Utente
Dalla mia adolescenza in poi ho sempre avuto la sensazione costante di non fare mai abbastanza e che potrei fare molto di più e questo mi porta a svolgere più attività contemporaneamente, ma anche a non godere mai realmente di quello che faccio.
Questo perché mentre faccio qualcosa penso già al prossimo passo, come se la vita fosse solo un elenco di cose da fare.
Ho solo 21 anni, ma credo di aver fatto qualcosa di utile, se non anche di più di molti miei coetanei.
Mi sono diplomata a 18 anni e durante le superiori ho fatto corsi di lingue e preso la patente di guida e la patente informatica, poi ho iniziato l'università e contemporaneamente ho sempre fatto lavori part time e volontariato.
Sono poi riuscita a laurearmi in corso a 21 anni.
Una settimana dopo la laurea avevo già un lavoro perché avevo così paura di non avere niente da fare anche solo per una settimana che avevo passato mesi e mesi prima a cercare un impegno.
Oltre a lavorare sto continuando a studiare le lingue per prendere delle certificazioni, seguo corsi di formazione utili alla professione che vorrei svolgere in futuro e infine sto studiando per un concorso statale tosto.
Ho le giornate pienissime, ma nonostante ciò vivo sempre con l'ansia di dover fare sempre di più.
Ho sempre fretta di finire tutto in tempo e di iniziare qualcosa di nuovo, sia perché mi annoio facilmente e anche perché mi sembra sempre di non avere tempo sufficiente.
Ho anche notato che una volta raggiunto un obiettivo non riesco neanche a provare soddisfazione per i miei sforzi.
Quando mi sono laureata sono stata contenta per poco tempo e poi avevo già la mente altrove.
È come se di colpo quello che faccio perdesse importanza una volta finito.
Il problema è che attualmente mi sento come se avessi bisogno di staccare un attimo perché credo di non essere mai stata neanche una settimana senza fare nulla di utile dai 14 anni ad adesso.
Sono stanca mentalmente ma ormai ho preso troppi impegni da dover rispettare.
Da cosa può essere causata questa ansia?

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Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

ha descritto con molta efficacia la situazione,
quella che affligge oggi parecchie persone, soprattutto donne.

A cosa sia dovuta tale attitudine nel Suo specifico caso
non lo possiamo sapere.
In molti casi è da far risalire all'educazione ricevuta, sempre spinta al meglio e al "di più":
è solo la meta quella che importa,
nè il prima, nè il dopo.
Non esiste la dimensione del piacere.

La vita allora diventa come una passeggiata in montagna, della quale ci si perde
- il percorso: fiori, panorama, aria che si fa via via più leggera ... ,
- la meta stessa: una volta arrivati, anzichè buttarsi sul prato e accarezzare l'erba guardando il cielo, ci si guarda intorno per vedere dove altro si potrebbe andare.

Questa metafora potrebbe servirLe per intuire come fare a "staccare", per utilizzare un Suo termine.
Giusta esigenza per evitare che la vita diventi una corsa a tappe, di cui non ci si è goduto nulla.

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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