L’utilizzo dello Smartphone è divenuto parte integrante del quotidiano di molti giovani, portandoli ad essere in costante contatto con i coetanei e il resto del mondo. Si chatta, si posta, si commenta, si condivide e si formano "connessioni" amorose. I giovani cibernauti sono diventati sessualmente più disinibiti delle generazioni passate? Se da un lato gli studi sull’intimità degli adolescenti mettono in luce nuove tendenze sessuali e modalità apparentemente più libere e disinvolte di vivere la sfera affettiva e relazionale nell’era digitale, dall' altro le ricerche condotte sul campo della vita reale mettono in luce un profilo altro di adolescente, che si caratterizza per una maggiore attenzione a salvaguardare la propria intimità e per un senso di pudore più marcato rispetto alle generazioni precedenti.

Introduzione

L'utilizzo dello smartphone è diventato parte integrante della quotidianità di molti di noi. Adolescenti e non usano i "Social" per connettersi con i coetanei e il resto del mondo. Su Istagram, WhatsApp ecc. si chatta, si posta, si linka, si condivide, si commenta e tanto altro ancora. I giovani navigatori del web sono diventati sessualmente più disinibiti delle generazioni passate?

Partendo da una rassegna di studi internazionali (che mira ad offrire una panoramica globale sull’età della “prima volta” nel mondo) si è passato successivamente ad analizzare il comportamento sessuale messo in atto dagli adolescenti e dai giovani all’interno delle piattaforme virtuali. Si sono approfondite, quindi, le rappresentazioni del corpo ed in particolare la dimensione attuale di vergogna rispetto l'aspetto fisico.

Nuovi codici comunicativi istituzionalizzati nell’online cedono il passo ad una socialità di tipo digitale offuscando di fatto la rappresentazione di "animale sociale" dell’adolescente.

Una socialità alternativa, quindi, caratterizzata da una ridotta esperienza relazionale dal vivo che limita di fatto la sua esperienza del corpo. Questi e altri temi vengono trattati in un articolo che offre spunti più generali alla riflessione comune sui rischi connessi all'utilizzo del web in adolescenza, momento della vita in cui vi è maggiore propensione ad esporsi a rischi e vulnerabilità



1) Sesso: cresce l'età della "prima volta"

Alcuni dati globali

Quasi la metà della popolazione giovanile nipponica (di età compresa tra i 18 e i 34 anni) è vergine. La classe di single riguarderebbe il 70% dei maschi e il 60% delle donne. Queste persone si dedicherebbero ad altre forme di sessualità, probabilmente tramite l'uso di internet o bambole robot, oppure punterebbero alla loro auto-realizzazione.

Lo scenario appena descritto non ha a che fare con le previsioni di un futuro bizzarro in Giappone. Piuttosto, si tratta di dati del 2015, provenienti dal National Institute of Population and Social Security Research. Già nel 1987 gli scienziati sociali giapponesi constatarono un interesse calante da parte dei giovani alla relazione coniugale, sessuale e in generale alla vita di coppia con rilevanti conseguenze sul versante demografico e sociale.

Il primo ministro Shinzo Abe riferisce di un atteggiamento crescente di indifferenza per il tema della sessualità (vista come opportunità di procreazione) da parte dei giovani:

"Nell'età migliore per la fecondità, le persone ignorano in modo crescente il richiamo alla procreazione senza darsi alcuna preoccupazione di ciò". 

E se da un lato single è bello, dall’altro il premier del governo nipponico è preoccupato per quella che sembra essere la conferma di una sempre più diffusa tendenza all’apatia sessuale, vista come incapacità ad affrontare i cambiamenti e operare scelte di procreamento.

L’incremento delle nascite è tra i principali obiettivi di Shinzo Abe che si augura di portare, entro il 2025, il tasso di fertilità dall’attuale 1,4% a un 1,8% attraverso incentivi sulle nascite e investimenti sugli asili nidi.

Il Giappone non è un caso isolato. Anche negli USA, in Australia e in Europa il trend attuale va in direzione di una sessualità sempre più tardiva se non saltuaria.

