Nel 1952 il premio Nobel per la medicina Selman Waksman, a proposito della Tubercolosi, scriveva che "... la vecchia nemica dell'umanità sta per essere ridotta ad un problema irrilevante per l'uomo….il futuro è invero brillante e la completa eradicazione di questa malattia è ormai all'orizzonte". 

Quasi 80 anni dopo, nonostante la nostra accresciuta familiarità e maggiore consapevolezza della malattia, la tubercolosi (TB) continua invece a causare elevata morbilità e mortalità, sebbene si sia registrato un significativo calo dei casi.  

Dagli inizi degli anni '80 del secolo scorso si è assistito in Italia, così come nei paesi ad definiti ad alto reddito, ad una progressiva inversione di tendenza circa numero di casi, causata dall'epidemia di HIV e dai flussi di migranti provenienti da paesi ad alta incidenza di malattia. 

La prevalenza è aumentata ad un livello così preoccupante che l'OMS l'ha dichiarata un'emergenza sanitaria globale già nel 1993 e successivamente ha sviluppato il programma End TB, con l'obiettivo di porre fine all'epidemia di TB globale entro il 2035.  

In Italia la TB è ancora da considerarsi una malattia rara, ma non bisogna abbassare la guardia; è diffusa prevalentemente nelle grandi città, con frequenti piccole epidemie in ambito scolastico, luoghi di lavoro, carceri e/o case di cura.  

La gestione ed il trattamento, così come il controllo della trasmissione, sono difficili da attuare in maniera capillare, a causa dell’aumento dei viaggi globali, del sovraffollamento di alcuni contesti urbani, aumento della resistenza ai farmaci, politiche sanitarie poco efficaci, strumenti diagnostici limitati e mancanza di un vaccino efficace. 

Per far fronte al problema dunque, vi è necessità di efficaci strategie di controllo e programmazione, specie nelle categorie a rischio (immunodepressi,  

immigrati, indigenti, detenuti, homeless), con interventi volti ad identificare rapidamente i pazienti a rischio, migliorare l'accesso ai servizi sanitari, prevenire il contagio, favorire l'aderenza alle cure e promuovere a tutti i livelli la conoscenza della patologia e dei rischi per la salute pubblica, al fine di evitare ritardi diagnostici e terapeutici, intollerabili per una malattia infettiva contagiosa a trasmissione aerea.

Nonostante queste sfide infatti, dobbiamo tenere presente che questa antica malattia è curabile e che i decessi correlati alla tubercolosi sono prevenibili nella maggior parte dei pazienti. 

Il programma End TB funzionerà, ma sono urgentemente necessari strumenti diagnostici veloci ed economici oltre che precisi; con l'accresciuta attenzione al problema nella sua complessità ed interezza, con il perfezionamento dei regimi terapeutici e sviluppo di vaccini, con gli sforzi di politica sanitaria possiamo essere fiduciosi che finalmente la TB sarà in futuro, non remoto, completamente eradicata. 

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