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Nuove possibilità di cura per il tumore del rene metastatico non a cellule chiare

Dr. Roberto IacovelliData pubblicazione: 05 agosto 2021

Il tumore del rene rappresenta circa il 3% di tutti i tumori e si è calcolato come, nel 2020, vi siano state circa 13.500 nuove diagnosi (maschi = 9.000; femmine = 4.500) in Italia. Nella maggior parte dei casi il tumore è limitato all’organo di partenza, ma tra questi il 25-30% va incontro allo sviluppo di metastasi nel corso del tempo mentre un altro 25-30% dei casi esordisce già con delle metastasi[1].

La maggior parte dei tumori del rene (70%) presenta una istologia a cellule chiare mentre il restante 30% è caratterizzato da diversi tipi istologici di malattia, tra cui quella maggiormente rappresentata è il tumore papillare di tipo I o II che insieme fanno circa il 20-25% dei casi, seguita dal tumore cromofobo per circa il 5% dei casi mentre il rimanente 3% è rappresentato da più di una decina di altre istologie diverse che sono quindi molto rare.

Tumore al rene: nuovi farmaci e strategie terapeutiche

È stata proprio la rarità di questi tipi di neoplasie a renderne difficile il progresso clinico e terapeutico anche se negli ultimi anni l’interesse per le forme più rare di tumore del rene è cresciuto di pari passo con la migliore conoscenza dei meccanismi molecolari permettendo lo sviluppo di nuovi farmaci e strategie terapeutiche ad hoc.

Tumore al rene: nuove strategie terapeutiche

Tra questi va citato lo studio SWOG 1500 presentato al congresso americano di oncologia medica genito-urinaria (ASCO GU) ad inizio 2021. Lo studio ha evidenziato come nel confronto diretto tra sunitinib e cabozantinib, due farmaci capaci di inibire il recettore per il fattore di crescita vascolare (VEGFR), il cabozantinib si è dimostrato essere più efficace nel ritardare la progressione di malattia con dei tassi di risposte radiologiche maggiori. Tale beneficio sarebbe relato proprio alla capacità di cabozantinib di bloccare la proteina MET che è tra i principali driver della crescita cellulare nei tumori papillari renali [2].

Più recentemente alcuni centri italiani, tra cui la Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS di Roma, stanno partecipando ad uno studio clinico internazionale che sta testando la combinazione di pembrolizumab, un immunoterapico contro la proteina PD1, in associazione a lenvatinib, un anti-VEGFR di nuova generazione proprio nei pazienti con tumori del rene non a cellule chiare. Tale associazione si è già mostrata estremamente promettente nei pazienti affetti da tumore del rene a cellule chiare riportando dei tassi di risposta radiologica del 70% e un controllo di malattia mediano superiore a 23 mesi che sono i migliori mai pubblicati fino a questo momento in tale istologia e lasciando ben sperare per una buona efficacia anche nei pazienti con istologie diverse [3].

In considerazione di tali evidenze ad oggi è fortemente raccomandata la partecipazione dei pazienti affetti da tumore del rene non a cellule chiare ad un trial clinico, questo permetterebbe loro di avere nuovi trattamenti più promettenti rispetto a quelli normalmente disponibili in pratica clinica oltre che di contribuire ad aumentare la conoscenza clinica di una neoplasia rara dalla quale si avvantaggeranno futuri pazienti.

 

Referenze:

  1. I numeri del cancro in Italia 2020. Disponibile su: https://www.registri-tumori.it
  2. Pal SK, et al. A comparison of sunitinib with cabozantinib, crizotinib, and savolitinib for treatment of advanced papillary renal cell carcinoma: a randomised, open-label, phase 2 trial. Lancet 2021;397:695-703.
  3. Motzer RJ, et al. Lenvatinib plus Pembrolizumab or Everolimus for Advanced Renal Cell Carcinoma. N Engl J Med 2021; 384:1289-1300.

Autore

roberto.iacovelli
Dr. Roberto Iacovelli Oncologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2006 presso Sapienza Università di Roma.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Roma tesserino n° 55628.

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