Gli studi britannici, condotti su una popolazione di età compresa tra i 16 e i 44 anni, evidenziano un andamento decrescente dei rapporti sessuali. Nel 2001 la frequenza media era di 6 volte al mese, mentre nel 2012 questa percentuale era scesa a meno di 5 volte al mese.

Anche gli studi condotti su scala nazionale nella Svezia, tradizionalmente libertina, rivelano una vita sessuale più “povera” rispetto al ventennio passato.

Gli studi sulla popolazione olandese riportano un'aumento della soglia di età del primo rapporto. Precisamente nel 2012 l'età media era di 17.1 anni, mentre nel 2017 l'età del primo rapporto sale a 18.6 anni. È quanto risulta da uno studio della Rutgers foundation, che ha coinvolto un campione di 20.000 under 25 olandesi.

Per il momento, tuttavia, è difficile avanzare un'ipotesi sulla causa di questa crescita. Una ragione potrebbe risiedere nella grande diffusione dei social network. La ricercatrice Hanneke de Graaf (2015) riferisce a questo proposito che i ragazzi passano sempre più ore su WhatsApp e Instagram, precludendosi di fatto il tempo per approcci diretti.

 

In Italia il trend è lo stesso.

I dati raccolti sulla popolazione giovanile olandese non sono in controtendenza rispetto a quanto sta avvenendo nel Bel Paese. In Italia, secondo i dati del Censis, l’età media della "prima volta" è tornata a posizionarsi intorno ai 17 anni. Un dato anche questo in controtendenza rispetto a qualche anno fa: nel 2014, infatti, l’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’Infanzia e dell’Adolescenza aveva lanciato l’allarme. All’epoca circa un giovane su cinque riferiva di aver avuto il primo rapporto sessuale intorno ai 14 anni, un dato che suscitava perplessità dato che, fino a poco tempo prima, non si era mai scesi sotto i 16 anni.

In Italia come negli Stati Uniti sembra che l'uso di Internet abbia portato glia adolescenti ad interagire meno tra di loro e di conseguenza a ritardare l'età della prima volta.

A crescere non è solo l'età del primo rapporto sessuale ma anche quella del matrimonio e questo dato unisce tutto il continente europeo.

A riferirlo è l’Eurostat che mette in luce come nel 1990, nei Paesi Bassi, chi pronunciava il fatidico “sì” aveva in media 26 anni mentre nel 2015 l'età era salita a quasi 31 anni.

In Italia il trend è similare: all'inzio degli anni Novanta ci si presentava all’altare poco prima dei 26 anni, mentre nel 2015 la media di età si era spostata di sei anni più avanti.

Ad essere in vetta alla classifica dei Paesi europei un cui ci si sposa più tardi ci sono Svezia (33,6) e Spagna (32,7), mentre il premio dei più precoci d’Europa va a Polonia e Romania dove attualmente la soglia di età delle donne che convengono a nozze si attesta ancora sotto i trenta anni.


Il Rapporto Censis-Bayer (2019)

Un contributo interessante al tema "sessualità in Italia" è dato dal Rapporto Censis-Bayer. Il rapporto offre una fotografia molto dettagliata della vita privata delle coppie e dei single, riferisce Francesco Maietta, responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis (Roma, 23.05.2019).

Lo studio offre molteplici spunti alla riflessione perchè si focalizza su una fascia ampia di età (tra 18 e i 40 anni). Inoltre, questa indagine riveste un ruolo di primo piano per quanto riguarda l'informazione contraccettiva e soprattutto la ricerca a favore della salute femminile.

I risultati del rapporto Censis-Bayer 2019 si distanziano di 20 anni dal precedente “grande” studio Censis sulla sessualità italiana.

Alcuni risultati importanti del Rapporto Censis-Bayer vengono riportati di seguito:

  • Attualmente la gamma delle pratiche sessuali in Italia è molto articolata.
    Dal rapporto Censis-Bayer risulta, precisamente, che il 80,7% dei 18-40enni pratica il sesso orale,il 67% pratica la masturbazione reciproca, il 46,9% usa un linguaggio osceno durante i rapporti, mentre il 13,1% ha rapporti sessuali a tre o più persone.

