L'essere umano è orientato visivamente e si fida più della propria vista che di altri sensi. Ma è vero che “gli occhi sono lo specchio dell’anima”? Quanto l’uomo riesca a valutare le intenzioni del suo “interessato” attraverso gli occhi è oggetto di studio di varie discipline, compresa la psicologia. Ecco alcune ricerche interessanti sullo sguardo e sul movimento degli occhi

1) Introduzione

Alle volte “basta uno sguardo per capire” quello che nascondono gli occhi, e se è vero che “gli occhi sono lo specchio dell’anima”, allora gli autori di questi aforismi, sono riusciti a cogliere negli occhi un significato profondo.

Un fatto è certo: gli uomini sono esseri orientati visivamente e si fidano più della vista che di altri sensi. Per interpretare il comportamento degli altri, guardano volentieri negli occhi.

Li considerano così tanto affidabili da poter riconoscere attraverso questo organo di senso la bramosia, l’ira e la gioia. Si pensa, soprattutto, che le parole possano ingannare mentre “gli occhi non mentono mai”. Non solo gli occhi dell’altro trasmettono più di mille parole ma anche il suo sguardo è denso di significati.

Quanto l’uomo riesca a valutare fino in fondo le intenzioni del suo “interessato” attraverso gli occhi è un campo che appassiona da sempre gli studiosi delle scienze umanistiche. Attraverso le ricerche più recenti sui movimenti oculari il presente articolo si pone come un contributo prezioso sul tema.

Dapprima si approfondiscono quali sono i comportamenti tipici degli occhi in concomitanza a situazioni stressanti (dinamica della menzogne e contesto di conoscenza di partner amoroso). Dopodichè si esplora l’ipotesi di una correlazione tra movimento degli occhi e tratti caratteriali, avvalendosi degli studi promettenti della psicologia applicata.

2) Il valore comunicativo degli occhi

a) Il contatto oculare nella dinamica della menzogna

In generale le persone sono convinte che il loro interlocutore quando “nasconde qualcosa” non le possa guardare negli occhi perché fermato da una sensazione di vergogna o di colpa. Gli scienziati hanno trovato tuttavia alcuni “schemi” di comportamento degli occhi che vanno a confutare questa convinzione.

Secondo Jeffrey Walczyk, psicologo alla Louisiana Tech University a Ruston, le persone che mentono non presentano movimenti oculari particolari. I loro occhi rimangono relativamente immobili.

Questo comportamento si spiega attraverso il concetto di dispendio cognitivo.

Le attività mentali implicate nel formulare idee menzognere sarebbero più complesse e richiederebbero più risorse interne di quelle coinvolte nell’elaborare la verità. Per risultare convincenti bisogna infatti inventare una storia che si adatti alle informazioni che l’altro già conosce, una storia che non dia adito a contraddizioni. Si presume, pertanto, che nella situazione di menzogna l’interessato non prenda in considerazione gli input “esterni” perché questi lo distolgono dal pensiero e dalla coerenza della sua narrazione.

Quando si raccontano frottole si tenderebbe piuttosto a fissare in maniera preponderante lo sguardo dell’interessato allo scopo di concentrarsi più a fondo sulla struttura interna del racconto fittizio.

Nel 2012 Walczyk, coadiuvato dalla sua squadra di lavoro, mostrò a dei volontari una serie di video di storie criminali. Successivamente, i volontari furono interrogati sugli avvenimenti in qualità di testimoni oculari. Ad una parte di loro fu chiesto di riportare la dinamica del crimine in modo oggettivo rispondendo, se necessario, a delle domande. Alla parte restante dei volontari fu chiesto, invece, di mentire sui fatti.

Coloro i quali erano chiamati a spargere informazioni non veritiere risultavano anche i più lenti nelle risposte. La frequenza dei loro movimenti oculari era minore rispetto l’altro gruppo.

I risultati dello studio confermano quindi le aspettative degli psicologi.

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Le bugie hanno le pupille dilatate

Gli occhi “mascherano” la verità anche in un altro modo. Nell’atto del mentire, si assiste alla dilatazione delle pupille, questo perché sembrano entrare i gioco le situazioni di stress. Si deve prestare attenzione a non farsi scoprire.

Ciò metterebbe in allarme l’organismo del soggetto il quale si organizza per fornire una risposta più accettabile possibile allo scopo di non far passare il suo intento fraudolento.

