Femminicidio e violenza di genere: l'omicidio di Elena Ceste

Dr.ssa Giselle FerrettiData pubblicazione: 30 gennaio 2015Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2015

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Cosa scatta nel cuore e nella mente delle donne che subiscono violenze ed abusi psicologici e fisici, quando nelle notizie di cronaca si parla dell’ennesimo femminicidio?

Avvertono un ulteriore campanello di allarme che le fa esclamare “Forse sono davvero in pericolo”?

Scatta la negazione che fa pensare: “A me non può succedere?

Cambiano canale, girano pagina?

E i figli di quelle stesse donne? Avvertono che la mamma è in pericolo, ma non sanno come comportarsi perché si tratta del loro papà?

 Quali sono i fattori di rischio per le donne?

  • Violenze fisiche o sessuali – il maltrattante è violento a prescindere, o per futili motivi, non perché la vittima lo provoca.
  • Atteggiamenti di gelosia, controllo eccessivi.
  • Minacce pesanti di violenza e morte, intimidazione nei confronti dei figli, lanci di oggetti.
  • Aumento dell’escalation della violenza.
  • Precedente violazione di provvedimenti di polizia già emessi  -ammonimento, sospensione della potestà e allontanamento.
  • Presenza di armi in casa.
  • Atteggiamenti che giustificano o condonano la violenza a livello culturale o religioso.
  • Abuso di sostanze, alcol o droga del maltrattante che abbassano la soglia di controllo delle emozioni.
  • Disoccupazione o gravi problemi  economici.

 

Cosa fare?

1522 è il numero antiviolenza nazionale. Ci sono centri in tutta Italia. Ascoltano la situazione, la valutano con voi e vi consigliano come comportarvi rispettando le vostre paure e cercando di garantire sempre la sicurezza.

Se non ve la sentite di chiamare subito, parlate con qualcuno di fiducia accanto a voi, o con uno psicologo  che vi aiuterà a fare chiarezza.

 

Perché non vengono presi provvedimenti pur sapendo di trovarsi in pericolo?

Si sottovaluta il pericolo: la percezione del rischio di vita segue dinamiche che non hanno a che fare con i normali meccanismi di probabilità. Ad esempio, si ha più paura di morire in un incidente aereo piuttosto che in uno di macchina, mentre statisticamente è più probabile il secondo. Ma la frase più pericolosa è “A me non può succedere”.  Ma le donne uccise dai propri cari dopo anni di violenza e maltrattamenti, avrebbero mai pensato che sarebbero arrivate a quel punto?

- Si è abituati all’atteggiamento di sottomissione e dipendenza, le sopraffazioni non creano più allarme: se un essere vivente viene buttato improvvisamente in una vasca di acqua bollente, schizzerà fuori immediatamente. Se si trova immerso e l’acqua si scalda lentamente, si abituerà piano piano alla temperatura, si intorpidisce e non si accorge della temperatura troppo elevata.

- Fattori culturali: un certo tipo di cultura prevede che sia l’uomo che “porta i pantaloni”, è il capofamiglia, colui che detta legge, e la donna è colei che segue i dettami dell’uomo, passivamente.

- Fattori personali: sono complessi e variabili da persona a persona. Freud sostiene che l’essere umano non sempre è guidato dalla ricerca della propria felicità, spesso una forza oscura, inconscia, la pulsione di morte,  prevale sul naturale istinto alla vita ed alla conservazione.

- Schemi familiari appresi: si tende a riprodurre quello che si è vissuto in famiglia, comportamenti manifesti ed atteggiamenti inconsci. Se la madre ha sempre subito passivamente pensieri, comandi, atteggiamenti del marito, può crearsi la convinzione che le relazioni di coppia funzionino così.

- Dipendenza affettiva: la tendenza ad attaccarsi al partner anche se non fa stare bene, ha atteggiamenti strani, per paura di restare da sole o di non trovare nessun altro. La situazione è più complicata se ci sono figli e se si vive in un piccolo centro.

