Più pomodori uguale a meno tumori della prostata.

Questa notizia ci viene comunicata da una meta-analisi che ha considerato 42 lavori pubblicati fino al 2016 valutando diete, valori di licopene presenti nel sangue e relativo rischio di avere un cancro alla prostata.

Il lavoro ha studiato complessivamente 43.851 maschi su 692,012 nord e sudamericani, europei, australiani e asiatici.

Ricordiamo che il tumore della prostata è il secondo problema oncologico maschile più frequente e rappresenta la quinta causa di morte correlata a un cancro in tutto il mondo.

 

   

 

La prevenzione primaria specifica per questo tumore praticamente non esiste e i più importanti fattori di rischio individuati e considerati sono stati alcune predisposizioni genetiche, squilibri ormonali e vari fattori ambientali, soprattutto alcool, fumo, diete non corrette.

In questa prospettiva si è visto che il consumo abituale di prodotti a base di pomodoro sembrerebbe collegato ad una riduzione significativa del rischio nello sviluppare un tumore prostatico; questa notizia, secondo la ricerca pubblicata, verrebbe confermata da numerosi studi epidemiologici.

Il pomodoro, l’anguria, le carote ed altri ortaggi e frutti “rossi” contengono il licopene che dà appunto la caratteristica colorazione rossa di questi prodotti, questo è un carotenoide con una potente azione antiossidante.

 

    

 

Questa meta-analisi ci indicherebbe che consumare più pomodori o prodotti a base di pomodoro si assocerebbe ad una diminuzione del rischio nell’avere un cancro prostatico; la relazione dose-risposta sarebbe lineare: ogni 2 mg di licopene consumato determinerebbe una riduzione del rischio dell’1% e per ogni 10 mg per dl di licopene circolante nel sangue il rischio di avere questo grave problema oncologico scenderebbe di circa il 3,5%.

 

   

 

Altri lavori ora sono comunque necessari per confermare queste prospettive positive sul consumo di licopene e quindi di pomodori, come possibile prevenzione primaria del cancro alla prostata; studi che dovrebbero cercare di eliminare tutti i fattori collaterali che possono disturbare tali valutazioni di carattere epidemiologico.

Si dovrebbe ad esempio meglio studiare e capire le variabilità genetiche che determinano la maggiore o minore biodisponibilità del licopene, fattore questo che può variare da soggetto a soggetto ma di contro molto importante per meglio capire l’impatto individuale e reale del licopene sul rischio di incorrere o no in un tumore alla prostata.

 

Fonte:

Rowles JL 3rd et al. Prostate Cancer Prostatic Dis. 2017;20(4): 361-377

Altre informazioni:

https://www.medicitalia.it/blog/urologia/3699-i-perche-del-cancro-alla-prostata.html

https://www.medicitalia.it/salute/urologia/7-prostata.html