Sotto il profilo biologico avviene l’attivazione di due forze antagoniste del sistema nervoso autonomo: mentre la parte parasimpatica si rilassa e il battito cardiaco e la respirazione diventano più lenti, il sistema nervoso simpatico si attiva mettendo in moto i meccanismi fisiologici tipici della reazione di attacco e fuga.

In questo contesto si manifesta dunque la dilatazione delle pupille che spiega il perché le persone fanno trapelare, nel momento in cui riportano la loro bugia, diversi segnali di tensione del corpo.

 

b) Il contatto oculare nella dinamica amorosa

Gli occhi e gli sguardi giocano un ruolo particolarmente importante durante la dinamica di seduzione. Sono spesso l’inizio di quello che poi si trasforma in un vincolo sentimentale.

Le persone coinvolte in questa dinamica sono interessate soprattutto a conoscere se il loro partner ambisce ad avere solo rapporti sessuali oppure se è interessato ad un legame più profondo.

La cornice in cui si svolge il primo appuntamento offre già dei segnali importanti per capire le possibili evoluzioni dell’incontro, tuttavia, gli occhi hanno il ruolo più importante.

Dove guardano gli occhi dell’uomo e quelli della donna?

Stephanie Cacioppo, psicologa dell’università di Chicago, coadiuvata dalle sue assistenti, ha tentato di dare una risposta a questa domanda attraverso la presentazione ai dei volontari di foto che rappresentavano coppie eterosessuali.

Alcune di queste ritraevano volti di persone che si guardavano e interagivano reciprocamente, altre riprendevano coppie che mostravano chiaramente intenzioni sessuali.

Ai volontari fu chiesto di riferire le emozioni suscitate dalle foto.
Riassumiamo sinteticamente i risultati più significativi dello studio:

  • Le foto che suscitavano maggiori emozioni romantiche erano quelle in cui le parti della coppia si fissavano, più spesso e più a lungo, nel viso.
  • Le foto che suscitavano l’interesse sessuale erano soprattutto quelle in cui le coppie indirizzavano lo sguardo verso il resto del corpo.

Non solo gli occhi ma anche gli attributi dello sguardo veicolano messaggi importanti per i volontari dell’esperimento. Lo sguardo può segnalare il desiderio di stabilire un legame di amicizia oppure offrire impressioni che vanno a favore di un legame sentimentale.

Omri Gillath, aiutato dai suoi assistenti dell’Università del Kansas (Lawrence), sottopose a dei volontari, equamente distribuiti fra i sessi, fotografie di soggetti maschili e femminili.

Questi ultimi erano invitati a guardare delle foto e, successivamente, a stimare il tipo di legame (amichevole o sentimentale) che avrebbero preferito instaurare in futuro con la persona della foto.

Per prima cosa l’indagine ha evidenziato differenze relative all’orientamento dello sguardo dipendenti dal genere sessuale del partecipante. Differenze significative furono riscontrate anche in riferimento alla variabile “legame sentimentale” del soggetto sperimentale.

Di seguito riferiamo le conclusioni dello studio:

  • In generale, mentre i soggetti maschili concentravano di più il loro sguardo sul seno, il girovita e l’anca femminile mentre i soggetti femminili guardavano di più il petto e il viso maschile.
  • I soggetti single osservavano le foto di possibili partner sentimentali in modo più preciso rispetto a i soggetti che erano vincolati da un legame sentimentale.
  • Nel considerare un possibile partner sentimentale, tutti i soggetti (indipendente dal loro genere) guardavano più a lungo il viso e il petto. Nel considerare un possibile legame di amicizia mostravano invece una preferenza per le gambe e i piedi.

Omri Gillath commenta i suoi risultati in questo modo: il fatto di focalizzarsi sul viso nella circostanza di scelta di un possibile partner amoroso, è collegato ad un significato particolare: nel volto umano si cercano soprattutto indici sul livello di apertura dell’altro ma anche informazioni se la controparte dispone o no di buoni geni atti alla riproduzione.

Soprattutto la simmetria del volto sembra giocare un ruolo sul grado di attrazione sentimentale. Le persone comuni non hanno piena consapevolezza di ciò ma comparano costantemente i due lati del viso delle persone, per stimare il potenziale genetico del loro possibile partner sentimentale.

 

3) Esiste una relazione tra movimento degli occhi e personalità?

Stato dell’arte della ricerca psicologica
I movimenti degli occhi del nostro interlocutore possono offrire informazioni sulla sua personalità?

