Il 18 giugno 1815 Napoleone e le truppe francesi vengono sconfitti a Waterloo, in Belgio dalle truppe britanniche  comandate dal Generale Duca di Wellington e dalle alleate forze prussiane sotto il comando del Generale Blucher che era da poco stato sconfitto a Ligny dallo stesso Napoleone.

Le truppe francesi erano stanche e il clima non giocava a loro favore: aveva piovuto nei giorni precedenti ed il campo di battaglia era una distesa di fango che ostacolava i movimenti della pesante artiglieria francese.


Lord Wellington

Napoleone Bonaparte non era più il giovane e instancabile condottiero degli anni passati ma un uomo malato, provato da cistiti ricorrenti, scabbia , una epatopatia cronica e la nota malattia ulcerosa gastrica che molto anni dopo, a St Elena lo condurrà a morte forse per una degenerazione neoplastica o per una stenosi pilorica infiammatoria.

Napoleone soffriva da tempo di stipsi e, in una lettera scritta al fratello minore Jerome nel 1807 gli aveva suggerito di utilizzare le sanguisughe per la terapia delle emorroidi come lui stesso aveva fatto in passato con buoni risultati per almeno dieci anni.

Da questa e da altre evidenze sembra accertato che la malattia emorroidaria lo  tormentasse da tempo.

Una soluzione contenente acetato di piombo detta ‘acqua bianca’ era la terapia suggerita dal chirurgo dell’ epoca Larrey per limitare i sintomi della malattia.

Il 18 giugno sicuramente Napoleone non stava molto bene: abitualmente conduceva le sue battaglie muovendosi tra le truppe a cavallo ma in questa occasione  rimase seduto ad un tavolino da campo su una collina la maggior parte del tempo. Alle 10, a truppe schierate e pronte per  la battaglia, si mise a letto per alzarsi solo dopo un’ ora anche grazie alle sollecitazioni dei suoi uomini e dar finalmente inizio allo scontro. Quando si alzò, i movimenti erano impacciati e i pochi passi vennero compiuti ‘ a gambe larghe’ secondo le cronache.

Sembra proprio quindi che nel mezzo della battaglia Napoleone fosse in preda a una drammatica crisi emorroidaria come confermato molti anni dopo dal fratello Jerome, nonostante la notizia (poco onorevole ai tempi)  venne tenuta nascosta il più possibile.

Fu realmente questa la causa della sconfitta? Certamente ragioni più profonde e complesse contribuirono, tuttavia è innegabile che una tale sofferenza non giovò certo all’ Imperatore e alle sue capacità di comando.


Dopo la sconfitta

Se la battaglia si fosse svolta ai nostri giorni, probabilmente Napoleone sarebbe stato prima trattato adeguatamente con terapia probabilmente chirurgica considerato lo stato avanzato della malattia e la sintomatologia importante associata ai sintomi, o forse si sarebbe corretta la stipsi con indicazioni dietetiche e farmacologiche in modo da non esacerbare la sintomatologia emorroidaria.

Napoleone forse avrebbe comunque perso ma certamente con meno ‘sofferenza’, almeno fisica.

 

Dis Col Rect,1988;31:303-305