Un’infezione da Chlamydia è un problema clinico che è già stato con sicurezza collegato ad alcune infertilità femminili; poco ancora si sa invece del suo impatto su quella maschile.

Sappiamo che quest'infezione è stata associata ad un aumento del danno del DNA dello spermatozoo e quindi alla sua ridotta capacità di fertilizzare un ovocita.

 

I maschi per altro, quando è presente questo microrganismo, non hanno sintomi in circa il 50% dei casi e, se non si hanno problemi o fastidi, è possibile trasmetterlo, senza saperlo, anche alla propria partner.

Ora alcuni ricercatori australiani, dell’Institute of Health & Biomedical Innovation dell’Università del Queensland ad Herston e del Monash IVF Group dell’Hudson Institute of Medical Research, hanno per la prima volta trovato la Chlamydia nel tessuto testicolare di uomini infertili biopsiati, la cui infertilità non aveva una causa precisa ed identificata ed hanno pubblicato ora un lavoro sulla prestigiosa rivista “Human Reproduction.

 

Anche se questa ricerca non stabilisce in modo definitivo che la Chlamydia sia una sicura causa d’infertilità nell’uomo comunque questo dato può essere significativo e da tenere ben presente anche perché il lavoro in questione ha messo in mostra un’alta percentuale di infezioni dovute a questo microrganismo in maschi infertili, che presentavano soprattutto spermatozoi poco mobili, cioè erano astenozoospermici ma senza altri sintomi.

 

In sintesi questi sono i risultati ottenuti: la Chlamydia è stata riscontrata nel 45% delle biopsie testicolari, praticate solo per fare una diagnosi (43 su 95) e refertate dal Dipartimento di Patologia Anatomica del Monash Health, in maschi con problemi di fertilità sine causa stabilita.

Il dato più significativo di questa ricerca comunque è stato il riscontro della Chlamydia nelle colture di biopsie testicolari di tre su diciotto uomini sottoposti ad un prelievo chirurgico di spermatozoi per essere utilizzati "a fresco" in una tecnica di riproduzione assistita.

 

Questi tre con altri dieci maschi su diciotto non avevano una diagnosi che giustificasse la loro grave dispermia, ma in dodici su i diciotto biopsiati e asintomatici (66.7%) sono stati trovati anticorpi specifici nel loro siero per la Chlamydia, confermando comunque la loro esposizione passata a questo microrganismo.

L’infezione da Chlamydia è generalmente trattata con antibiotici e viene quasi sempre diagnosticata facendo un esame colturale sulle urine ma questa indagine non sempre ci dà, nei maschi, una informazione sicura.

 

Un’altra prospettiva anti-chlamydia, questa sul fronte della prevenzione e rivolta soprattutto ai giovani maschi, è la scoperta di un vaccino; su questa strada le prospettive sembrano essere molto buone anche se non ancora attuali.

 

Fonte:

https://academic.oup.com/humrep/article/34/10/1891/5580920

 

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