Il ricercatore Reza Shadmehr Ph.D., professore di ingegneria biomedica e neuroscienza alla Johns Hopkins University, assieme alla sua equipe, ha tentato di rispondere a questa domanda. Lui era interessato a capire, ad esempio, perché alcune persone, quando sono sottoposte a situazioni comuni di stress, sono disposte ad aspettare e altre persone no.

Lo scienziato si chiedeva ad esempio:

  • "Quando vado in panetteria e vedo una lunga fila, come decido quanto tempo sono disposto a stare lì?"
  • "Le persone, che si allontanano per prime dalla fila, sono anche quelle che tendono a parlare e camminare più velocemente?”
  • “Forse questo schema di comportamento non è altro che il loro modo di soppesare tempo/benefici?”

Per rispondere a queste domande, il team di Shadmehr ha usato movimenti oculari molto semplici, atti a circoscrivere i passaggi fulminei (nell’ordine di millisecondi) degli occhi tra diversi punti di fissazione, le saccadi.

La saccade è un movimento tipico dell'occhio. L'uomo esegue mediamente 3-4 saccadi al secondo.
I movimenti saccadici vengono eseguiti per portare una regione inizialmente periferica al centro del campo visivo (nella fovea).
La differenza spaziale tra la regione periferica di interesse e la fovea è detta ampiezza della saccade.
In media vengono eseguite durante la veglia circa 150.000 saccadi al giorno


L’esperimento si divide in più fasi:

  • A dei volontari fu chiesto inizialmente di guardare uno schermo su cui apparivano dei punti uno alla volta (prima su un lato e poi sull'altro lato dello schermo, e viceversa). Una telecamera registrava nel frattempo i movimenti saccadici.
    I ricercatori trovarono una variabilità interindividuale significativa nella velocità della saccade ma scarse differenze intraindividuale se i soggetti erano testati in tempi e giorni diversi.
    Shadmehr e il suo team hanno concluso che la velocità delle saccadi sembra essere un attributo specifico della persona: alcune persone manifestano schemi di comportamento saccadico veloce e altri più lento.
  • Per determinare se la velocità della saccade fosse correlata con il processo decisionale e l'impulsività, i volontari furono invitati a guardare di nuovo lo schermo. Questa volta, ricevettero comandi visivi per guardare a destra o a sinistra. Quando rispondevano in modo errato, veniva emesso un segnale acustico.
    Dopo essersi abituati a quella parte del test, venivano avvisati che durante il successivo round di test, se avessero seguito immediatamente il comando, si sarebbero sbagliati il 25% delle volte. In questi casi, dopo un lasso di tempo indeterminato, il primo comando sarebbe stato sostituito da un secondo comando per guardare nella direzione opposta.
    Per individuare esattamente per quanto tempo ciascun volontario era disposto ad aspettare per migliorare la propria accuratezza in quella fase del test, i ricercatori hanno modificato il periodo di tempo tra i due comandi sulla base della precedente decisione del volontario.

    Questa seconda fase dell’esperimento mise in evidenza una connessione tra la velocità del movimento saccadico e la capacità di saper aspettare del partecipante. Quando la velocità dei movimenti oculari dei volontari fu confrontata con la loro impulsività durante il test di pazienza, si evidenziò una forte correlazione.
    Sembra che le persone, che presentano movimenti saccadici veloci, siano anche quelle meno propense ad aspettare.
    L’ipotesi di Shadmehr è che ci possa essere un legame fondamentale tra il modo in cui il sistema nervoso valuta il tempo e la ricompensa nel controllare i movimenti e nel prendere decisioni. La decisione di muoversi è dunque motivata dalla voglia di migliorare la propria situazione, che è un fattore decisivo anche nel processo decisionale più complesso.

John Rauthmann, psicologo all’ Università di Lubecca, indagò la presenza di eventuali legami tra movimento oculare e tratti di personalità attraverso la presentazione di animazioni geometriche al computer.

L’idea implicita era di esplorare nei soggetti reclutati le dimensioni di base della personalità secondo la teoria dei Big Five* (McCrae e Costa) e di osservare le peculiarità delle saccadi.

Precisamente i tratti di personalità analizzati furono:

  • “Estroversione”,
  • “Adattabilità”,
  • “Apertura verso nuove esperienze”,
  • ”Coscienziosità” e
  • “Nevroticismo”.

I risultati di questa indagine misero in luce:

  • > attività delle saccadi in presenza di punteggi alti di “Estroversione” ed “Apertura a nuove esperienze”.
  • < attività delle saccadi in presenza di punteggi alti di “Nevroticismo”

I soggetti che avevano ottenuto alti valori di labilità emotiva (“Nevroticismo”) presentavano la tendenza a mantenere lo sguardo più a lungo sui dettagli dell’oggetto. Avrebbero bisogno di più tempo per elaborare gli stimoli e discriminare le informazioni “negative” del singolo elemento.

