Preservare i capelli in chemioterapia

Dr. Giampiero GriselliData pubblicazione: 27 maggio 2018

La perdita dei capelli, quando si parla di terapie per gravi malattie oncologiche con rischio di vita Chemioterapiadelle pazienti, sembra un argomento secondario. Invece si tratta di un effetto collaterale particolarmente temuto e disperante. E infatti studi significativi su gruppi di donne affette da neoplasie mammarie hanno dimostrato come una delle maggiori resistenze ad accettare queste terapie sia proprio la possibile alopecia. 

Per questo motivo trovo particolarmente interessanti due recenti studi statunitensi (Houston e San Francisco) che dimostrano una notevole efficacia, in molti regimi chemioterapici, dei mezzi di raffreddamento a cuffia.

Che in U.S.A. sono stati approvati da FDA e che cominciano ad avere una buona diffusione. 

I mezzi principalmente usati sono:

-Termocuffie (da cambiare durante l'applicazione per mantenere la capacità raffreddante)

-Cuffia ipotermica (collegata ad un macchinario che genera ipotermia controllata)

-Casco ad aria fredda (collegato ad un macchinario che la eroga)

Il risultato voluto è provocare vasocostrizione locale, con minor afflusso del farmaci "tossici"e intervenire sul metabolismo dello stesso, riducendo la tossicità. 

Questo è tanto più importante quando si assumono farmaci, o cocktails di farmaci, con prevedibile impatto negativo sul ciclo pilare.

Gli studi concordano su percentuali di preservazione dei capelli assolutamente incoraggianti . La stesso produttore del macchinario più utilizzato sta sostenendo ulteriori ricerche.

Auspichiamo quindi che i reparti di oncologia si dotino di queste attrezzature e che vi sia una sempre maggior sensibilizzazione sul problema , che non è a mio avviso un fatto trascurabile.

Autore

giampierogriselli
Dr. Giampiero Griselli Dermatologo, Medico estetico

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1990 presso bologna.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Ferrara tesserino n° 3231.

6 commenti

#1
Utente 442XXX
Utente 442XXX

Ha ragione bravissimo e bell'articolo. Ma se la perdita è reversibile perchè preoccuparsene?

#2
Dr. Giampiero Griselli
Dr. Giampiero Griselli

Anche se in genere reversibile in toto (escluso casi particolari) la perdita può essere fortemente traumatizzante dal punto di vista psicologico e per recuperare una media lunghezza possono volerci veramente tanti mesi. Durante i quali può certamente essere utilizzata una protesi tricologica,ma certamente penso sia preferibile avere i propri capelli

#3
Utente 112XXX
Utente 112XXX

Buongiorno,
è possibile pensare di estendere il metodo ad altre parti del corpo da preservare dall'azione del chemioterapico? Ad esempio una mia conoscente, in seguito alla chemio, ha avuto una perdita di sensibilità alle mani e problemi alle unghie. Se fosse possibile prevenirli tenendo le mani al freddo durante l'infusione, sarebbe un bel vantaggio.

#4
Dr. Giampiero Griselli
Dr. Giampiero Griselli

Non vi sono ricerche o studi di mia conoscenza su questi casi specifici ,ma a livello teorico potrebbe avere un senso.
Cordialmente Dott.G.Griselli

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