  • La frontiera della trasgressione si è spostata in avanti.
    Il sesso degli italiani è più variegato e viene praticato con più partner. Il numero di partner sessuali raggiunti a quarant'anni è circa 6 (precisamente 4 partner per le donne e 7 per gli uomini).

  • Attualmente si fa più ricorso al dating e si finisce prima a letto.

  • La pornografia è ormai uscita dalla sfera del proibito ed entra sempre più nel mainstream sessuale e nella discussione comune delle coppie stabili, facilitata dall'accesso ad internet, gratuito, immediato e di massa.
    Mentre il 61,2% degli italiani, di età compresa tra 18 e 40 anni, guarda video porno da solo, il 25,2% lo fa in coppia. Il web è diventato il principale "influencer"(per una definizione del termine si veda la fonte presente in sitografia).
    In altre parole, la grande rete esercita una forte influenza sull’immaginario sessuale collettivo, sui comportamenti e sui canoni estetici, superando i tabù di pratiche sessuali inconfessabili vent’anni fa. Antichi pudori, tabù e reticenze hanno tolto il "velo" e la trasgressione ora appare istituzionalizzata.

  • Infine un dato del Rapporto Censis-Bayer, che attira l'attenzione, è quello sull'uso della contraccezione: il 63,3% delle coppie dichiara di avere rapporti sessuali non protetti.
    Mentre il 22,5% dei soggetti 18-40enni dichiara di non avere il contraccettivo a disposizione nel momento del rapporto, 17.9% riferisce di non usarlo, pensando di non avere probabilità di incorrere in gravidanze indesiderate. Infine, il 15.1 % riporta che a decidere di non usare precauzioni era stato il partner del rapporto sessuale.
     

2) Approccio "online" alla sessualità in adolescenza

Attualmente l'educazione del corpo è ostacolata dalla presenza massiva e dall'uso smodato delle tecnologie, da stili alimentari e di vita poco sani e dall'aumento di comportamenti disfunzionali che riguardano ad esempio l'attività fisica (troppa attività oppure l'inactivity lifestyle).

Questi sono solo alcuni aspetti di una condizione socio-culturale che sembra ormai far sbiadire la rappresentazione dell'individuo come "animale sociale" cedendo il passo ad una socialità di tipo digitale, caratterizzata da una ridotta esperienza relazionale dal vivo che limita, di fatto, le esperienze del corpo a partire dai primi anni di vita.

Le ricerche di settore hanno evidenziato come l'utilizzo di dispositivi come smartphone e tablet abbia provocato un cambiamento nell'approccio alla sessualità in adolescenza e oltre.

Quali sono gli atteggiamenti dei giovani verso il proprio corpo e come vivono oggi l'esperienza della fisicità con un'altra persona?


Il corpo linkato
Gli adolescenti, e non solo, investono molto tempo nel mondo digitale. Su Istagram, WhatsApp e in generale sui Social si intrattengono chattando, postando, dividendo, commentando, inscenando e mascherando, linkando e togliendo link. E’ all'interno delle reti sociali virtuali che offrono la visibilità di se stessi.

Irene Schulz, specialista di pedagogia mediale all'Università di Weimer, definisce il selfie come il mezzo utilizzato per mettersi in luce e il like la "moneta" che ne quantifica il valore.

Il selfie, termine derivato dalla lingua inglese, è un autoritratto realizzato attraverso uno smartphone, un tablet o un qualsiesi dispositivo elettronico atto a contenere una webcam che si punta verso se stessi o verso uno specchio e condiviso sui social network.

Proprio questa dimensione social ( ovvero di condivisione di immagini nei siti di relazione sociale) distingue il selfie dall'autoritratto ai fini artistici (Enciclopedia Treccani). Agli adolescenti non basterebbe, quindi, recepire i modelli e ideali di bellezza attraverso i media ma vogliono riprodurli nell'online attraverso il corpo linkato.

