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Infertilità: anche per gli uomini è importante l’età

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 05 settembre 2021

Una recente ricerca, condotta da un gruppo di ricercatori anglosassoni del Centre for Reproductive and Genetic Health di Londra e pubblicata sulla rivista "Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica", sembra confermare che anche gli uomini hanno un orologio biologico che stabilisce una significativa riduzione della loro capacità di avere figli dopo i 50 anni.

Fare figli dopo i 50 anni è possibile?

Alcune paternità riferite che hanno coinvolto note celebrità dell’arte e della musica, ultimo caso il cantante Mick Jagger, fondatore e frontman dei Rolling Stones, costituiscono esempi che possono mantenere vivo il falso mito che per i maschi non esistono problemi a essere dei vecchi padri, mentre oggi sappiamo che le possibilità per una coppia di avere un figlio diminuiscono in modo significativo quando il padre ha una certa età.

Essere genitori in età molto matura sta diventando purtroppo in tutti i paesi "occidentali e ricchi" una situazione non infrequente e, per diverse ragioni, anche cercata sia dagli uomini che dalle donne. Negli ultimi decenni abbiamo visto infatti che l'età delle madri alla prima gravidanza è aumentata costantemente e questa è una tendenza che è stata segnalata anche tra gli uomini.

Questo comportamento sembra purtroppo essere correlato anche ad un aumento dei tassi di nascite premature e ad una più frequente comparsa nelle donne di un diabete gestazionale.

Lo studio sulla fertilità maschile

Lo studio preso in considerazione è una complessa revisione clinica, fatta su 4.833 cicli di fecondazione in vitro e ICSI, eseguiti presso una importante clinica londinese: in questa ricerca si è osservato che le probabilità di avere un bimbo in braccio sono del 33% inferiori se il padre ha più di 50 anni.

Il mito che la fertilità maschile non diminuisce con l’età deve essere rivisto e vivacemente contestato: si dovrebbero quindi fare campagne d’informazione di salute pubblica per evitare che gli uomini ritardino in modo non giustificato il loro desiderio di paternità.

Questa ricerca di coorte ha coinvolto un numero significativo di uomini ultracinquantenni, ha considerato tutte le possibili cause di infertilità e ha dimostrato che i risultati meno positivi, ottenuti con una tecnica di procreazione assistita in uomini over 50, non erano dipendenti dall’età della partner e dalla causa dell'infertilità di coppia osservata, ma erano proprio dovuti all'età del padre, età che era sempre associata ad un minor numero di bimbi portati a casa.

Fecondazione assistita e infertilità maschile

Anche sulla qualità dello sperma la ricerca sembrerebbe sottolineare che solo quattro uomini su 10 con un’età superiore ai 50 anni presentano una normozoospermia.

Unico punto debole della ricerca è dovuto al fatto che non ha tenuto conto di alcuni aspetti importanti nella valutazione clinica di questi uomini, come lo stile di vita, il peso, l’uso di alcool e di fumo; tutti fattori invece importanti e che potrebbero influenzare in modo non secondario i risultati ottenuti indipendentemente dall'età denunciata.

Un precedente studio, che aveva valutato l’incidenza dell’età maschile all’interno di una coppia, condotto nel 2017 su 19.000 cicli di fecondazione in vitro negli Stati Uniti d’America, aveva già segnalato come le donne, con un’età inferiore ai 30 anni ma con un partner maschile tra i 30 e i 35 anni avevano il 73% di possibilità di avere un bimbo in braccio ma questa percentuale precipitava al 46% quando l'uomo aveva un’età compresa tra i 40 e i 42 anni.

Quest'ultimo studio è quindi un'ulteriore conferma che anche l’età di un uomo non deve essere sottovalutata quando una coppia sta cercando un figlio.

 

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Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

7 commenti

#1
Utente 622XXX
Utente 622XXX

Buongiorno gentile dotto Beretta. Io sono uno studente e non ho ancora le sue conoscenze. Ho visto che ha scritto questo articolo e mi farebbe piacere un suo gentile parere su una questione. Ho chiesto nei consulti ma nessuno mi risponde. È una cosa che mi impensierisce. Se in seguito ad un trauma meccanico si riscontrano fibrosi focali ai testicoli, significa che possono essere state danneggiate delle cellule di leydig con influenze sulla produzione endocrina? Grazie se vorrà aiutarmi a capire

#2
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Gentile lettore,

per capire, se questo problema si è verificato, oltre ad una ecografia delle borse scrotali, generalmente si consiglia un dosaggio almeno dell’LH e del testosterone nel sangue.
Chieda comunque ora ulteriori informazioni al suo andrologo di fiducia in diretta.

Un cordiale saluto.

#3
Utente 622XXX
Utente 622XXX

Carissimo grazie mille. Scusi se approfitto di questo spazio per l’ultima volta ma è la mia occasione per parlare proprio a lei. Ho fatto esami del sangue con anche fsh ecc però vanno tutti bene. A questo punto potrebbe essere che siano state danneggiate poche cellule di leydig e non tutte?

#4
Utente 622XXX
Utente 622XXX

E che quindi l'ormone si abbasserà nel tempo? Scusi se ho commentato

#5
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Se valutazioni ormonali nella norma, soprattutto testosteronemia e LH, difficile pensare ad un danno delle cellule di Leydig.

#6
Utente 622XXX
Utente 622XXX

Grazie dottor Beretta per avermi concesso un po' di tempo prezioso. Verso gennaio devo fare un'eco di controllo e mi piacerebbe poi porre l'esito nei consulti. Col suo permesso nel titolo metterei anche il suo nome se mai avesse tempo di dare uno sguardo. La ringrazio infinitamente della gentilezza per avermi risposto. Posso solo chiederle quando vengono danneggiate queste cellule? Il mio caso sarebbe di impatto su una sella. Ancora adesso mi porto dietro qualche fittina ogni tanto ad un testicolo. Eppure il testicolo non è esploso. Nonostante questo era possibile un danno? Una RMN potrebbe chiarire meglio la cosa? Buona settimana

#7
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Una RMN in questo caso è inutile ma ora segua sempre le indicazioni diagnostiche che le darà in diretta il suo andrologo di fiducia.

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