Sin dall’inizio dell’attuale pandemia da Covid-19 sono stati riconosciuti gli effetti del coronavirus sul Sistema Nervoso, come nello studio pubblicato lo scorso 20 Maggio da Adeel S. Zubair e Lindsay S. McAlpine [1].

È giunto ora un recente lavoro “Is COVID-19 a Perfect Storm for Parkinson’s Disease?” pubblicato su Trends in Neurosciences il 21 Ottobre 2020 da Patrik Brundin, direttore del Center for Neurodegenerative Science al Van Andel Research Institute (Grand Rapids, Michigan) che descrive lo sviluppo di parkinsonismo acuto a seguito del Covid-19.

Covid e Parkinson

Influenza spagnola ed encefalite letargica

Nei primi decenni del XX secolo sorse un’epidemia di encefalite letargica, quasi contemporaneamente alla pandemia di influenza spagnola, e si è spesso ipotizzato che le due patologie fossero collegate.

Von Economo - influenza spagnola e Parkinson

Il neurologo Constantin Von Economo, austriaco di Trieste, descrisse in dettaglio i sintomi, la patologia e l'istologia di questa malattia, che fu subito denominata encefalite di Von Economo.

Egli identificò tre tipi di questa encefalite di cui la forma amiostatica-acinetica causava lesioni della sostanza nera del mesencefalo, i cui neuroni producono la dopamina, causando uno stato cronico simile alla malattia di Parkinson, da lui chiamato parkinsonismo post-encefalitico.

I segni del Parkinson in soggetti affetti da Covid-19

Nello studio di Brundin vengono illustrati tre casi di soggetti relativamente giovani (35, 45 e 58 anni) affetti da Covid-19 che, in un intervallo di tempo da 2 a 5 settimane dopo aver contratto la malattia, hanno mostrato in forma isolata od associata ad altri deficit neurologici, i segni clinici del parkinsonismo.

Ciò fa ipotizzare, se il legame è reale, la possibilità che in futuro si possa assistere ad un’epidemia di parkinsonismo, riecheggiando quello descritto nel 1920 da Von Economo.

I pazienti dei casi pubblicati avevano presentato una sindrome respiratoria severa che ne aveva richiesto l’ospedalizzazione. Per due di essi è stato necessario il trattamento con farmaci dopaminergici per ridurre i sintomi parkinsoniani, mentre il terzo ha presentato un miglioramento spontaneo.

In tutti i tre casi, non c’era storia familiare di Parkinson e dall’esame genetico non era stata rilevata variante di rischio per la malattia; inoltre, lo studio dell’encefalo con Risonanza Magnetica funzionale ha rilevato una ipofunzione del sistema nigro-striatale dopaminergico, come è patognomonico della malattia di Parkinson.

Ciò che è rimarchevole è che i soggetti erano tutti relativamente giovani e con documentata assenza di prodromi per la malattia parkinsoniana.

Il Parkinson è una malattia che usualmente si sviluppa in modo estremamente lento mentre in questi casi di pazienti Covid l’esordio è stato acuto.

Infezione da Covid e postumi neurologici

Brundin rileva, inoltre, che è sempre più evidente che nei soggetti che guariscono dall’infezione permangano sfumati segni neurologici che sono espressione di un danno alle strutture cerebrali e che possono implicare uno sviluppo postumo del Parkinson, come accadde all’epoca dell’encefalite di von Economo.

Il meccanismo patogenetico, secondo i ricercatori, può essere riconducibile a tre ipotesi:

  • iper-coagulazione con infarti multi-organo, incluso il cervello;
  • risposta difensiva dei neuroni con aumento di α-sinucleina in aggregati insolubili;
  • massiva infiammazione sistemica.

Questi meccanismi nell’insieme, secondo Brundin, produrrebbero una tempesta perfetta per lo sviluppo del Parkinson.

Il Parkinson potrà essere una complicanza del Covid-19?

L’Autore auspica che ulteriori studi di coorte confermino se realmente la malattia di Parkinson possa costituire una complicanza del Covid-19, perché per scongiurare il rischio di contrarre una grave sequela come il Parkinson, si dovranno maggiormente intensificare le terapie anti-infiammatorie e le misure di prevenzione.

Brundin ritiene al riguardo che l’ipotesi di tentare di raggiungere l’immunità di gregge, esponendo una larga percentuale di popolazione al virus, debba essere considerata una pessima idea, in quanto la Covid-19 può essere foriera di implicazioni disastrose a lungo termine, come lo fu un secolo fa l’encefalite di von Economo.

[1] Neuropathogenesis and Neurologic Manifestations of the Coronaviruses in the Age of Coronavirus Disease 2019 [JAMA Neurol. 2020;77(8):1018-1027. doi:10.1001/jamaneurol.2020.2065.