L'uso di antibiotici topici dovrebbe essere scoraggiato se sono disponibili antisettici appropriati, come suggerisce anche l'OMS. Lo iodopovidone è quindi l'antimicrobico ideale per la disinfezione delle ferite

In questi ultimi anni si osserva una crescente comparsa di resistenza agli antibiotici topici e sistemici.

Gli antisettici in alternativa al trattamento topico della ferita, tendono ad essere microbicidi e hanno uno spettro più ampio di attività antimicrobica rispetto agli antibiotici.

Inoltre, rispetto alla maggior parte degli antibiotici, gli antisettici riducono la probabilità che emergano resistenze a causa dei loro molteplici meccanismi d'azione mirati a vari aspetti della biologia cellulare nei microbi.

Pertanto, l'uso di antibiotici topici dovrebbe essere scoraggiato se sono disponibili antisettici appropriati.

Inoltre, una recente linea guida dell'OMS sostiene l'uso di una buona antisepsi peri-operatoria, riducendo nel contempo l'uso di antibiotici sistemici.

Praticamente tutte le ferite sono colonizzate da microrganismi, spesso senza conseguenze cliniche e la presenza di alcuni microrganismi può persino aiutare la guarigione. Tuttavia, la contaminazione con flora microbica patogena può portare a infezione e sepsi, che interrompono il continuum curativo.

Lo sviluppo dell'infezione è determinato da complesse interazioni tra l'ospite e i microrganismi e ulteriormente influenzato dall'ambiente e dagli interventi terapeutici.

 

Sebbene l'infiammazione si manifesti come una risposta fisiologica alla ferita ed è necessaria per il processo di guarigione, l'infezione microbica può indurre un'infiammazione eccessiva.

L'infiammazione prolungata insieme a un rimodellamento difettoso della matrice extracellulare e un fallimento della riepitelizzazione sono caratteristiche distintive delle ferite cronicizzanti.

Le colonie microbiche nelle ferite croniche producono spesso biofilm (composto principalmente da cellule microbiche e matrice extracellulare - EPS. La percentuale di EPS si aggira tra il 50% e il 90% ed è considerata la materia prima del biofilm), e interagiscono con il tessuto ospite in modo parassitario.

Il ridotto stato metabolico indotto dai biofilm può anche aumentare la resistenza agli antibiotici e ridurre l’azione dei meccanismi di difesa dell'ospite. I biofilm si trovano in circa il 60% delle ferite croniche e il 6% delle ferite acute.

Pertanto, efficaci antisettici per la guarigione delle ferite dovrebbero idealmente affrontare sia l'infiammazione che la formazione di biofilm.

Poche sostanze antimicrobiche sono generalmente considerate per la terapia delle ferite. Tra queste, lo iodopovidone ha continuato ad essere ampiamente applicato.

Il ruolo dello iodio nella cura delle ferite è principalmente come agente antimicrobico, e lo iodopovidone è stato usato e testato nella guarigione delle ferite per molti anni.

L'attività microbicida dello iodio sembra comportare l'inibizione dei meccanismi e delle strutture cellulari batteriche vitali e ossida i nucleotidi grassi / aminoacidi nelle membrane delle cellule batteriche, oltre agli enzimi citosolici coinvolti nella catena respiratoria, causandone la denaturazione e la disattivazione.

L'evidenza in vitro suggerisce che lo iodio non solo ha effetti antibatterici ad ampio spettro, ma contrasta anche l'infiammazione provocata da entrambi i patogeni e dalla risposta dell’ospite. Questi effetti antinfiammatori sembrano essere multifattoriali e hanno dimostrato di essere clinicamente rilevanti.

Lo iodio povidone è uno dei pochi antimicrobici topici dimostrato efficace contro batteri, diversi virus, speci fungine, spore, protozoi e cisti amebiche.

 

Per quanto attiene ai profili di tollerabilità e sicurezza è interessante notare che recenti test di citotossicità hanno dimostrato che lo iodio povidone ha una citotossicità molto bassa rispetto ad altri antisettici quando testato su pelle (vs. PHMB, octenidina, clorexidina e perossido di idrogeno) e oromucosale (come l'octenidina ma superiore alla clorexidina).

Per tale ragione è possibile affermare, anche in virtù del basso contenuto di iodio libero (il basso contenuto è a salvaguardia dell’integrità di cute e mucose), che lo iodio povidone possiede un profilo di alta tollerabilità e sicurezza per i pazienti, come anche confermato nella diffusa pratica clinica.

La praticità d’uso dello iodio povidone è stata negli anni apprezzata sia dai pazienti sia da chi si occupa di disinfezione delle ferite in modo professionale per la sua maneggevolezza: ad esempio, il colore tenue dorato, che appare su una cute non integra, identifica la zona soggetta a disinfezione (colorazione target), così come la decolorazione di una zona trattata può presumere la presenza di un’alta carica microbica; in quest’ultimo caso, l’attività dello iodio povidone è intensificata proprio dal substrato tipico delle sovrainfezioni o superinfezioni.

In sintesi è possibile affermare che la peculiare attività antimicrobica e antisettica dello Iodio povidone, rende ragione della sua spiccata azione antimicrobilca, antinfiammatoria e coadiuvante sull’accelerazione dei processi di cicatrizzazione.

Grazie alle sue proprietà antimicrobiche rapide, potenti e ad ampio spettro e al favorevole profilo rischio / beneficio, si prevede che lo iodio povidone rimarrà un trattamento altamente efficace per le ferite acute e croniche nel prossimo futuro.