Chi segue la serie tedesca “Germany’s Next Topmodel” può “fare amicizia” (attraverso Facebook, Twitter e Instagram) con gli attori e commentare il loro comportamento. Ispirati da questi idoli televisivi raccolgono input per il loro agire quotidiano, come se le trame di questi personaggi fossero delle "istruzioni per l'uso" per la sceneggiatura di se stessi.

Il media rivestirebbe quindi un ruolo importante. Non solo si presenta come una guida per l'allacciamento dei contatti e la costruzione delle relazioni sociali ma va ad influenzare le connotazioni dell'immagine del corpo e sociale dell'adolescente.
Nel mettere in mostra il proprio corpo (attraverso scatti di foto e clip caricati online) i giovani si mostrano spesso in pose, atteggiamenti e con indumenti che influenzerebbero in un modo disorientativo i cliché sui ruoli. Mentre le ragazze si presentano impudiche, con la bocca in posizione bacio o in abiti succinti, i ragazzi si mostrano vestiti e in posa "training” a dar prova (sul piano visivo) del fatto di essere dei veri uomini (Schulz I., 2015).

Una caratteristica particolare del flirt online riguarda il sexting, termine di derivazione inglese che origina dal sostantivo sex ("sesso") e dalla forma verbale texting ("inviare SMS"). Il sexting consiste nella pratica diffusa di fotografarsi o di filmarsi con il telefonino nudi oppure in pose provocanti.

Nel fenomeno del sexting gli adolescenti maschi ricoprirebbero più facilmente il ruolo di riceventi dei messaggi fotografici. Loro sarebbero chiamati a rispondere alle informazioni richieste dalla controparte femminile (Schulz I., 2015). Le adolescenti femmine sono spesso le invianti del messaggio e le parti più coinvolte nella dinamica del sexting. Infatti, le foto trasmesse potrebbero essere utlizzate impropriamente, andando a compromettere la loro reputazione.

Tutto ciò che ruota attorno alla pratica del sexting riguarda la ricezione e/o la condivisione di messaggi (testo, foto o video) sessualmente espliciti o comunque riguardanti la sfera sessuale. L'assegnazione di visibilità a se stessi e non è in alcun modo uguale al contatto corporeo (reale) che avviene tra gli adolescenti.

Possiamo affermare che la pratica del sexting è un sostituto del "petting", rivisto in chiave tecnologica? Gli adolescenti digitalizzati preferiscono i touchscreen agli sfioramenti corporei, alle carezze e ai baci?

Il sexting è visto dalla maggior parte degli adolescenti come un preliminare, ovvero come una fase di avvicinamento al partner o alla persona di cui si nutre interesse. Tuttavia il media digitale (principalmente lo smartphone, ma anche il pc o un altro dispositivo elettronico) ricopre sempre più spesso la funzione di sostituto della conoscenza diretta, consentendo di eludere quindi il dialogo dal vivo (Schulz I., 2015).

Inoltre, molti giovani adottano nel tempo libero l'atteggiamento del "pantofolaio": si incontrerebbero meno con gli amici, e si intratterebbero meno tempo fuori casa con loro, rispetto alla generazione dei loro genitori.

Il "fenomeno del giovane pantofolaio" ha conseguenze rilevanti e prolungate nel tempo. E’ quanto risulta da una ricerca condotta dieci anni fa dall'Università della California. Le interviste, condotte su 2469 uomini e 5120 donne (di età compresa tra 25 e 45 anni), evidenziano l'età dei 25 anni come la soglia critica: se entro quell'età il/la giovane non ha ancora consumato il suo primo rapporto sessuale, sussiste la probabilità fondata che anche all'età di 45 anni la stessa persona sia ancora illibata (Twenge J.M., 2017).