Rauthmann e il suo gruppo di lavoro commentano questi risultati con cautela: “le nostre ricerche di laboratorio sono relativamente lontane dall’ambiente di vita delle persone, mentre sarebbe utile fare ricerca su setting naturali, appoggiandosi per l’elaborazione dei dati anche ai logaritmi”.


Il professore Andreas Bulling (Max-Planck-Institut für Informatik a Saarbrücken) esplorò con l’ausilio di un logaritmo l’associazione tra movimenti oculari e personalità in uno scenario naturale. Il logaritmo formulato serviva per predire dai movimenti degli occhi le caratteristiche di personalità dei soggetti.

Di seguito si descrivono i passaggi dell’esperimento:

  • A 42 volontari venivano applicati degli apparecchi che misuravano il tracciato dell’occhio (dilatazione delle pupille e frequenza degli ammiccamenti).
  • I volontari erano poi invitati a fare una passeggiata e delle compere (dieci minuti totali) all’interno del Campus e dei suoi negozi.
  • Infine i volontari tornavano nel laboratorio e compilavano i questionari di personalità.

Nel complesso il software che misurava i tracciati degli occhi riusciva a predire quattro dimensioni dei Big Five su cinque. Le capacità di previsione erano maggiori per la dimensione “Estroversione” e “Apertura verso nuove esperienze” (48%).

Anche per questo studio gli scienziati non riuscirono a giungere a conclusioni certe rispetto a quale movimento dello sguardo è collegato con il singolo tratto caratteriale. La previsione si lega sempre ad un gruppo di caratteristiche.

Se da un lato Bulling riconosce che il suo algoritmo non è “pronto” per l’utilizzazione fuori del laboratorio (il comportamento delle persone è più complesso di quanto si possa pensare), lo scienziato è sicuro che la personalità abbia effetti importanti sull'esplicarsi dello sguardo. Inoltre è probabile che variabili di tipo “circostanziale” abbiano giocato un ruolo nella sua ricerca (ad esempio lo stato dell’umore e il riposo notturno prima dell’esperimento). 

4) Riflessioni finali e conclusione

L’importanza del contatto visivo nelle relazioni interpersonali trova ampio riscontro nella letteratura psicologica.

Spesso si parla nel gergo comune di «contatto oculare», di «sguardo», di «atteggiamento», riferendosi ad aspetti che presentano sicuramente delle aree di sovrapposizione, ma che ciò nondimeno non possono essere considerati del tutto sovrapponibili. Se è vero che il contatto degli occhi è particolarmente rilevante nelle relazioni è altrettanto vero che esso assume sfaccettature diverse nel corso di tutto lo sviluppo fino alla fase più adulta.

Tutti gli individui costruiscono nella loro mente la “realtà sociale” e nel farlo attribuiscono un significato emozionale non tanto a un singolo comportamento, ma a una configurazione complessa nel cui ambito vanno ad inserirsi più aspetti.

In aggiunta, cioè, al suo sguardo ci sono altri segnali del corpo (come la mimica, l’intonazione della voce, la postura e così via). 

Il presente articolo non ha preteso di offrire una trattazione esaustiva sull’argomento (tanto interessante quanto complesso) della comunicazione “non verbale”. L’intento era piuttosto rivolto ad offrire un contributo seppur limitato allo studio della comunicazione oculare servendosi, in particolare, della ricerca sulle saccadi ritenuta dalla sottoscritta un campo promettente della psicologia applicata.

Bibliografia

  • Gillath, O. Et al.: Eye movements when looking at potential friends and romantic partners. Archives of Sexual Behavior 46, 2017.
  • Hoppe, S. Et al.: “Eye movements during everyday behavior predict personality traits. Frontiers in Human Neuroscience 12, 2018.
    Rauthmann, J.F. et al.: Eyes as windows to the soul: gazing behavior ist related to personality. Journal of Research in Personality 46,2012.
  • Walczyk, J.J. et al.: Lie detection by inducing cognitive load: eye movements and other cues to the false answers of to crimes. Criminal Justice and Behavior 39, 2012.
  • http://www.treccani.it/enciclopedia/saccade_%28Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica%29/

 

* Per approfondimento sulla Teoria dei Big Five:
https://www.stateofmind.it/2016/02/big-five-personalita/