Superare ansia e panico

Ho 27 anni e dall’estate del 2018 ho iniziato a soffrire di crisi d’ansia ed episodi di agorafobia.

In quell’anno la causa era stata una dolorosissima delusione amorosa, dalla quale poi mi sono lentamente ripresa, pur se con difficoltà enormi.
Manifestavo l’ansia e il senso di rifiuto subito a livello gastrico, percependo quotidianamente nausea e sensazioni di vuoto e derealizzazione.

Nell’estate del 2019 la situazione cambiò, dopo tanta fatica e sofferenza emotiva (e un periodo di circa 10 mesi in cui non accusavo più grandi problemi ansiosi) avevo avvertito quello che fu un attacco d’ansia mentre ero seduta da sola in un bar a bere qualcosa.
Mi sentivo come se non dovessi essere lì in quel momento, avvertivo un forte vuoto mentale e mi sentivo prossima a svenire, anche se avevo i battiti cardiaci molto alti.
Scappai da quel luogo senza domandarmi il perché e non si è più ripetuto nulla del genere finché, a metà luglio dello scorso anno, una forte crisi di panico mi si ripresentò al supermercato, costringendomi a fuggire.
Dal 2019 al 2020 sono subentrati dei cambiamenti, non tutti positivi: nuova situazione sentimentale, difficoltà ad accettare l’arrivo di un nuovo membro in famiglia, una malattia grave di mia madre, la pandemia e la quarantena.
Da quando la scorsa estate ho avuto quell’attacco, vivo male.
Per molti mesi non sono riuscita ad entrare in luoghi come supermercati o bar, o ad allontanarmi di casa senza sentire forte angoscia e terrore di morire/impazzire.
Dopo enormi sforzi, facendomi violenza (esponendomi volontariamente a situazioni percepite come rischiose), sono riuscita a migliorare e ad entrare in luoghi prima per me inaccessibili.
Però mi sento ancora bloccata: non riesco s vivere come vorrei, se sono in bicicletta o fuori casa da sola arrivano spesso pensieri di morte e non mi fido delle mie forze.
Mi sento stanca, agitata e senza certezze, e faccio tante cose per non pensare a questo malessere.
Inoltre, non riesco più a vivere la socialità serenamente: evito i contesti sociali in presenza perché ho paura di avere una crisi ansiosa, svenire e di risultare pazza o debole.
Ho seguito dei consigli con una terapia cognitiva comportamentale breve, ma confesso di essermi sentita giudicata e la cosa mi fa soffrire.
Cosa posso fare?
Vi ringrazio di cuore.
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 492 45
Gentile Utente,

quando si soffre a causa di un disturbo d'ansia e di panico, purtroppo è del tutto normale mettere in atto delle condotte tali che apparentemente hanno la finalità immediata di abbassare il livello d'ansia. Mi riferisco, ad esempio, alle condotte di evitamento, attuate sia per paura che l'evento possa ricapitare, sia perchè maggiormente rassicuranti.

Ovviamente questo schema deve poi essere spezzato per poter fare in modo che il paziente riesca a riprendere la propria vita serenamente.

Lei scrive: "Ho seguito dei consigli con una terapia cognitiva comportamentale breve, ma confesso di essermi sentita giudicata e la cosa mi fa soffrire."

Posso chiederLe che cosa è successo in questa circostanza?
Che tipo di "consigli" Le sono stati dati?

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gent.ma dott.ssa

La ringrazio per la sua risposta.
In merito a quanto mi ha scritto sulle condotte di evitamento, rompere lo schema evitante è stata la prima cosa a cui ho voluto dedicarmi perché sapevo che era l’unico gesto realmente valido ai fini di un recupero visibile di un equilibrio che sentivo ormai perduto.

Ad oggi ho molta difficoltà a sentirmi serena come una volta e mi chiedo sempre il perché, forse mi sento inadatta ai cambiamenti oppure ho represso tante contrarietà mia espresse.

Sulla mia esperienza, i principali consigli che mi erano stati dati riguardavano la riformulazione di certi schemi mentali disfunzionali, certamente importanti (l’esposizione graduale ad esempio).
Ciò che mi ha ferita nel particolare fu un’osservazione che ho percepito come giudicante (e lo è), vale a dire che non devo aver paura di vivere per la paura di morire. In verità io vivo esattamente questa paura, e purtroppo per me è assai facile sentire apprensione e giudizio in questa sfera che vedo come fragile.

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