3) Gli adolescenti e l'offline

Che gli adolescenti di oggi, nativi-digitali ed esperti di media, si mostrano insicuri quando si confrontano con esperienze quotidiane relative al loro corpo e al loro aspetto fisico, lo rivela uno studio del 2018 condotto dalla confederazione sportiva tedesca.

L'indagine, non rappresentativa, ha coinvolto gli insegnanti di ginnastica delle scuole del Niedersachsen in un intervista che mirava a far luce sulla dimensione corporea e il senso di pudore degli adolescenti durante le ore di educazione fisica.

Di seguito si elencano i risultati più salienti dello studio:

  • Il rapporto con il proprio corpo è visto come una sfida dalla maggior parte degli adolescenti.
  • Con il passaggio alla scuola superiore (dunque a partire dai 15 anni circa) si assiste ad un'attenzione crescente nei confronti del corpo.
  • Alcuni alunni non utilizzano solo le ore di ginnastica per fare attività fisica ma frequentano la palestra. Sul tappeto rotante e sugli attrezzi ginnici si impegnerebbero quindi nel modellare il proprio corpo, trasformando i cuscinetti di grasso in muscoli.
  • A scuola (negli spogliatoi e nelle cabine delle docce) i ragazzi si mostrerebbero invece riservati.
    Nel farsi la doccia alcuni porterebbero con sè la biancheria intima e il vestiario da bagno. Altri non farebbero nemmeno la doccia per la vergogna di mostrare il loro corpo nudo. Gli insegnanti riferiscono: «...attualmente la vergogna del corpo è chiaramente più accentuata rispetto ad una (e forse due) generazioni precedenti di alunni».

Questo sviluppo (del trend della vergogna) sembra accentuarsi con il cambio del millennio. E' quanto rivela un lavoro empirico dell'Università di Heidelberg condotto tramite lo strumento dell'intervista con un campione formato da 60 adolescenti di età compresa tra 14 e 16 anni.

L'indagine mirava ad indagare la dimensione di vergogna e il senso di pudore dell'adolescente, inteso come protezione del proprio corpo e quindi della propria intimità. I risultati delle interviste evidenziano reazioni più intense di vergogna collegate alla "nudità" rispetto ad altre situazioni pubbliche che hanno per contenuto un tema sessuale “inedito e colorito”.

La spiegazione degli scienziati (J. Rosenkranz e altri, 2000) è che la presenza costante della sessualità e la discussione in pubblico andrebbero ad "attutire" la reazione di vergogna sessuale successiva provata dall'adolescente. La situazione non andrebbe a coinvolgere la sua dimensione d'intimita ed a svalutare, eventualmente, il suo corpo.

Diversa sarebbe, invece, il contesto in cui l’adolescente espone le parti intime del suo corpo. In questo caso la vergogna sembra influenzata in particolare dalla distanza sociale esistente tra il giovane e i suoi compresenti. Si proverebbe meno vergogna quando ci si spoglia davanti al proprio partner intimo oppure ad una persona completamente estranea rispetto a quando ci si spoglia davanti ad altre persone (J. Rosenkranz e altri, 2000).

L'imperativo del corpo

I giovani si concentrano sul loro aspetto fisico e provano un senso di vergogna quando il loro corpo reale non corrisponde ai canoni di bellezza desiderati. Se la loro vita sessuale è scarsa o insoddisfacente, ciò verrebbe percepito dall’adolescente come un fatto non tanto gravoso (o per lo meno, come una condizione da sola non sufficiente a metterli a disagio in modo così intenso) come quello di mostrare ad altri un corpo sentito estraneo e indesiderato.

All’inadeguatezza della loro vita sessuale gli adolescenti cercherebbero di sopperire in un qualche modo attraverso l’utilizzo della pornografia.

Il sentirsi a disagio con il proprio corpo ha incrementato l'utilizzo di foto e la loro manipolazione attraverso programmi online di fotoritocco?