- Senso di colpa: la manipolazione affettiva del partner induce la donna a credere che lei merita quel tipo di trattamento. Ritiene che la responsabilità sia sua, e che se si comporta meglio forse la relazione funzionerà.

- Paura della reazione del partner: questo timore è sensato. Se per trent’anni si è subito passivamente tutto, iniziare ad “alzare la testa” può essere vissuto come un affronto dal partner. Bisogna agire con cautela. Il primo passo è parlare e confrontarsi con qualcuno di esperto per muoversi nel modo più consono a sé ed alla propria famiglia, ovvero evitando pericoli per tutti.

I momenti di rischio maggiore per una donne sono due: quello in cui si decide di lasciare il proprio partner, quando si accetta di rivedersi per un ultimo chiarimento. 

Ti senti una donna a rischio? Temi che una tua amica o familiare sia in pericolo?

Compila il questionario e segui le indicazioni.

http://www.surveygizmo.com/s3/954104/ISA-online

 

Fonte:

Autore

giselle.ferretti
Dr.ssa Giselle Ferretti Psicologo, Psicoterapeuta

Laureata in Psicologia nel 2002 presso Università di Urbino.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione tesserino n° 1046.

11 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

Gentile Dott.ssa Ferretti,
si leggono e si sentono ogni giorno tante cose riguardanti la violenza fisica e psicologica sulle donne, violenza che nei casi peggiori può purtroppo arrivare al femminicidio.
In questo mare di informazioni/commenti/pensieri...ho apprezzato particolarmente quanto da Lei scritto.
Parole forti, chiare, semplici, dirette....che fanno riflettere, pensare...ma senza confondere.
Grazie.

#2
Dr.ssa Giselle Ferretti
Dr.ssa Giselle Ferretti

Arrivare al cuore di chi si trova in pericolo e rendere la cronaca un servizio che provochi cambiamento positivo: dice che l'articolo è efficace in questo senso?
Grazie per il suo contributo.

#3
Ex utente
Ex utente

A mio parere sì.
L'esempio della vasca di acqua bollente l'ho trovato efficacissimo, così come il linguaggio usato in tutto l'articolo : semplice e diretto.
Personalmente le sue parole mi hanno fatto riflettere, e credo sarà così anche per altre utenti.
A volte é veramente difficile capire se la persona che ci sta accanto é realmente un uomo violento e potenzialmente pericoloso o se ha "solo" un caratteraccio irascibile, suscettibile a qualsiasi critica, egoista nel rapporto di coppia.....facile agli scatti d'ira verbale ed un minuto dopo a scuse e pentimenti: atteggiamenti, questi, altalenanti e spiazzanti per chi si trova davanti.
Credo che un cambiamento, in negativo, del nostro benessere psico-fisico, successivo all'instaurarsi di una relazione, debba accendere in noi un "campanello d'allarme", o magari più semplicemente una profonda riflessione sul rapporto che stiamo vivendo.
Certi maltrattamenti psicologici, che magari non sfoceranno mai in vere e proprie aggressioni fisiche, sono comunque capaci di annientare una donna giorno dopo giorno.

#6
Dr.ssa Giselle Ferretti
Dr.ssa Giselle Ferretti

Non tutte le violenze sfociano in omicidio, ma ogni femminicidio è stato preceduto da violenze più o meno subdole o manifeste.
Nella mia personale statistica clinica, tutte le donne si accorgono che c'è qualcosa che non va nel rapporto con un uomo pressoché subito, ovvero nei primissimi mesi della relazione. Questi segnali non vanno trascurati. Se c'è qualcosa di strano, non bisogna pensare che migliorerà, anzi!
Le relazioni devono far stare bene. Le difficoltà ci sono sempre, ma bisogna essere onesti con se stessi e capire se vale la pena! Ne deve valere la gioia, non la pena!

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