Ansia a lavoro

Buongiorno,

il mio problema è che vivo il lavoro in costante ansia.
Ho una fortissima paura dei nuovi incarichi.
Di non essere all'altezza, di non avere le competenze, oppure di non riuscire ad ultimare i compiti entro scadenza, di non gestire la mole, di essere soffocato dalla mole.
Insomma, in una parola di "non riuscirci".


Questo ha ripercussioni nei rapporti, perché quando sono stressato reagisco scrivendo delle e-mail molto piccate, dure, ai a capi e colleghi, in cui cerco di difendere la mia posizione.
E' chiaro che anche loro hanno delle responsabilità, nel senso che sono lacunosi dal punto di vista organizzativo, e molto spinti invece nello sviluppo dei loro affari; ne consegue che piovono richieste di lavoro, senza che si curino degli aspetti organizzativi.
Ho avuto discussioni con tutti.
Ho la sensazione che l'opinione diffusa su di me si negativa; chi mi vede come un pelandrone, chi come una maleducato, chi come un furbone.


Vorrei tanto imparare a vivere più serenamente il lavoro.
Anche perché onestamente il pensiero di cambiarlo mi mettere ancora più ansia.


Ringrazio in anticipo per ogni consiglio vi vogliate dare.
[#1]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 492 45
Gentile Utente,

per prima cosa credo dovrebbe mettere a fuoco qual è realmente il problema.

Lei scrive: "Ho una fortissima paura dei nuovi incarichi.
Di non essere all'altezza, di non avere le competenze, oppure di non riuscire ad ultimare i compiti entro scadenza, di non gestire la mole, di essere soffocato dalla mole.
Insomma, in una parola di "non riuscirci"...."

Che cosa rappresentano per Lei i "nuovi incarichi"? Qualcosa di sconosciuto che non sa fare e che potrebbe metterLa in difficoltà? Qualcosa per cui non ha le competenze giuste?

Che cosa fa per cercare di gestire i carichi di lavoro?
Come si organizza concretamente?

Io non so se Lei sia una persona ansiosa, nel senso che si lascia paralizzare da queste idee di non farcela, magari rimuginandoci su, immaginando le varie situazioni (più catastrofiche) che ha descritto e, peggio ancora, la reazione dei superiori e dei colleghi. Ma sarebbe già sufficiente questo "tarlo" nella mente per rallentare l'operatività e portarLa all'insuccesso.

In questo caso, un aiuto specialistico da parte di uno psicologo psicoterapeuta che si occupi di disturbi ansiosi e/o ossessivi sarebbe opportuno.

Inoltre, è fondamentale essere in grado di imparare a lavorare in modo diverso, rispetto al passato. Infatti, se nel passato veniva premiata la persona che lavorava duramente, oggi è fondamentale lavorare in modo intelligente, quindi saper dare delle priorità alle questioni veramente urgenti, imparare a delegare, imparare a lavorare in team, avere degli spazi in agenda per gli "imprevisti", ecc...

Lei sa se anche altri colleghi si trovano nella sua stessa situazione? Come valuterebbe il clima che si respira in azienda?

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#2]
dopo
Utente
Utente
Buongiorno Dott.ssa
innanzitutto grazie molte della risposta e della disponibilità.

Per me i "nuovi incarichi" rappresentano esattamente quello che le ha detto, ossia qualcosa di sconosciuto che potrei non essere in grado di fare e/o che potrebbe essere molto gravoso sia a livello di difficoltà che a livello di mole e tempo richiesto. Rappresentano per me letteralmente una minaccia alla mia vita.

"Che cosa fa per cercare di gestire i carichi di lavoro?
Come si organizza concretamente?"
Per i carichi mi è capitato di pianificare il mese in modo dapprima da vedere se effettivamente le varie cose ci potessero stare o meno nel tempo. Successivamente, dati alla mano, ho sottoposto la questione ai capi informandoli sulle criticità (es. scadenza "x" non può essere rispettata) e responsabilizzandoli (es. assegnatemi delle priorità). Adesso però non sto pianificando nulla, lo riconosco. Mi è stato affidato un nuovo incarico e sono nella fase iniziale di evitamento, ossia quella in cui cerco di evitare il nuovo incarico il più possibile mettendolo sempre in fondo alla mia scaletta. Magari lo inserisco nella scaletta in un impeto di coraggio, ma chissà perché a fine giornata rimane sempre come non fatto. Una dinamica simile mi era successa l'ultima volta, alcuni mesi fa.

"Inoltre, è fondamentale essere in grado di imparare a lavorare in modo diverso, rispetto al passato. Infatti....oggi è fondamentale lavorare in modo intelligente,....."
Questa affermazione ad esempio, sebbene la capisca e la condivida, mi mette a disagio perché la mia stima come lavoratore vacilla in termini di efficienza (rapporto tempo/risultato): mi sento più lento rispetto gli altri nello svolgere i compiti; mi perdo nel fare molti controlli; mi capita di essere rintontito; sento che laddove gli altri riescano a fare 10 cose io ne riesca a fare la metà. Ad esempio hanno da poco implementato un nuovo software che io ho difficoltà ad usare. Sono l'unico che fa domande, mentre mi sembra che tutti gli altri non abbiano problemi!

