Data: 27.10.18 27.10.18

Sede: Sala G. Canton Via Cartigliana 125/C (BASSANO DEL GRAPPA - VI)

Crediti ECM: 9,1

Presentazione:
I disturbi alimentari sono caratterizzati sul piano clinico da diversi tipi di comportamento, che a volte possono apparire antitetici in una relazione in cui l’uno esclude l’altro, altre in cui i termini dell’antitesi sono contemporaneamente presenti in un’ottica quasi sinergica: il rifiuto pressoché assoluto del cibo può escludere o alternarsi ad abbuffate, la ricerca spasmodica di alcune tipologie di alimenti può lasciare spazio ad un atteggiamento indifferente e passivo, la sensazione di inappetenza può combinarsi con quella di insaziabilità. Queste modalità comunque relazionali - la persona è in relazione con “l’altro”, che il cibo simbolicamente rappresenta - tendono ad esprimersi in forme esclusive in età più precoce pur non essendo esclusive di una specifica età. Il tema della nutrizione e dell’alimentazione può essere dunque una forma di disagio che può cominciare fin dalla più tenera età con la difficoltà o il rifiuto all’allattamento, fino alle situazioni di rifiuto ad alimentarsi in età geriatrica. Allora, che cosa sono i disturbi dell’alimentazione, che significato affettivo-relazionale possono avere nelle diverse fasi evolutive? Un rapporto difficile con il cibo nell’infanzia è altro o il medesimo rispetto a quello dell’adolescenza? Che senso questo rapporto acquisisce nelle condotte ortoressiche ormai sempre più frequenti in età adulta? La complessità e vastità del tema ci porta inoltre a chiederci che tipi di interventi, sia preventivi che terapeutici, possano essere più utili ed efficaci: dal sostegno, alla terapia psicologica, a quella farmacologica. Con questo convegno vogliamo porre l’attenzione sulle questioni cliniche e sui pattern sintomatologici che i disturbi dell’alimentazione possono acquisire nel tempo, e sui significati che possono avere nelle diverse fasi evolutive; una parte della nostra riflessione vuole inoltre rivolgersi anche a chi si prende cura in prima persona di chi soffre: pediatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, psicoterapeuti, infermieri, educatori, assistenti sociali, medici di famiglia, psichiatri e geriatri. La riflessione sul significato di tali disturbi è la via principale per dare un senso al nostro operare sia su un piano di assistenza che più strettamente terapeutico.

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