Utente
Buongiorno, scrivo per esporre un mio problema ricorrente, sperando di poter trarre spunti di riflessioni nell’attesa di intraprendere un percorso.

Ho31 anni, mi sono laureata in ritardo circa un anno fa, sebbene mi sia iscritta diversi anni dopo il diploma, ho impiegato qualche anno in più per concludere il percorso.
Ho cominciato uno stage che era ben retribuito ma non mi convinceva a livello formativo perché si trattava principalmente di inserimento dati.
Ricordo la frustrazione del periodo, lamentarmi con la mia famiglia e il mio fidanzato perché il lavoro non mi gratificava e verso fine stage, con l’appoggio della mia famiglia, ho deciso di interromperlo.
Subito dopo la laurea ho trovato un lavoro ed ero molto contenta, si trattava di un ruolo interessante ma al momento del colloquio mi hanno detto che avrei fatto data entry.
Ho accettato perché l’azienda era vicina a casa e perché speravo di poter poi ricoprire il ruolo originario per il quale mi ero candidata.
In questa azienda sono stata circa un anno e anche qua, sin da subito, ho cercato disperatamente nuove opportunità, ho parlato con diverse persone all’interno cercando di spiegare che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa di più consistente e in linea ai miei studi.
Mi hanno dato poche nuove mansioni un mese prima che non mi rinnovassero il contratto.
Mi hanno detto che non ho pazienza e che tutti fanno la gavetta prima di ambire a posizioni più impegnative.
4 mesi fa ho trovato un lavoro, con mansioni abbastanza interessanti ma con uno stipendio in relazione davvero basso.
Da subito insoddisfatta perché il lavoro non mi sembrava come al solito soddisfacente, ho cominciato a cercare altro, riuscendo ad avere anche altre proposte di lavoro, di cui mi sono pentita e che ho poi rifiutato per poi pentirmi.
Ultimamente ho ricevuto una nuova offerta lavorativa che mi offre a livello economico un’ottima retribuzione e che rappresenta una realtà che è molto in linea con gli studi fatti.
Passato l’entusiasmo iniziale ero titubante ma alla fine ho optato per fare questo cambio.
Ora sono pentita, ho pianto, ho pensato di esser stata superficiale e aver lasciato un lavoro che tutto sommato non mi dispiaceva solo per andare a guadagnare di più.
Le persone a me vicine, ad esclusione di mia madre che appoggia le mie scelte, mi dicono che sono indecisa, inquieta, che sbaglio perché non sono umile nell’approccio al mondo del lavoro, che non so cosa voglio e che ho le spalle coperte che influenzano le mie scelte (esempio lasciare lo stage senza avere altre offerte).
Sono triste e delusa da me, da come mi sono comportata con quest’ultima azienda, non riesco a capire quale sia il problema, se sono io, se ho sbagliato da sempre con gli studi fatti e in realtà il problema è dettato proprio da questo o se sono immatura e dovrei arrendermi al fatto che il lavoro perfetto non esiste.
Non mi lascio il tempo per capire la situazione ma cerco disperatamente altro e una volta ottenuto mi pento e penso era meglio quello prima.

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Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

I fatti:
è laureata da un anno,
ha terminato l’università a 30 anni,
e dunque presumibilmente ha come competitors delle 23-25enni;
si descrive come se avesse fretta quasi dovesse recuperare il tempo precedente,
non sembra darsi tempo per un adattamento positivo ad una certa situazione professionale che già ne cerca un’altra.

Tenga conto delle ricerche che calcolano occorrere almeno un biennio prima di trovare un lavoro in linea con i propri studi.
Valuti anche che il Covid ha modificato il mercato del lavoro:
a fronte di meno posti di lavoro la selezione è diventata più dura,
e tratti comportamentali quali le competenze relazionali vengono a rivestire maggiore importanza, come del resto la flessibilità.

Sembrerebbe che Lei deva lavorare sui propri atteggiamenti e comportamenti,
tenendo conto però che il nostro parere è mediato dalle Sue parole, l’unico punto di vista che possediamo.

La orientiamo dunque ad alcuni colloqui in presenza con una Psicologa del Lavoro,
da cui eventualmente potrebbero emergere aspetti personali da approfondire.

Nonostante il Covid, la professione psicologica è in funzione
- come tutte le professioni sanitarie del resto -
peraltro nel rispetto puntuale e accurato della normativa anticontagio: mascherina correttamente indossata e distanziamento tra le poltrone in seduta, sanificazione personale è ambientale sia per la Psy che per la Pz.

Per chiarimenti, ci siamo.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologa clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

[#2] dopo  
Utente
Gentile Dottoressa
La ringrazio molto per la sua risposta e per il tempo dedicatomi.
È proprio vero, sento pressione per la mia età e mi sento come se dovessi recuperare il tempo sprecato cercando di bruciare le tappe.
Nelle esperienze lavorative ho sempre cercato di impegnarmi molto, facendo straordinari e mostrandomi sempre disponibile. Forse è il mio meccanismo di pensiero che è errato e non riesco a mettermi in testa che non è possibile bruciare le tappe, specialmente nel mondo del lavoro.
Quello che più mi fa soffrire è poi l’indecisione cronica, ad esempio adesso mi rimprovero il fatto di aver fatto la scelta sbagliata abbandonando il mio lavoro attuale per coglierne uno nuovo ma sono sicura, ed è già capitato in passato, che se avessi rifiutato la nuova offerta mi sarei pentita e avrei trovato mille motivi per sentirmi male per non aver scelto la nuova strada.
Lei consiglia quindi un professionista specializzato in tema lavoro? Faccio questa domanda perché non ho io ben stessa chiaro il focus del mio problema e non conosco bene questa branchia di psicologia. Grazie ancora

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Sì, come già scritto e chiarito sopra.
Iniziare da un focus sul disagio attuale per ridurlo al più presto,
per poi approfondire oltre, se il caso, e nella dimensione che dovesse evidenziarsi:
questo è l'approccio che io seguo.

Saluti cordiali.
Dott.Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
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