Alta quota e viaggi aerei possono riacutizzare rettocolite ulcerosa e IBD

Dr. Andrea FavaraData pubblicazione: 13 giugno 2012Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2012

E’ noto come il decorso dei pazienti affetti da rettocolite ulcerosa e Morbo di Crohn (IBD) sia imprevedibile e caratterizzato da periodi di relativo benessere e riacutizzazioni con peggioramento dei sintomi e necessità di modificare la terapia.

Meno noti sono gli elementi che scatenano le riacutizzazioni in pazienti in relativo benessere.

Un gruppo di ricercatori svizzeri coordinato da Stephan Vavricka, gastroenterologo a Zurigo ha presentato al DDW 2012 i risultati di un suo interessante studio.

Sono stati considerati 52 pazienti noti portatori di malattia infiammatoria cronica nei quali era comparsa una recente riacutizzazione  e sono state indagate le attività da loro svolte subito prima.

Nel 40.4% (21 pazienti)  è stato riferito un viaggio aereo o una gita in montagna a più di 2000 metri.

In un gruppo omogeneo analogo per età, sesso, abitudine al fumo e terapia in corso  di 51 pazienti invece in remissione stabile senza quindi riacutizzazione queste attività erano state svolte solo nel 15.7% (8 pazienti).

Le recidive curiosamente si sono verificate non durante la permanenza in alta quota ma poco dopo il ritorno.

Considerato che già in precedenza altri ricercatori avevano identificato una depressione del sistema immunitario e una maggiore vulnerabilità delle mucose intestinali in topi che avevano respirato aria più povera di ossigeno e un aumento degli indici di infiammazione circolanti nel sangue in soggetti sani volontari che avevano soggiornato a più di 3400 metri, il dato è stato ritenuto interessante e concordante.

Si tratta ovviamente di uno studio retrospettivo con molti limiti, tuttavia se confermato da ulteriori dati potrebbe condurre alla raccomandazione di non soggiornare in altitudine o viaggiare in aereo  a pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche in remissione per evitare di scatenare una riacutizzazione, non sempre facile da risolvere con le terapie a disposizione e che peggiora significativamente la qualità della vita.

 

Fonte: 
http://www.gastroendonews.com/ViewArticle.aspx?d=Breaking+News&d_id=409&i=May+2012&i_id=841&a_id=20924

Autore

andreafavara
Dr. Andrea Favara Gastroenterologo, Chirurgo apparato digerente, Colonproctologo, Chirurgo generale

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1991 presso Universita' Studi Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Milano tesserino n° 31610.

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