Primo farmaco per le abbuffate

Dr. Vassilis MartiadisData pubblicazione: 02 febbraio 2015

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato il primo farmaco specifico per il trattamento del Binge eating Disorder (BED), noto anche come Disturbo da Abbuffata Compulsiva o da Alimentazione Incontrollata. La lisdexamfetamina dimesilato (commercializzata con il nome di Vyvanse) è un farmaco psicostimolante che era stato approvato nel 2007 per l'uso nell'ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), nei bambini, negli adolescenti e negli adulti. 

Il BED è un disturbo dell'alimentazione caratterizzato da ricorrenti abbuffate, ossia episodi in cui il soggetto assume, in un tempo limitato, una quantità di cibo significativamente superiore a quello che farebbe la maggior parte delle persone nelle stesse condizioni. La persona nel corso dell'abbuffata vive una chiara sensazione di perdita di controllo sull'assunzione di cibo.

Le abbuffate sono generalmente indipendenti dalla sensazione di fame e possono essere caratterizzate da estrema voracità e dall'associazione di cibi con caratteristiche molto differenti (dolce - salato, etc.) anche in ordine non consueto (prima dolce poi salato poi di nuovo dolce; oppure dolce e salato contemporaneamente).

In genere la persona affetta da BED consuma le proprie abbuffate di nascosto poiché queste ultime sono accompagnate da intensi sentimenti di disagio e vergogna, imbarazzo, colpa o disgusto.

Le abbuffate avvengono con una frequenza superiore a una alla settimana e, per perfezionare la diagnosi secondo gli attuali criteri, devono avvenire nel corso degli ultimi tre mesi dall'osservazione. Differentemente dalla bulimia nervosa, le persone con BED non mettono in atto condotte di compenso per "rimediare" alle abbuffate e, di conseguenza, tendono a sviluppare un importante sovrappeso o una franca obesità, con tutti i risultati che ne derivano in termini di salute fisica (ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, etc.) e psichica (ansia, sentimenti di autosvalutazione, di inadeguatezza, fino a franca depressione).

La prevalenza del BED si stima sia superiore a quella di anoressia nervosa e bulimia nervosa messe insieme e rappresenta dunque, di gran lunga, il più diffuso disturbo dell'alimentazione. Negli Stati Uniti il numero di persone che vivono questo disturbo si aggira intorno ai 3 milioni.

La lisdexamfetamina dimesilato è il precursore della destroamfetamina che rappresenta il reale principio attivo del farmaco. L'efficacia e la tollerabilità sono state valutate in due studi clinici che hanno coinvolto 724 adulti con diagnosi di BED da moderato a severo.

Gli studi sono stati effettuati in doppio cieco (né i pazienti né gli sperimentatori sanno cosa assumono/somministrano), randomizzato (i pazienti sono assegnati a caso al gruppo che assume il farmaco o il placebo), controllato (gli effetti del farmaco sono confrontati con un grppo di controllo che assume il palcebo) e hanno evidenziato una significativa riduzione della frequenza delle abbuffate e dei comportamenti ossessivi correlati al cibo, nei pazienti che assumevano il farmaco rispetto a quelli che assumevano il placebo (sostanza inattiva), in maniera proporzionale al dosaggio usato (70 mg producevano miglioramenti superiori ai 50 mg).

La destroamfetamina agisce bloccando la ricaptazione di dopamina e noradrenalina nei neuroni presinaptici, aumentando quindi la disponibilità di questi neurotrasmettitori nelle relative sinapsi (zone in cui i neuroni comunicano tra loro) e agendo da stimolante del sistema nervoso centrale.

Il farmaco non è esente da rischi e potenziali effetti collaterali, anche gravi (1.5% dei casi). In particolare effetti cardiovascolari (infarto o, in alcuni casi, morte improvvisa) e cerebrovasolari (ictus), che ne controindicano l'uso in persone con problemi cardiovascolari o cerebrovascolari; effetti psichiatrici (allucinazioni, idee deliranti, episodi maniacali) che ne controindicano l'uso in persone affette da disturbi dello spettro psicotico o bipolare, anche se effetti psichiatrici possono verificarsi comunque in persone che non abbiano una storia psichiatrica precedente. Gli effetti avversi più comuni sono insonnia, bocca secca, aumento della frequenza cardiaca, ansia, stipsi, sensazione di nervosismo.

Al momento in Europa non esiste alcun farmaco specificamente approvato per la terapia del BED, anche se la terapia farmacologica si avvale di numerosi principi attivi usati in modalità "off-label" (ossia al di fuori dell'indicazione specifica). Gli  attuali protocolli di trattamento del BED prevedono l'associazione di psicoterapia e programmi nutrizionali, insieme all'approccio psicofarmacologico di supporto, se necessario, non escludendo la valutazione internistica e endocrinologica.

 

Fonti:

 

Bibliografia:

  • Efficacy and Safety of Lisdexamfetamine for Treatment of Adults With Moderate to Severe Binge-Eating Disorder. A Randomized Clinical Trial.
    Susan L. McElroy; James I. Hudson; James E. Mitchell; Denise Wilfley; M. Celeste Ferreira-Cornwell; Joseph Gao; Jiannong Wang; Timothy Whitaker; Jeffrey Jonas; Maria Gasior.
    JAMA Psychiatry. Published online January 14, 2015. doi:10.1001/jamapsychiatry.2014.2162

Autore

v.martiadis
Dr. Vassilis Martiadis Psichiatra, Psicoterapeuta

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2000 presso Università di Napoli SUN.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 39851.

2 commenti

#1
Dr.ssa Angela Pileci
Dr.ssa Angela Pileci

Interessante, anche se nutro qualche perplessità a riguardo sia perché nella mia esperienza il pz viene trattato ottimamente con la psicoterapia e moduli psicoeducativi sulla nutrizione e che spesso ho visto pz rifiutare la consulenza medica per la prescrizione di farmaci... per vergogna.

#2
Dr. Vassilis Martiadis
Dr. Vassilis Martiadis

Ho lavorato per circa dieci anni in un centro pilota regionale universitario specializzato per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. Il BED é in assoluto il disturbo di questo tipo più frequente. Nella mia esperienza il trattamento esclusivamente psicoterapico non sempre risulta efficace e in un discreto numero di caso il supporto farmacologico può contribuire in maniera importante al miglioramento clinico e alla successiva stabilizzazione. Il trattamento dei disturbi alimentari in centri specializzati in cui l'equipe di cura é costituita da tutte le figure professionali necessarie evita fenomeni quali quelli che tu descrivi, ossia che il paziente, rivoltosi ad uno psicoterapeuta, creda di poter completare il processo terapeutico con il singolo professionista ed eviti di ricorrere a cure farmacologiche oppure ad esami clinici e strumentali o programmi nutrizionali che, assieme alla psicoterapia, costituiscono il nucleo dell'intero trattamento.
Vedremo i dati clinici post-commercializzazione del farmaco se confermeranno quelli registrativi.
Grazie per l'intervento

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