Secondo Nora Gaupp e Christian Lüders l'adolescente porta a termine (attraverso l’uso di questi strumenti digitali) il suo impegno di ottimizzazione del corpo. Il suo diventare lo sponsor di se stesso riguarderebbe tutti i settori della sua vita. Attraverso un lavoro di self-branding trasforma il suo "io" in un marchio per i media digitali. Per raggiungere questo scopo ambizioso diventa fondamentale per l'adolescente compiere sforzi nel mondo reale al fine di migliorare l'immagine esteriore (“Mach was aus dir!”,2016).

Alimentazione e sport sono temi comuni del mondo giovanile già a partire dai 14 anni. Tra coetanei, ad esempio, si parla degli sport più adatti a favorire la tonificazione muscolare e di come ci si deve alimentare in modo sano. Quasi un quarto dei teenagers 16-18enni frequentano la palestra. Spesso entrano nei centri fitness muniti di frequenzimetri al polso, contatore di passi e cose similari, i quali dovrebbero servire loro da rinforzo (costante) per le prestazioni ottimali (Studio Dr. Sommer, 2016).

Tra gli adolescenti maschi emerge il desiderio di un corpo muscoloso, che va spesso oltre il limite previsto dal loro peso corporeo.

Le ragazze si vedono più facilmente ciccione rispetto al modello di bellezza auspicato. Non di rado, si tratta di una percezione distorta del corpo. Il corpo si presenterebbe a loro più snello oppure più robusto del loro corpo "reale" (Trunk J.,2018).

Lo scopo di raggiungere uno stile di vita sano può dunque "offuscarsi" quando l'adolescente percepisce una discrepanza, che giudica negativa, tra l'immagine del suo corpo e l'immagine del corpo desiderato.

Le diete aumentano nel corso dell'adolescenza soprattutto tra le ragazze. Mentre a 11 anni solo 0.1% delle bambine (campione composto da 2492 adolescenti di età compresa tra 11 e 17 anni) risultavano aver intrapreso un regime dietetico la quota saliva fino al 45% a 17 anni!

Non solo: un terzo di queste ragazze 17enni sottoposte a dieta mostrava forme sub cliniche di problematiche alimentari (ad esempio, si percepivano troppo grasse e dichiaravano di volere assolutamente dimagrire, sebbene a livello medico non sussistesse la condizione di sovrappeso).

Non raramente si generavano negli anni disturbi manifesti di rilevanza clinica (anoressia, bulimia oppure binge eating). Anche un quarto dei maschi dello studio erano coinvolti in queste problematiche (rif. Studio Dr.-Sommer, su incarico della Rivista “Bravo”, 2016)

Ai comportamenti sopra menzionati rischiosi per la salute si aggiungono gli interventi di chirurgia estetica.
Il 40% delle femmine il 20% dei maschi del campione sopramenzionato accetterebbero in regalo dai genitori una operazione di chirurgia estetica volta a migliorare la loro bellezza fisica. Non sorprende che le generazioni più vecchie di questi campioni (i quali appartengono al gruppi di maggiorenni e oltre, precisamente i "18-30enni") acconsentano più facilmente ai trattamenti di chirurgia estetica.

Oltre a categorie di adolescenti che seguono comportamenti di uniformizzazione e di ottimizzazione del proprio corpo è da evidenziare anche l'esistenza di classi giovanili che si pongono in modo trasversale alla scena per il loro modo di apparire che cozza contro i cliché relativi al ruolo di genere.

Questa classe non riguarda solo le comunità virtuali omosessuali come il forum YoungGay ma anche il mondo normale della eterosessualità.
Un esempio? Nel 2018 è stata caricata su YouTube una canzone registrata da un gruppo di studentesse amburghesi con il sostegno di Pinkstinks (compagnia londinese fondata dalle gemelle Emma Moore e Abi Moore allo scopo di sensibilizzare su ciò che sostengono sia il danno causato dallo stereotipo di genere sui bambini).

La canzone, intitolata “Not Heidis Girl”, si rivolge contro gli stereotipi di ruolo e il beautystress che accompagna tutti gli anni il concorso di bellezza “Germany’s Next Topmodel”. Il link al video musicale (che ha rilevato finora più di 850.000 accessi) è riportato alla fine dell'articolo alla voce “sitografia” ed è quindi disponibile per la consultazione.

