Ipertensione, farmaci e deficit dell'erezione

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 25 settembre 2016

Questa è la correlazione confermata all’ultimo Congresso dell’European Society of Cardiology , svoltosi recentemente a Roma, da un gruppo di medici dell'Hippokration General Hospital di Atene.

Già sappiamo che il 31% degli uomini con ipertensione arteriosa può lamentare un problema ad avere un’adeguata rigidità e che chi presenta una disfunzione erettile ha un rischio più alto di circa l’80% di patologie coronariche.

 

                      

 

Lo studio in questione ha valutato156 pazienti in terapia antiipertensiva e 47 uomini con disturbi dell’erezione, non in trattamento, come gruppo di controllo; entrambi i gruppi sono stati sottoposti ad un'indagine vascolare delle arterie del pene tramite ecocolordoppler dinamico, con uso di prostaglandine E1 e successivo studio del picco delle relative velocità sistoliche per valutare l’eventuale presenza e la relativa gravità di un problema vascolare a livello dei corpi cavernosi.

A questo punto sono stati studiati gli effetti di ogni classe di medicinali presi dai pazienti, sia quelli trattati con monoterapia sia quelli che prendevano due farmaci in contemporanea, valutando i picchi di velocità sistolica che si avevano; un picco basso segnalava una possibile compromissione del flusso nelle arterie del pene e quindi una eventuale disfunzione dell’erezione più o meno severa.

 

       

 

In estrema sintesi i risultati di questo lavoro hanno dimostrato che nei pazienti, sottoposti a terapie antiipertensive, i valori di picco della velocità sistolica erano inferiori e, in particolare, chi riceveva un betabloccante o un calcioantagonista aveva valori significativamente più bassi rispetto a chi assumeva un ACE-inbitore o un inibitore del recettori dell’angiotensina II.

L’impatto negativo sul picco sistolico delle arterie del pene era ancora maggiore se il paziente assumeva in combinazione anche un diuretico.

 

                     

 

Questi sono dati in parte ancora da confermare ma il complesso lavoro in questione appare di non secondaria importanza perché è il primo che prende in considerazione il paziente iperteso che assume più farmaci e, in questi casi, conoscere l’effetto delle differenti combinazioni non è un fattore secondario per capire un eventuale problema sessuale.

Bisogna qui ricordare poi che l’ipertensione è un problema clinico molto diffuso e oggi sembra interessare anche fasce di uomini giovani e adulti la cui qualità generale di vita dipende in buona misura anche da una fisiologica e normale risposta sessuale.

 

Fonte:

http://www.anmco.it/pages/congressi-e-formazione/congressi/congresso-nazionale

Altre informazioni:

https://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/184-quando-l-erezione-e-difficile-o-non-c-e-che-cosa-fare.html

https://www.medicitalia.it/salute/andrologia/111-disfunzione-erettile.html

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

4 commenti

#1
Utente 424XXX
Utente 424XXX

Buonasera, da una settimana circa sono stato in ospedale per ipertensione. In pratica con valori di pressione 145/120. Il mio medico curante mi ha subito prescritto il triplica 5ml/1,25/5ml.da prendere una al mattino. Dopo mezza mattina ho la pressione 95/58. A questo punto il mio medico mi dimezza la dose e sempre dopo mezza mattina ho la pressione 98/68. Mi diceva di dover cambiare pillola prendendo il tritate 0,5.ma io volevo provare a interrompere del tutto il farmaco monitorando spesso la pressione. Cosa mi consiglia di fare? Grazie

#2
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Gentile lettore,

può essere una strada da seguire ma non faccia di testa propria; sempre prima sentire il suo medico di fiducia e con lui, in diretta, studiare poi attentamente la strategia terapeutica corretta da seguire.

Un cordiale saluto.

#3
Utente 290XXX
Utente 290XXX

Buongiorno
Ho fatto un ecodoppler per un dolore al pene dove mi hanno trovato una placca 8×4 malattia peyronie stato iniziale . Ma il mio urologo incredulo mi ha fatto fare un dinamico penieno dove risulta tutto nella norma (preciso che non ho ottenuto l'erezione completa ) puo' aiutarmi grazie buona giornata

#4
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Gentile lettore,

non è questa la sede dove fare una domanda così specifica e fuori tema, rispetto alla news e quindi l'invito e di rivolgerla anche al forum generale.

Detto questo se riscontrata un'Induratio Penis Plastica (IPP) o malattia di La Peyronie questa è una patologia caratterizzata dalla formazione di placche fibrotiche all'interno della tunica albuginea del pene.

Questa malattia è facilmente associata a dolore e spesso a curvature anomale del pene durante l'erezione, nelle fasi più avanzate della malattia possono subentrare disturbi dell'erezione.
La causa della malattia è poco nota. Molti sono i fattori ipotizzati e spesso associati alla patologia. Tra questi i traumi sono ritenuti i più importanti, soprattutto i microtraumatismi che causano sanguinamento e successiva deposizione di fibrina con attivazione della normale reazione infiammatoria.

Altri fattori chiamati in causa sono quelli vascolari (aterosclerosi, ipertensione arteriosa) ed infettivi (uretriti, ecc.).

Una recente osservazione che antigeni HLA della classe II sono più comuni in uomini con induratio penis plastica fa ritenere molto suggestiva una causa autoimmunitaria.

Il disturbo erettivo interessa circa il 40% degli uomini colpiti da malattia di La Peyronie e le cause sembrano da imputare ad un problema vascolare di tipo arterioso, quando la placca allunga e assottiglia i vasi, oppure di tipo venoso per l'alterazioni dei normali meccanismi di occlusione venosa con conseguente aumentata fuga del sangue dai corpi cavernosi.

La malattia presenta un decorso molto variabile e a volte capita anche di osservare una risoluzione spontanea della placca. Per questo motivo il trattamento deve essere all'inizio di tipo farmacologico, conservativo con l'utilizzo di prodotti a base di vitamina E, farmaci antiinfiammatori ed “antifibrotici” (tra questi vi è il PABA, cioè l’acido parammino benzoato di potassio).

Sono state provate anche altre terapie come gli ultrasuoni, la diatermia, la laserterapia, le iniezioni intraplacca di farmaci antiinfiammatori.

Da ultimo solo a nodulo stabilizzato ed in presenza di gravi incurvamenti o disturbi dell'erezione ,può essere utile ricorrere ad un trattamento chirurgico che può prevedere l'inserimento di una protesi oppure l'uso di tecniche di chirurgia plastica che permettono l'escissione della placca stessa e la correzione dell'incurvamento.

Un cordiale saluto

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