coronavirus

Test molecolari positivi al Covid: proviamo a fare chiarezza sul loro reale significato

Dr. Ivanoe SantoroData pubblicazione: 04 novembre 2020

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Rispetto a questa impennata "contagi" negli ultimi giorni, c'è il rischio di farsi prendere dal panico e aumentare le nostre ansie: proviamo a prendere questo risultato di un test molecolare che risulta positivo e che potrebbe spiegare tanti dei casi ora definiti "positivi/infettanti".

La spiegazione di questo test è molto semplice.

La positività al virus deriva da una reazione del materiale prelevato ad una sonda molecolare agli acidi nucleici (RNA in questo caso) che permette di riconoscere le sequenze di nucleotidi (i mattoni degli acidi nucleici) che sono state ritrovate per il Coronavirus di questa epidemia/pandemia del 2019 (Co-Vi-D19).

Se la sonda molecolare non riconosce sequenze di nucleotidi nel materiale prelevato che sono uguali a quelle del virus il test darà risultato negativo, in quanto anche il virus risponde alla regola generale che ogni organismo vivente ha una propria costituzione nucleotidica dei propri acidi nucleici che è frutto del suo proprio codice genetico.

Se la sonda riconosce sequenze nucleotidiche nel materiale uguali a quelle del virus, allora darà un risultato positivo.

Ora, la positività non va letta soltanto in termini QUALITATIVI (similitudine o uguaglianza riscontrata nel materiale prelevato) ma anche in termini QUANTITATIVI, questi ultimi importanti, secondo gli studi riportati su questo referto (Nota AMCLI ecc.), soprattutto per determinare l'INFETTIVITÀ del soggetto, ovvero la possibilità di trasmettere ad altri l'infezione o, se si vuole, la contagiosità.

La QUANTITÀ di materiale nucleotidico da testare in termini di similitudine o eguaglianza, deriva da alcune metodiche di laboratorio che non sempre vengono esplicitate sui referti.

Alcune di queste, per esempio, sono la velocità di centrifugazione del materiale e la diluizione dello stesso (la Ct che si ritrova nel referto), in termini più tecnici si tratta dei cicli di amplificazione genica.

Se si utilizzano basse velocità di centrifugazione (< 20 cicli), il materiale resta poco frammentato e, quindi, quantitativamente e qualitativamente ottimamente disponibile per una diagnosi non solo di presenza del virus nei materiali biologici, ma anche della infettività del soggetto in esame.

Sotto, quindi, i 20 cicli, se un soggetto è positivo, avrà non solo una notevole carica virale ma sarà capace di trasmettere l'infezione ad altri.

Sopra i 35 o ancora di più sopra i 50 cicli, il materiale nucleare del prelievo risulterà molto frammentato per cui sarà molto facile che si ritrovino parti che abbiano una uguaglianza o similitudine con piccole sezioni della costituzione genetica del virus Sars-Cov2 per cui il soggetto sarà dichiarato molto facilmente positivo al test, ma la sua capacità infettante (sempre da nota AMCLI riportata su questo referto) sarà molto ridotta (meno del 5%).

Provette

Queste notizie non sono io il primo a darle, ovviamente. Basta ascoltare alcuni virologi ed esperti del settore per trovarne traccia anche su dichiarazioni pubbliche (radiofoniche o televisive o mass mediatiche).

Questa foto l'ho pubblicata per far tirare un sospiro di sollievo e di speranza a tanti che stanno piombando nella depressione e nella esasperazione più nera.

Quando si dà una notizia, è bene darla in tutte le sue sfaccettature, così da essere chiari e comprensibili.

Al di là di eccessi o di prese di posizione da un lato negazionistiche e dall'altro catastrofistiche.


Autore

ivanoesantoro
Dr. Ivanoe Santoro Ginecologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1985 presso Università di Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Avellino tesserino n° 2351.

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