La curcuma migliora la fertilità maschile

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 14 dicembre 2017

 

La curcuma migliora il liquido seminale: questa conferma ci arriva da un recente lavoro condotto da un gruppo di ricercatori iraniani dell’Università delle Scienze Mediche di Teheran e ora pubblicato sulla rivista “Phytotherapy Research”. 

E’ uno studio clinico, condotto a random, in doppio cieco, con placebo; per questa ricerca sono stati presi in considerazione 60 uomini con problemi di fertilità, visti presso il Centro di Sterilità dell’Unità di Urologia dell’Università di Teheran, divisi in due gruppi uguali di 30 persone, mentre al primo è stata data una dose di 80 mg al giorno di Curcumina in nanomicelle al secondo invece è stato somministrato un placebo per 10 settimane.

 

 

A questo punto, fatte tutte le misurazioni statistiche correttive a livello antropometrico, attività fisica ed altro ancora, sono stati riesaminati a fine terapia i parametri seminali dei due gruppi di pazienti, rivalutate tutte le principali sostanze tossiche che si formano per colpa dei radicali liberi, che sono in sostanza i marker dello stress ossidativo, come la malondialdeide, la Proteina C Reattiva e i fattori infiammatori; infine sono stati dosati anche gli ormoni coinvolti, a livello dell’epitelio seminale, nella produzione degli spermatozoi sempre in entrambi i gruppi di infertili considerati.

 

 

 

In estrema sintesi si è così visto che le differenze positive, statisticamente significative, rispetto ai valori di partenza, tra il gruppo trattato e quello che aveva preso solo il placebo, riguardavano soprattutto i principali parametri del liquido seminale (il numero totale, la concentrazione per millilitro e la motilità attiva degli spermatozoi) che erano decisamente migliorati alla fine del trattamento naturalmente solo nel gruppo che aveva preso la curcumina.

 

 

La curcumina in nanomicelle sembrerebbe in questa ricerca avere migliorato nel plasma dei dispermici, che l’avevano presa, anche le sue capacità antiossidanti con la riduzione dei livelli di malondialdeide, di Proteina C Reattiva e di tutti i fattori legati ad una possibile necrosi cellulare rispetto a chi aveva preso solo il placebo.

Questi dati sulla curcuma sembrerebbero molto interessanti e comunque da tener presenti come eventuale base per ulteriori conferme attraverso studi con numeri più pesanti.

 

Fonte:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29193350

Altre informazioni:

https://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/1446-antiossidanti-radicali-liberi-e-fertilita-maschile.html

https://www.medicitalia.it/news/andrologia/4355-ginseng-e-fertilita-maschile.html

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

7 commenti

#2
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Gentile lettore,

molto acuta e azzeccata la sua domanda ma qui le devo dire che le scienze biologiche, medicina compresa, avanzano e progrediscono anche in questo modo e cioè con indagini, osservazioni e conclusioni a volte decisamente contrastanti.
Detto questo comunque il lavoro, da me qui presentato, è da segnalare come il primo condotto a random, in doppio cieco, con placebo su maschi umani infertili con l'utilizzo di una dose bilanciata di 80 mg al giorno di Curcumina in nanomicelle.
Nell'interessante studio, citato dal collega Biagiotti, invece mi sembra si parli di ratti che avevano assunto 600 mg per chilo di peso al giorno di un estratto acquoso ottenuto dal rizoma di Curcuma Longa per tre mesi.
Topi invece che uomini, dose da cavallo per i nostri topolini, l'utilizzo di nanomicelle di curcuma invece che di un estratto acquoso di curcuma sono tutti fattori che già da soli potrebbero rendere i due studi non facilmente confrontabili.
Comunque la sua rimane una questione interessante, da approfondire eventualmente con altri studi sul tema e con popolazioni di pazienti più numerose.
Un cordiale saluto.

