Depressione e ansia

Salve a tutti, sono un fan assidui di questo forum (si scherza).
Volevo illustrare il mio problema: dopo 5 anni a Roma son ritornato a vivere coi miei essendo andato a lavorare in un posto vicino casa.
Dal momento in cui sono sceso, il lavoro poco gratificante, il periodo covid e l'essere tornato a casa mi ha causato una profonda crisi d'esistenza che è sfociata in una bruttissima depressione in cui ora mi ritrovo! Mi son rivolto ad uno psichiatra/psicoterapeuta che oltre a seguirmi sotto il punto di vista farmacologico mi sta seguendo anche sotto il punto di vista psicoterapico! Non stiamo a discutere della terapia perché non è questo il mio intento! Volevo discutere con voi quello di cui il dott.
È convinto: lui è convinto che il problema del mio malessere siano i miei genitori o, meglio, il rapporto che ho con loro.
Che l'essere tornato a casa mi ha causato una specie di downgrade e, le troppe attenzioni che mi danno, il fatto di essere trattato da bimbo mi stiano facendo stare così male! Voi cosa ne pensate?
L'unica soluzione per lui sarebbe quella di abbandonare la casa e cominciare ad essere uomo ed assumermi le mie responsabilità! Il problema è che io sto tranquillo solo quando sto a casa, se solo penso di andare fuori casa completamente solo ho un'ansia assurda.
Mi fa paura tutto, mi sembra tutto difficile e non nascondo che a volte mi son venuti in mente anche brutti pensieri che riguardano il continuare a vivere!! ! ! ! ! ! ! ! ! ! Ho una paura assurda
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 113
Gentile utente,
il primo aiuto deve darselo da solo, evitando di cedere alle continue contraddizioni che possono solo inibire ogni sua scelta e farla cadere nell'ansia e nella depressione.
Ha davanti un file su cui scrive al computer: al termine salvi lo scritto e aspetti almeno un'ora (meglio due), poi rilegga e sottolinei le contraddizioni.
In quest'ultima email gliene indico almeno due.
Rigo 7: "l'essere tornato a casa mi ha causato una profonda crisi d'esistenza che è sfociata in una bruttissima depressione".
Rigo 23: "io sto tranquillo solo quando sto a casa, se solo penso di andare fuori casa completamente solo ho un'ansia assurda".
E quindi sembrerebbe che non possa stare con i suoi e nemmeno da solo. Un bel guaio! Tanto più che nei trascorsi cinque anni non è vissuto da solo?
Altra contraddizione, praticamente nella stessa frase. Rigo 12:
"Non stiamo a discutere della terapia perché non è questo il mio intento!!"
E subito di seguito: "Volevo discutere con voi quello di cui il dott. è convinto".
Mi scusi, le "convinzioni" del dottore, il fatto che lo specialista le comunichi una possibile soluzione, non nascono dalla terapia che state effettuando? Il discutere con noi quelle che le sembrano le "opinioni" del dottore non è appunto "discutere della terapia"?
Veniamo ad un altro punto. Lei non si sente in grado di mettere in pratica quello che il suo terapeuta propone. Col terapeuta stesso deve decidere come fare, mentre noi da qui possiamo prendere atto solo di una cosa, che vediamo tutti i giorni nei nostri studi: il paziente, più la sua situazione è dolorosa, più attua "resistenze" al cambiamento.
A noi spetta il compito -se abbiamo la sua fiducia- di fargliele rilevare e superare.
Le faccio un esempio. Lei scrive col punto esclamativo: "L'unica soluzione per lui sarebbe quella di abbandonare la casa e cominciare ad essere uomo ed assumermi le mie responsabilità!". Per parte sua, invece, cosa propone?
Discuta le sue difficoltà col terapeuta e si impegni a cambiare e a guarire.
Auguri.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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