Desiderio sessuale femminile scarso: da oggi c’è la pillola Addyi

Dr. Carla Maria BrunialtiData pubblicazione: 19 agosto 2015Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2015

Da oggi negli USA è approvata la cosiddetta “pillola rosa”
contro il desiderio sessuale femminile ipoattivo.

La Food and Drug Administration americana ha dato il via libera finale alla "pillola rosa", prodotta dalla Sprout Pharmaceuticals nella Carolina del Nord. Sarà commercializzata con il nome di Addyi.

A 17 anni dalla comparsa del Viagra, il prodotto sarà distribuito dietro prescrizione medica, "per donne in fase pre-menopausa cui viene diagnosticato un calo cronico del desiderio sessuale".

Per i primi 18 mesi però non verrà pubblicizzato direttamente ai consumatori.

Come agisce?

Per quanto si tenda a chiamarlo “Viagra rosa”, il meccanismo di azione è molto diverso delle “pillole blu” che sostengono l’erezione maschile. I due farmaci si rivolgono infatti a due fasi ben distinte della risposta sessuale - desiderio e eccitazione - ed inoltre Addyi non agisce a livello dell'organo, bensì cerebrale.

La filibanserina, questo è il nome non commerciale, si assume preferibilmente prima di andare a dormire e agisce a livello cerebrale sui neurotrasmettitori legati all'eccitazione, alzando i livelli di dopamina e serotonina.

 

Effetti collaterali

Il farmaco, che va acquistato con ricetta, non è privo di rischi, di cui le consumatrici devono essere edotte. Il foglietto illustrativo ha dunque un 'boxed warning' in cui si avverte che il farmaco non deve essere usato insieme all'alcol, per il rischio di pressione bassa e perdita di conoscenza. Non va usato, inoltre, insieme ad alcune altre medicine e in pazienti con problemi al fegato. La pillola del desiderio può essere prescritta o dispensata solo da medici e farmacisti che abbiano superato un test sul medicinale.

Occorre sapere che il farmaco era stato in precedenza bocciato per ben due volte dalla Fda gli anni scorsi, e che l’attuale approvazione può essere stata facilitata dalle pressioni delle lobby che hanno accusato l'autorità sui farmaci Usa di discriminare le donne rispetto alla possibilità di controllare la loro vita sessuale.

 

Considerazioni cliniche

Il disturbo del desiderio è piuttosto diffuso nel modo femminile. Perché?

Moltissimi i motivi, tra i quali osserviamo: il modo di intendere la sessualità; inibizioni frutto di un’educazione con tabù; vicende del ciclo di vita quali gravidanza, fase post parto, assistenza a genitori anziani; difficoltà relazionali con il partner; malattia di uno dei due o di ambedue; stress lavorativo di uno dei due o di ambedue; problematiche ormonali della donna; il posto residuale della sessualità nella propria vita; profondo disagio provocato dal corpo e dagli organi sessuali che mutano con l'età. Talvolta l'ipodesiderio sessuale è conseguenza e riflesso dello scarso desiderio da parte del partner, che la donna subisce, oppure che accoglie di buon grado perchè la libera da un dovere.

Certo la pillola rosa non risolverà le problematiche sopra accennate, che rimandano per gran parte alla necessità di una psicoterapia individuale o di coppia; ma nel caso specifico per il quale questo farmaco viene indicato - donne in fase pre-menopausale cui viene diagnosticato un calo cronico del desiderio sessuale - forse potrà supportare il mantenimento di una vita sessuale "normale", fattore importante per la propria identità di donna e per il ben-essere della coppia.

Attendiamo di vederlo alla prova, il nuovo farmaco, quando giungerà nel nostro Paese.

Del resto è ormai mezzo secolo che la ricerca fa il possibile per rendere la sessualità umana più appagante per ambedue e per ciascuno; ed inoltre non necessariamente legata alla procreazione, per cui - teminata l'età fertile - finiva anche la sessualità femminile. Oggi sempre più persone e coppie in là con gli anni vivono la corporeità con gioia e serenità, come le ricerche e la pratica clinica testimoniano.

 

Fonti

 

Per approfondire

 

Autore

carlamariabrunialti
Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 9 presso l'Università Cattolica, in MILANO.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Trentino Alto Adige tesserino n° 70.

3 commenti

#1
Dr.ssa Angela Pileci
Dr.ssa Angela Pileci

Ciao Carla, complimenti per questa news che proponi. Concordo con le tue conclusioni, consapevole che questo farmaco non risolverá quelle problematiche che vediamo in terapia ma chissà potrà essere d aiuto nella premenopausa quando la donna sente anche di perdere la propria femminilità e spesso la sessualità ne risente anche per problematiche fisiche.

#2
Dr. Carla Maria Brunialti
Dr. Carla Maria Brunialti

Grazie.
Concordo proprio con il Tuo punto di vista. Talvolta si delega tutto al farmaco, come è successo con gli inibitori della fosfodiesterasi-5; salvo accorgersi poi che nulla è magico e che - se manca una componente personale - il "miracolo" non avviene.
Ma sicuramente a certe condizioni la pillola contraccattiva, le "pillole blu" per lui ecc. e questo - auspichiamo - nuovo farmaco possono rappresentare un valido aiuto.
Carlamaria

#3
Dr. Carla Maria Brunialti
Dr. Carla Maria Brunialti

E' di oggi la comunicazione di Adnkronos relativa ad una ricerca sulla sessualità della coppia; interessante.

"Coppia più felice e sesso migliore se il papà condivide la cura dei figli"

Buone notizie per le super-mamme, che già si preparano a gestire i mille impegni legati al ritorno a scuola dei figli e alla ripresa del lavoro. La soluzione ideale, infatti, sta nel delegare un po' più spesso ai padri. A dirlo è la scienza: il segreto per una vita sessuale e di coppia brillante sta infatti nel comportamento dei papà. Quelli che condividono con la madre la cura dei figli, finiscono per regalare alla coppia una dosa extra di felicità, con riflessi preziosi anche sull'intimità. Lo stabilisce una ricerca condotta dai sociologi della Georgia State University, illustrata a Chicago in occasione del meeting dell'American Sociological Association.Il team di Daniel Carlson ha usato dati relativi a oltre 900 coppie eterosessuali, coinvolte in uno studio precedente. I ricercatori hanno scoperto che se le donne si prendono cura da sole, o in modo preponderante, delle esigenze dei propri figli, entrambi i genitori finiscono per riferire una scarsa soddisfazione per il rapporto e una vita sessuale deludente. Insomma, le frustrazioni sono condivise.
Al contrario, se i compiti sono ben distribuiti, a giovarne sono tutti gli aspetti della relazione. Non solo, se è il papà ad assumersi le maggiori responsabilità, la vita di coppia non ne risente, anzi. Con buona pace delle mamme iper-presenti. Il problema è che se le donne in questo caso riferiscono la maggior soddisfazione sessuale, lo stesso non si può dire per i super-papà.
"Questo ci ha portati a concludere che essere dei padri coinvolti è molto importate per gli uomini. Se questo aspetto manca, non troviamo livelli elevati di soddisfazione di coppia". Ma l'ideale è condividere, evitando squilibri eccessivi. Insomma, secondo gli studiosi non ci sono dubbi: il coinvolgimento paterno nella cura dei figli è un aspetto "importante per entrambi i partner".

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2015/08/23/coppia-piu-felice-sesso-migliore-papa-condivide-cura-dei-figli_Y6ufoGHaGv7ULA3lzDqUDK.html
Pubblicato il: 23/08/2015 17:13

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