mezzo.


In facciata, ho sempre mantenuto ottimi rapporti con i genitori di mia moglie, pur avendo intuito fin dal fidanzamento che fossero persone piuttosto "presenti" nella sua vita e in quella di sua sorella maggiore.

Nell'animo, invece, mi sono sentito "giudicato" fin dall'inizio, in quanto loro mi avevano visto scambiarmi effusioni in pubblico con la mia ex quando ancora non c'era alcun rapporto con la mia futura moglie.

Mia moglie è sempre stata sincera ed aperta con me, all'inizio della nostra storia mi aveva riferito che era stata "messa in guardia" dai suoi familiari che, comprensibilmente (dal loro punto di vista), non si erano fatti una buona impressione sulla mia "serietà".

Questo fatto, probabilmente, mi ha fatto "partire col piede sbagliato" nella mia percezione di loro.

Ciononostante, una volta resisi conto che ero "un bravo ragazzo", mi hanno aiutato molto: avviandomi verso la professione che attualmente esercito, fornendomi anche supporto burocratico e morale.

Il tutto è culminato nella ristrutturazione e nell'intestazione a mia moglie dell'appartamento in cui viviamo da quando siamo sposati, che ci permette di risparmiare i soldi dell'affitto.

I suoi parenti abitano gli altri piani della casa.


C'è però un'altra faccia della medaglia.


Durante il fidanzamento, per poter passare del tempo con mia moglie ho frequentato molto casa loro e, dai discorsi che facevano, ho capito sempre di più che non erano persone con cui mi sarei potuto sentire totalmente a mio agio.

Pur non biasimandoli, li percepisco come persone concrete che tendono solo al bene delle loro figlie, ma dall'animo coriaceo, fermi sulle loro convinzioni e di conseguenza "maniaci del controllo".

Mia moglie è sempre stata protettiva nei loro confronti, pur ammettendo i loro "limiti", rimproverandosi di avermi confidato i loro dubbi inziali su di me.

A causa della mia percezione di loro, negli anni, tra me e lei ci sono stati pianti, frustrazione, litigi immani che, a periodi, ritornano anche ora che siamo sposati e viviamo insieme.


Per il mio percorso professionale, vorrei specializzarmi all'estero senza escludere un trasferimento se le prospettive lavorative lo consentiranno (sua madre mi ha scoraggiato a farlo già da anni).

Mia moglie ovviamente è più cauta e anche l'argomento "vita insieme all'estero" è ciclicamente causa di forti contrasti.

Io la amo e vorrei solo che fossimo più "indipendenti".


Ad oggi, loro hanno anche sistemato un appartamento attiguo al nostro e contano di venirci ad abitare presto.

Quando ne parlano, sorrido ma dentro"chiedo pietà".

Se ne parlassi con loro, ho paura di minare lo "status quo" e di passare da ingrato.

Forse ho un problema, ma mi sento "accerchiato" e, ovviamente, questo ha delle ripercussioni sul rapporto con mia moglie a cui tengo tantissimo, ma che ho difficoltà a gestire.

Lei mi vede depresso, giù di morale e vorrebbe aiutarmi ma non sa come.