#3
Dr. Giulio Biagiotti
Dr. Giulio Biagiotti

Caro Giovanni e gentile utente,
tra uno studio eseguito su umani e uno eseguito su topi, di solito, non c'è partita nel senso che quello su umani supera in significatività l'altro.Oltre a ciò va considerato il vecchio detto di Paracelso ovvero: " è la dose che fa il veleno" particolarmente applicabile nel caso specifico. Faccio un esempio: l'acido acetilsalicilico ( l'aspirina, per capirsi) è una medicina naturale ben nota per essere in grado di abbassare la febbre con soli 500mg e senza particolari effetti collaterali salvo una certa sudata. E', però, sufficiente quadruplicare la dose per vedere con alta probabilità una emorragia gastrointestinale potenzialmente fatale. Diventa perciò nodale, per non nuocere, la conoscenza della farmacologia e della fitoterapia. Non a caso sia sui farmaci che sugli integratori campeggia la scritta " non superare le dosi consigliate".

#5
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Le considerazioni del collega Biagiotti sono tutte condivisibili e ci spiegano in modo chiaro e preciso alcune complesse questioni che si possono incontrare quando si fa una ricerca scientifica di tipo medico-clinico.

#6
Utente 463XXX
Utente 463XXX

Purtroppo la curcumina non serve a un bel niente. Questi sono stati i risultati di una ricerca pubblicata di recente sulla rivista scientifica Nature basata su migliaia di articoli e oltre 120 studi clinici, che hanno evidenziato come non esistano, in pratica, prove certe sulle virtù terapeutiche della curcuma.
Al contrario invece, come afferma Michael Walters, uno tra gli autori dello studio, la curcuma fa rilevare, all’interno delle sue molecole, una sorta di “falso segnale”, un legame proteico che la indicherebbe come efficace nel trattamento di alcune patologie mentre in realtà tale legame non sussisterebbe affatto.
Il grande equivoco potrebbe dipendere dal fatto che, oltre alla curcumina, l’estratto di curcuma comprende numerose altre sostanze, e molti ricercatori potrebbero aver attribuito una determinata attività molecolare alla sostanza sbagliata: non per nulla dal 2009 a oggi ben 15 studi sulla curcumina sono stati ritrattati e moltissimi altri sono stati riveduti e corretti. Gli estratti di curcuma contengono decine di composti oltre alla curcumina, che a sua volta è usata come descrizione sintetica di quelle che in realtà sono tre molecole strettamente correlate. In alcuni casi, i ricercatori possono osservare effetti biologici promettenti, ma attribuiscono l'attività alla molecola sbagliata. Solitamente gli screening farmacologici controllano se una sostanza chimica si attacca a un sito di legame di una proteina implicata in una malattia, un indizio che può essere il punto di partenza per un farmaco. Ma alcune molecole, come la curcumina, sembrano mostrare una simile attività specifica anche quando in realtà non l'hanno.
Alcune molecole possono sviluppare naturalmente una fluorescenza, frustrando i tentativi di usare la fluorescenza come segnale della presenza di una proteina che si lega. Possono interferire con le membrane delle cellule, traendo in inganno i test di saggio che cercano di individuare farmaci destinati specifiche proteine delle membrane cellulari. E possono surrettiziamente degradarsi in altri composti che hanno proprietà diverse, o che contengono impurità dotate di una propria attività biologica.
I chimici chiamano queste irritanti sostanze “PAINS” (pan-assay interference compounds), e la curcumina è una delle peggiori. La curcumina è un po' il testimonial di queste molecole promiscue che si manifestano spesso nei test. Molte persone che fanno questo lavoro non sono tecnicamente a conoscenza di tutti i problemi che possono essere causati da questa caratteristica. Questa è la realtà dei fatti. https://www.nature.com/news/deceptive-curcumin-offers-cautionary-tale-for-chemists-1.21269

#7
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Gentile Utente,
qui si parla di "curcumina in nanomicelle” e non di estratti vari, generalmente acquosi, ottenuti dal rizoma di Curcuma, come vengono descritti ed indicati in molti studi analizzati nel lavoro da lei citato che in realtà è ben visibile nel link corretto, che qui posto, e che è comunque antecedente di circa 11-12 mesi dallo studio da me lanciato:
https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acs.jmedchem.6b00975
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29193350
Un cordiale saluto.

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