Sto impazzendo, voglio solo morire e forse è l'unica risposta alla mia vita

Vi prego non respingete questo consulto.

Sto trovando delle risposte al mio disagio, ma forse sono irrecuperabile.
Parte tutto nel 2017 quando ormai volevo solamente andare dallo psicologo, perché ero sempre triste visto che ho una famiglia rigida a riguardo la religione (famiglia musulmana), e avevo sempre paura che se avessi dovuto peccare come avere dei rapporti prima del matrimonio o bere alcolici, mia madre non mi avrebbe mai guardato in faccia, mi sono dovuto portare questo disagio per degli anni, fino al maggio 2019 che feci una sorta di stretching al pene e da lì persi il controllo mentale del mio pene non so se per cause nervose (disfunzione erettile) o per cause psicologiche (dunque mancanza del desiderio sessuale), da lì non provai più nessuna emozione, e non riuscì più ad avere neanche un'erezione se non con solamente l'ausilio delle mani, e notai che anche i getti dell'eiaculazione erano più deboli, ora mi sto portando questo peso fino adesso, tutta colpa di mia madre e della sua rigidità a riguardo il credo, cos'ho fatto di male a nascere in questa situazione, perché non potevo nascere in una famiglia in cui la religione non è la base di tutto, avrei dovuto andare dallo psicologo molto prima, sicuramente non sarei mai caduto in questa situazione, e sicuramente ora non sono un caso irrecuperabile, vorrei soltanto morire, avrei voluto tanto una vita normale in cui potevo non avere vergogna di dire a mia madre di aver avuto un rapporto sessuale, in cui mi dava consigli, ora ogni cosa che penso la dico, senza neanche provare vergogna, perché le mie emozioni sono morte del tutto, vorrei soltanto morire, perché è la risposta dei miei problemi, ero un ragazzo che riusciva a piangere e ridere per ogni cosa, ma ora sono diventato apatico e non mi sta facendo vivere, voglio delle certezze e non delle possibilità, voglio che se ci dovesse essere una cura al mio problema che venga risolto il prima possibile, perché continuando così, prima o poi mi suiciderò, perché non sto vivendo per nulla
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 113
Gentile utente,
nella sua email del febbraio 2020 lei ci parlava di una psicoterapia, dunque a quanto pare i suoi genitori avevano cambiato idea o nel frattempo lei è diventato maggiorenne ed è stato in grado di agire a tutela della sua salute senza bisogno di permessi, come prevede la legge.
E' chiaro che un episodio in sé quasi insignificante, il tentativo di far crescere il pene sottoponendolo ad una specie di stretching, tentativo che solo un ragazzino ingenuo potrebbe credere efficace, l'ha turbata eccessivamente, alterando tutta la sua percezione della realtà.
Ma lei non è andato a scuola? Non ha amici, compagni con cui confrontarsi?
A creare la sua angoscia hanno contribuito molte paure: quella indotta da una minacciosa visione della religione, quella causata dal dolore fisico in sede peniena per le innaturali compressioni, infine l'attenzione ossessiva con cui ha cominciato ad osservare il funzionamento del suo pene, fino al punto di credere strane anche le cose normalissime, a dispetto di quanto le assicura anche l'andrologo.
Tutto questo ha causato lo stato mentale che le ha fatto perdere il contatto con la realtà, per cui non sente nessun genere di emozioni.
Naturalmente uno psicologo di persona le spiegherebbe questo molto meglio di quanto posso fare io da qui.
Esistono bravissimi psicologi che essendo della sua stessa religione potrebbero riconciliarla con essa e farle superare le idee dissennate che è andato elaborando in questi anni.
Tra l'altro, perché non parla con suo padre di queste paure?
La smetta di torturarsi e cerchi un aiuto vero.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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dopo
Utente
Utente
Il problema non è solo quell'episodio, ma tanti prima in cui le emozioni hanno iniziato a fare peso, la parte in cui ho iniziato a perdere la funzionalità del pene è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e poi non sono più musulmano, esserlo mi ha rovinato l'esistenza, ho preferito fare felice mia madre a discapito della mia salute mentale, nonostante quello che volevo non era quello, mai avrei pensato che a lungo andare mi potesse far perdere l'emotività, dunque cerco solamente un aiuto concreto e non penso che solamente uno psicologo mi possa aiutare, perché il mio cervello ne ha risentito fisicamente, ne sono certo, perché non è normale non riuscire da anni a ridere o a piangere o a eccitarsi normalmente, e per il confronto tra amici e compagni di classe che mi hanno fatto stare peggio, perché loro possono e io no, loro possono parlarne tranquillamente con i genitori e io no, se non fosse stato così, non sarei mai caduto in questo circolo vizioso
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 113
Caro utente,
lei non ha studiato psicologia, quindi dicendo che uno psicologo non la può aiutare perché il suo cervello "ne ha risentito fisicamente" dice una sciocchezza.
E' ovvio che il cervello, dal punto di vista fisico, elettrico, biochimico, ossia "fisicamente", come lei dice, porta le tracce strutturali e funzionali dei traumi che l'hanno colpito. E per l'appunto un bravo psicologo la può curare, perché ha studiato la psicobiologia e conosce i correlati neurobiologici dello stress.
Si affidi con tranquillità alla sua ASL o al Consultorio Giovani o al Centro di Salute Mentale, oppure scriva o telefoni al dr Elton Kazanxhi (trova il suo blog in rete), che oltre a fornirle diagnosi e terapia la riconcilierà anche con la sua religione.
Conosco un sacco di musulmani equilibrati e sereni: lei scambia il fanatismo malato che l'ha oppresso con l'islamismo.
La smetta di lamentarsi e ricominci a vivere.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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dopo
Utente
Utente
Quindi lei mi sta rassicurando che la cosa è risolvibile solamente grazie ad uno psicologo? O c'è la possibilità che mi serva anche un neurologo e uno psichiatra?
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 113
Gentile utente,
come posso sapere, senza test e senza alcun colloquio clinico, questi particolari?
Le psicoterapie, così come i traumi, incidono strutturalmente e funzionalmente ("fisicamente", come dice lei) sul cervello, come dimostrano la risonanza magnetica e altri strumenti di neuroimaging.
Lei stesso sostiene, giustamente, che le sofferenze le hanno danneggiato il cervello; quindi le hanno nuociuto parole e azioni. Adesso ritiene che le parole e le azioni non abbiano più efficacia? Servono a danneggiare, ma non a guarire?
Se poi per la sua guarigione saranno necessari altre consulenze, ed eventualmente farmaci, lo dirà lo psicologo che la prenderà in cura.
Io le faccio molti auguri.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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