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
i rapporti tra gli esseri umani, più sono ravvicinati, più richiedono una gran dose di lubrificante per non creare attriti.
Nella coppia il lubrificante è l'amore, ma sarebbe pericoloso crederlo sufficiente: l'amore sessuale, mutevole, ondivago, crea grandi delusioni se non è accompagnato dalla continua capacità di dialogo, dalla volontà di comprendersi e costruire la relazione.
Con i suoceri, a fare da collante, l'innamoramento non c'è. A volte può esserci affetto, simpatia, anche gratitudine - se non viene imposta come un dovere. Queste cose però possono mancare, se non c'è affinità e soprattutto se si sono varcati certi confini, oggi si direbbe di privacy, ieri di discrezione, riguardo, buona educazione.
Da tutte e due le parti vanno rispettate le distanze e i rispettivi ruoli: i suoceri non sono i genitori, e non sono la persona di cui si è innamorati.
Nel suo caso a me sembra che i confini siano labili; ma per capirci davvero qualcosa e poterla aiutare, ho bisogno che lei legga con attenzione il seguito, rifletta e mi risponda.
Non parlerò della cattiva impressione reciproca dell'inizio, se in seguito siete stati capaci di chiarire con un sorriso: tutti i genitori avvertono il compito di tutelare i propri figli e metterli in guardia contro i "difetti" dell'aspirante compagno, di cui sono anche un po' gelosi, per cui possono mostrarsi, all'inizio, guardinghi e ipercritici più di quanto sarebbero con un ospite qualunque.
Ma lei scrive: "Durante il fidanzamento, per poter passare del tempo con mia moglie ho frequentato molto casa loro".
Come mai non vi vedevate fuori? E anche in casa, i giovani fidanzati in genere stanno chiusi nella loro camera, interessati a ben altro che ai discorsi degli adulti.
Lei continua: "mi hanno aiutato molto: avviandomi verso la professione che attualmente esercito, fornendomi anche supporto burocratico e morale".
In che senso l'hanno avviata alla professione? L'hanno scelta al posto suo?
Oppure le hanno pagato l'università, l'avviamento dello studio professionale o della ditta?
E i suoi genitori, in tutto questo, che ruolo avevano?
Infine ecco una strana conclusione: "Il tutto è culminato nella ristrutturazione e nell'intestazione a mia moglie dell'appartamento in cui viviamo da quando siamo sposati".
I consigli e gli aiuti dati a lei, sarebbero culminati nel comprare casa alla loro figlia?
Non confonda le due cose: lei in quest'ultima vicenda non c'entra nulla.
La casa alla figlia presumo l'avrebbero offerta anche se la ragazza avesse sposato un altro, anche se non si fosse sposata affatto, non per amore del genero: tant'è vero che l'hanno intestata a lei.
Mi sembra invece di rilievo che l'abbiano presa dove "i suoi parenti abitano gli altri piani della casa".
La ragazza è stata d'accordo con questa scelta che le toglie una buona dose di autonomia? E lei stesso? Inoltre, un appartamento intestato a sua moglie all'interno del palazzo di famiglia, è davvero un bene negoziabile, che si possa affittare o vendere con piena libertà?
Qui lei aggiunge una cosa che non capisco: "Ad oggi, loro hanno anche sistemato un appartamento attiguo al nostro e contano di venirci ad abitare presto".
Ma non abitavano già nello stesso palazzo? Ho capito male?
Infine, lei vorrebbe andare all'estero e dice che questo è motivo di contrasti con sua moglie, anzi "di forti contrasti".
Il lavoro di sua moglie è tale che non può assolutamente trasferirsi per seguire suo marito?
Ma, quel che è peggio, lei scrive: "sua madre mi ha scoraggiato a farlo già da anni".
Caro utente, se lei, per una ragione a noi ignota, è proprietà altrui, non vedo quale aiuto possiamo darle. Se invece è padrone di sé stesso, non so chi potesse decidere quando ancora non era nemmeno sposato dove dovesse vivere, lavorare, specializzarsi. Entro certi termini, nemmeno sua moglie. Con altri non è tenuto neanche a rendere note le sue decisioni, per cui sorprende la sua ipotesi: "Se ne parlassi con loro, ho paura di minare lo "status quo" e di passare da ingrato".
Ma ha bisogno di discutere per perorare la causa della sua libertà personale?
Quanto all'ingratitudine, sarebbero ben misere delle persone che hanno aiutato un giovane al fine di ridurlo in stato di schiavitù. Se le hanno prestato del denaro, cerchi di restituirlo presto. Tutto il resto degli "aiuti" spero siano stati offerti per generosità, e non al fine di sottometterla ad una volontà castratoria.
Dice di sua moglie: "mi vede depresso, giù di morale e vorrebbe aiutarmi ma non sa come".
Non mi sembra difficile: restituendole una vita libera, da adulto. Sua moglie stessa non è né adulta né libera, a quanto pare, ma il matrimonio potrà avere il merito di affrancare anche lei da questo stato di costrizione.
Lei oggi è esasperato e depresso. Della moglie dice che la ama, però scrive: "tra me e lei ci sono stati pianti, frustrazione, litigi immani che, a periodi, ritornano anche ora che siamo sposati e viviamo insieme".
Tenga conto che la situazione peggiora con la nascita dei figli di una giovane coppia, che sono però i nipoti della coppia anziana...
Ci rifletta, anche assieme a sua moglie. Sorprende che nei lunghi anni di fidanzamento lei sia stato incapace di vedere tutto questo. Adesso, però, apra gli occhi.
Auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Utente
Gent.ma Dottoressa,
La ringrazio davvero di cuore per essersi presa la briga di rispondere al mio intricato quesito.

Durante il fidanzamento passavamo ovviamente la maggior parte del tempo fuori casa, ma è durante le cene della domenica sera in cui si stava tutti insieme che ho maturato la mia opinione sui suoi (e viceversa).