4) Riflessioni finali

Attualmente l'educazione del corpo è influenzata dalla presenza massiva e dall'uso smodato delle tecnologie. Le ricerche di settore hanno evidenziato come l'utilizzo di dispositivi come smartphone e tablet abbia provocato un cambiamento nell'approccio alla sessualità in adolescenza e oltre.

I social network rappresentano sempre più il luogo privilegiato su cui sperimentare nuove emozioni e relazioni affettive, attraverso una sessualità virtuale da condividere pubblicamente come segnale di una raggiunta emancipazione.

Spesso però il corpo «virtuale» rischia di essere usato in modo improprio tra esibizione di sé e insicurezze personali celate dal web.
A ciò si aggiungono i modelli di bellezza, apparentemente perfetti, da imitare e quelle trasformazioni del corpo generate dalla pubertà, che non sempre danno i risultati desiderati e che fanno si che talvolta ci si possa vedere e sentire diversi dalla bella principessa che l'adolescente si sarebbe auspicato diventare.

Ecco dunque che l'online potrebbe divenire il teatro di sfide estenuanti dove il giovane navigante (artefice e vittima allo stesso tempo) si ritrova suo malgrado al centro di una derisione mediatica che lo influenza inevitabilmente a livello relazionale, emotivo ed identitario.

La rete internet, se mal utilizzata, rappresenta un rischio per lo sviluppo psicologico degli adolescenti. In altri casi, però, potrebbe rivelarsi una risorsa dove esprimere parti di se stessi e costruire la propria identità personale.

L'individuo potrebbe così avere l'opportunità di esplorare le sue relazioni e l'intimità affettiva entrando in contatto con coetanei che condividono il suo modo di pensare e le espressioni della sua identità di genere.

 

SITOGRAFIA ITALIANA


ALTRI LINK INTERESSANTI

 

BIBLIOGRAFIA STRANIERA

  • Bode Heidrun & Heßling Angelika: “Jugendsexualität 2015. Die Perspektive der 14- bis 25-Jährigen”. Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung, Köln.
  • Bravo: "Dr. Sommer-Studie 2016". Bauer Media Group, Hamburg 2016.
  • De Graaf A., de Vries Dian A., Peter J. & Nikken P.: "Adolescents' Social Network Site Use, Peer Appearance-related feedback, and Body Dissatisfaction: Testing a mediation model". Journal of Youth and Adolescence, 45(1), March 2015.
  • Gaupp Nora & Lüders Christian: „Mach was aus dir!“Selbstinszenierung und Selbstoptimierung bei Jugendlichen – Freiheit oder Zwang?, ProJugend 2/2016, 4-9.
  • Knoll Bente:“Ich im Netz. Selbstdarstellung von weiblichen und männlichen in sozialen Netzwerken“. Büro für nachhaltige Kompetenz, Wien 2013.
  • Rosenkranz Joachin e altri: „Körperscham bei Jugendlichen – eine empirische Untersuchung“. Zeitschrift für Entwicklungspsychologie und Pädagogische Psychologie, 32/1,2000,25-33.
  • Schulz Irene: „Spieglein, Spielglein ander Wand...Die Bedeutung digitaler Medien im Jugendalter, am Beispiel des Umgangs mit Schönheit, Körperlichkeit und Sexualität“. Archiv für Wissenschaft und Praxis der sozialen Arbeit, 46/2,2015,22-33.
  • Trunk Janine: „Körperbilder, -optimierung und -modifikation: Riskantes Schönheitshandeln bei Mädchen und Jungen. Theoretischer Hintergrund und praktische Implikationen für die Jugendarbeit“, Deutsche Jugend (ISSN 0012-0332), Ausgabe 02, Jahr 2018, Seite 55-62.
  • Twenge Jean M.: “Declines in sexual frequency among American adults, 1989-2014”. Archives of Sexual Behavior, 46/8, 2017, DOI:10.1007/s10508-017-0953-1.