"Lei sa se anche altri colleghi si trovano nella sua stessa situazione? Come valuterebbe il clima che si respira in azienda?"
Altre persone si lamentano del carico e degli orari, ma non le persone che fanno il mio stesso identico lavoro. Fra queste sono la persona che fa più straordinari. Consideri che siamo pochi a fare il mio lavoro e fra queste purtroppo ci sono situazioni molto diverse (dico purtroppo perché a mio avviso una persona gode di una situazione privilegiata). Attualmente solo un elemento della ristretta cerchia si trova in una situazione paragonabile alla mia. Questa persona si è lamentata ultimamente dei carichi, ma l'ha fatto solo dopo diversi mesi, in cui comunque si è dimostrato resiliente e all'altezza di gestire il carico crescente. Quindi reputo questa persona più brava di me.

Spero di essermi spiegato meglio e di avere dato maggiori informazioni. Grazie ancora.
[#3]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 492 45
Gentile Utente,

da quanto scrive sembrerebbe - con i limiti del consulto on line- che si sia instaurata una dinamica ossessiva, accanto ai problemi di lavoro condivisi anche da altri colleghi.

Mi spiego meglio. Il nuovo lavoro potrebbe anche entusiasmare (nel senso che le novità ci incuriosiscono, ci tolgono in un certo senso anche dalla routine, ecc...), ma nel Suo caso sembra privarLa di una comfort zone dalla quale preferisce non uscire.

Inoltre, sarebbe importante capire se gli straordinari siano indispensabili (cioè c'è effettivamente troppo lavoro in azienda), oppure il Suo timore di sbagliare e di non sentirsi all'altezza di alcune situazioni non Le permettano di terminare il lavoro da svolgere nelle otto ore di lavoro; oppure entrambe le cose insieme.

Io ipotizzo che parte del problema potrebbe essere questo e, nel caso, Le suggerirei di contattare uno psicologo psicoterapeuta per approfondire e capire COME FARE per cambiare e togliere quegli aspetti che Le creano delle difficoltà.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#4]
dopo
Utente
Utente
Buonasera dott.ssa e grazie mille di nuovo.
Mi ritrovo nelle sue affermazioni, soprattutto la seguente: "Il nuovo lavoro potrebbe anche entusiasmare, ma nel Suo caso sembra privarLa di una comfort zone dalla quale preferisce non uscire"

Per quanto riguarda questa altra:
"sarebbe importante capire se gli straordinari siano indispensabili (cioè c'è effettivamente troppo lavoro in azienda), oppure il Suo timore di sbagliare e di non sentirsi all'altezza di alcune situazioni non Le permettano di terminare il lavoro da svolgere nelle otto ore di lavoro; oppure entrambe le cose insieme",
confermo che secondo me sono come da lei ipotizzato un po' di cose insieme:
- tante scadenze / lavoro
- mia paura di non farcela a finire in tempo

Oggi ho avuto una forte "esposizione" ad un nuovo lavoro e sono proprio nella fase iniziale che detesto, ovvero in cui si parla con le persone e queste paventano mole di lavoro mostruosa, problemi a non finire, cose da migliorare, che hanno aspettative nel cambiamento portato dal mio arrivo, ecc.. Per la prima volta ho avuto anche delle somatizzazioni del mio male, nel sento che nel pomeriggio mi si era alzata la temperatura di qualche grado rispetto al solito, ma io la avvertivo molto più alta. Sono andato via. Una volta a casa la temperatura è tornata normale, anche se tutt'ora continuo a sentirmi la febbre.

Grazie di nuovo per l'ascolto.
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 492 45
Gentile Utente,

mi dispiace molto per la situazione che sta descrivendo e che La mette così a disagio.
Capisco la voglia di scappare via da situazioni che Le sembrano "di rischio", ma evitare tali situazioni non farà altro che peggiorare tutto nel lungo periodo.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#6]
dopo
Utente
Utente
Grazie dottoressa per la risposta e l'empatia.

Posso chiederle solo se è possibile che una parta del mio malessere abbia una origine oggettiva e sia giustificato?

Siccome io ho fatica a leggere freddamente le situazioni, perché tendo a sentirmi sempre quello in difetto/quello che sta sbagliando, anche nella situazione di adesso io sono portato a pensare che siamo tutti in questa situazione di stress e sono io che non riesco a reggerlo e/o o a portare a compimento il nuovo lavoro, mentre altri riuscirebbero benissimo.

Oppure al contrario certe volte penso di essere il più sfruttato dell'ufficio, di aver dato molto più di quello che si meritassero in passato, e di continuare ad essere vittima di sfruttamento e di trattamenti/carichi di lavoro impari fra colleghi.

Sono davvero confuso.

Grazie se avrà voglia di rispondermi.
[#7]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 492 45
Oppure potrebbero essere mescolati questi due aspetti.
D'altra parte, quando andiamo al lavoro, oltre alle competenze che abbiamo, inevitabilmente entriamo in relazione con i colleghi. Purtroppo, possono esserci diversi scenari: non piacciamo sempre agli altri, a volte non abbiamo le competenze degli altri, altre volte ancora siamo competenti, ma spaventati o antipatici agli altri, oppure siamo talmente presi dalle preoccupazioni, da non riuscire ad essere efficaci al lavoro, ecc...

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#8]
dopo
Utente
Utente
Grazie mille dottoressa. Diciamo che già sarebbe un buon inizio riuscire a separare l'oggettivo dal soggettivo; però per farlo dovrei imparare ad avere fiducia nella mia capacità di giudizio.

Mi farò aiutare.

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