COVID-19: ruolo del testosterone

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 25 luglio 2020

 

COVID 19: un problema nel maschio la presenza del testosterone. 

Questa informazione clinica ci viene confermata da un recente lavoro, condotto da alcuni ricercatori dell'Associazione Medici Endocrinologi (AME), in collaborazione con l’Università di Bari, ed ora pubblicato sulla rivista “Andrology”.

Si sospettava già che dietro ad un aumentato rischio negli uomini di contrarre un’infezione da COVID 19 ci fosse questo ormone anche se presente a dosaggi normali nel sangue; ora sembra che, anche se i suoi livelli sono bassi, questo fatto aumenti comunque il rischio di complicanze e morte in pazienti già infetti.

Lo studio qui considerato costituisce una revisione sistematica dei dati prodotti in questi ultimi mesi in letteratura su tale problematica e sembrerebbe dimostrare una “doppia faccia” del testosterone che da un lato ha un ruolo importante nel facilitare la diffusione dell’infezione nei maschi e dall’altro lato invece sembra che, se presenti ridotti livelli dell’ormone, come si osservano negli anziani o in quei maschi con importanti malattie croniche metaboliche (ad esempio il diabete e l’obesità), questi possano scatenare un peggioramento della prognosi, aumentando così anche il rischio di morte.

 

Sappiamo che il Coronavirus19 entra nelle cellule e quindi infetta una persona attraverso un enzima, l’ACE2, e grazie all’azione di una proteasi transmenbrana serina (TMPRSS2) che lega la proteinaSpike” del nuovo Coronavirus.

Il testosterone ed in generale gli androgeni, sembrano regolare insieme l’espressione dell’enzima ACE2 e della proteasi TMPRSS2. Questi sono tutti enzimi presenti, a livello dei testicoli, normalmente nelle cellule del Sertoli, deputate alla formazione e maturazione degli spermatozoi e nelle cellule di Leydig che producono proprio il testosterone.

 

Si può ipotizzare ora che durante una infezione da COVID19 si verifichi invece una caduta nella produzione di testosterone e degli androgeni, fino al determinarsi di un vero e proprio “ipogonadismo conclamato”, come sembrerebbe confermato anche da un lavoro tutto italiano, in corso di pubblicazione sempre su “Andrology”; tutti questi uomini, colpiti dal nuovo Coronavirus, avrebbero così una prognosi più grave perchè bassi livelli di testosterone possono predisporre alla disfunzione endoteliale, alla trombosi e ad una risposta immunitaria diminuita, portando sia alla riduzione della clearance virale che all’aumento dell’infiammazione sistemica ed un maggior numero di decessi.

 

Da questa revisione è risultato chiaro comunque che gli obesi, che hanno un ipogonadismo funzionale e quindi un grave deficit di testosterone, se colpiti dalla COVID-19, possono avere conseguenze respiratorie e sistemiche più gravi con prognosi sempre più severe.

 

Fonte:

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/andr.12836

Altre informazioni

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

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