Una batteria cura l’epilessia: primo intervento in Abruzzo per l'applicazione sottocutanea di un piccolo generatore d’impulsi

Bambino malato di epilessia si vergogna

Curare l’epilessia tramite un intervento neurochirurgico con l’applicazione sottocutanea di un piccolo generatore d’impulsi a batteria, simile a un pacemaker cardiaco, oggi è possibile.

È stato portato a termine per la prima volta all’Unità operativa di Neurochirurgia dell’ospedale dell’Aquila.

Si tratta del primo intervento chirurgico per epilessia “farmaco-resistente” mediante stimolazione del nervo vago (Vns therapy).

Consiste nella trasmissione, attraverso il nervo vago, di stimoli elettrici a diverse strutture cerebrali fino alla corteccia. Sul nervo vago di sinistra, lungo il collo, viene fatto passare un elettrocatetere alimentato e controllato tramite un dispositivo sottocutaneo.

Il sistema viene controllato tramite un collegamento wireless che permette la programmazione dei parametri di stimolazione, l’intensità della corrente e il ciclo di stimolazione, cioè la ripetizione di fasi di accensione e spegnimento durante la giornata. La durata delle batterie è di circa 5 anni.

A raccontatore la loro esperienza, dopo l’intervento eseguito dal dottor Francesco Abbate e dal primario Alessandro Ricci, sono i familiari del paziente.

La vita di Giuliano era diventata impossibile, così come quella della mamma e del fratello, con fino a dieci crisi al giorno e con i farmaci che non sortivano più effetto. Ripetute cadute e accessi al pronto soccorso erano diventati routine.

«Abbiamo saputo di questa tecnica innovativa», racconta il fratello Alberto, «grazie al dottor Alfonso Marrelli, direttore della Neurofisiopatologia del presidio aquilano. Attraverso lui abbiamo conosciuto il neurochirurgo Francesco Abbate, che si occupa della Neurochirurgia funzionale e che già conoscevamo per i recenti interventi di stimolazione cerebrale profonda nei pazienti parkinsoniani.

Ci hanno sin da subito trasmesso un gran senso di serenità e professionalità, così come nella fase post-operatoria, per questo motivo abbiamo affidato Giuliano alla loro équipe. L’attivazione dello stimolatore dopo circa un mese si è fatta sentire nel quotidiano. Oggi mio fratello non ha più crisi e vive una vita normale. Volevamo testimoniare questo grande risultato per dar fiducia a tutti i pazienti che soffrono di epilessia, per dire loro che è possibile tenere sotto controllo la malattia con questa tecnica messa in atto all’Aquila, e che è possibile far fronte a malattie che prima non erano suscettibili di trattamento».

La Neurochirurgia Funzionale, l’unica presente in Abruzzo e tra i pochi centri in Italia a occuparsi di tali patologie, è stata istituita a marzo scorso e si occupa del trattamento chirurgico di patologie quali i disturbi del movimento, epilessia, spasticità, dolore cronico e disfunzioni uro-rettali.

 

Fonte: https://www.ilcentro.it/l-aquila/una-batteria-cura-l-epilessia-primo-intervento-in-abruzzo-1.2331707