Per quanto concerne il lavoro, mio suocero mi ha segnalato l’esistenza di un ente compatibile alla mia figura e mi ha messo in contatto con dei suoi conoscenti che, appurato il mio "valore professionale", mi hanno permesso di esercitare la professione per cui ho studiato.
Io ho accettato liberamente e senza alcun tipo di pressione.
I miei genitori, occupandosi di ambiti non conformi ai miei studi, purtroppo (a parte fare sacrifici per permettermi di studiare) non hanno potuto far molto in tal senso, negli anni.

La questione casa : i suoceri vivono in un appartamento a 170metri dalla palazzina familiare in cui risiediamo io e mia moglie.
Dispongono però anche di un appartamentino accanto al nostro, in cui stanno progettando di trasferirsi.
Ho accettato di vivere qui per una mera questione di risparmio e perchè per ora non è pensabile accendere un mutuo.

Per ciò che concerne l’estero: mia moglie è purtroppo vincolata dal posto fisso che si è giustamente sudata e, in più, non se la sente di allontanarsi dai suoi affetti.
Nell’eventualità di una gravidanza futura (al momento improbabile), non vuole affrontarla senza poter contare sull’ausilio della sua famiglia (e questo, non mi sento di biasimarlo).

Io, di par mio, ho spesso reso difficile la vita di coppia con i miei atteggiamenti e discorsi depressivo-esistenzialisti.
Per non creare un clima sgradevole in presenza dei suoi genitori "ingoiavo il rospo" in loro presenza, per poi "sputarlo" in privato con lei, sovra-analizzando ogni sfumatura che coglievo (o, secondo lei, credevo di cogliere) nelle loro parole.
Di certo, non avrebbe creato un bel clima dire in faccia ai propri suoceri che, stando ai loro discorsi, li reputo dei maniaci del controllo, di mentalità aperta solo di facciata, arroccati sulle loro convinzioni, pur essendo stati sempre oltremodo generosi con le loro figlie ed averle cresciute "rettamente" e in un ambiente "sano" le hanno rese piene di complessi e impaurite dalle deviazioni alla routine (mia cognata, principalmente), irremovibili dalle loro posizioni ferree, ed altro.
Tutto questo, l'ho detto a mia moglie negli anni, arrecandole sofferenza, anzichè fornirle una visione "esterna" che la portasse ad abbracciare il mio sogno di vivere con lei, in maniera indipendente e felice, con il dovuto rispetto dei nostri genitori e -soprattutto- delle "distanze".
Ad oggi, stiamo puntando a lavorare su noi stessi, perchè ad entrambi sta a cuore il benessere dell'altro/a.
Ho scritto qui, perchè dei due, io purtroppo ancora fatico moltissimo ad accettare questa presenza (seppur "benevola") nella nostra vita.

Grazie davvero di cuore, intanto, Dottoressa.

[#3]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
ho riflettuto un bel po' prima di risponderle.
Ho l'impressione che i problemi siano abbastanza complessi; problemi che rischiano di acuirsi con una convivenza porta-a-porta e ancor più con la nascita dei figli.
Si può avere l'impressione, leggendola, che lei abbia esagerato l'esternazione delle critiche ai suoceri perché voleva nascondere perfino a sé stesso quanta parte di queste osservazioni fossero destate da alcuni aspetti della dipendenza di sua moglie dai genitori, e dalla sua stessa rigidità, ereditata o appresa.
In una coppia dinamica molte cose si possono cambiare e molte si possono accettare, ma l'importante è che ci sia chiarezza. Nel tentativo di non vedere e non capire, le cose diventano ogni giorno più ingarbugliate e meno risolvibili.
Se lei non si dichiarasse depresso e giù di morale, le direi: i suoi suoceri sono invadenti e sua moglie chiaramente ne è invischiata, ma lei tiri diritto nel cogliere il buono della situazione (l'appartamento gratis) e prenda le sue decisioni senza troppo occuparsi della rigidità della sua nuova famiglia, e senza rendere vittima sua moglie dei suoi strali malevoli verso i genitori di lei.
Ma lei non è così sereno da credersi dalla parte giusta, e soprattutto vuol tenere sua moglie fuori dal calderone, infatti giustifica in lei una serie di scelte che sono il segnale di una visione rigida quanto quella dei genitori; lei però si ostina a non comprenderlo, quindi entra in conflitto con sé stesso.
Ha preso in considerazione qualche colloquio diretto con un bravo psicologo che si occupi di problemi della coppia? Si può andarci da solo, naturalmente.
Se crede, ci tenga al corrente.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it