La biopsia epatica è ancora oggi il test più efficace per verificare lo stato di durezza (fibrosi) del fegato, direttamente correlata alla gravità delle epatiti virali ed al rischio di sviluppo di Cirrosi e Tumore del fegato.

Nonostante l’uso dell’ecografia abbia ridotto il rischio di complicanze (1/1000) la biopsia del fegato è comunque poco gradita dai pazienti anche perché spesso è necessario ripeterla più volte nel corso degli anni per monitorare lo stato di salute del fegato nel tempo o la efficacia delle terapie.

Nei primi anni del 2000 alcuni studiosi francesi misero a punto un sistema basato sulla propagazione di onde meccaniche per valutare la durezza del formaggio Camembert. Fortunatamente questa procedura si rilevò perfetta per la valutazione della fibrosi del fegato attraverso l’analisi della sua durezza (Stiffness).

Un dispositivo simile ad un ecografo detto Fibroscan ( Elastografia Transiente del fegato) fu messo subito a punto da ingegneri francesi e diffuso in tutto il mondo. Una sonda applicata esternamente sulla cute del paziente tra gli spazi intercostali destri è in grado di produrre delle piccole vibrazioni che si propagano nel tessuto del fegato. Un software specifico analizza la pressione media di un campione di 10 cm di lunghezza e ne ricava la velocità di propagazione direttamente correlata alla durezza dell’organo. I valori vengono espressi in chilopascal (kpa).

Dal 2003 ad oggi centinaia di lavori scientifici internazionali hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza di questo sistema comparandola con i risultati della biopsia epatica. Valori inferiori a 7 Kpa indicano assenza di fibrosi o fibrosi lieve mentre valori uguali o superiori a 14 Kpa indicano la presenza di una fibrosi grave o di una Cirrosi Epatica con un’approssimazione superiore al 95%.

L’esame è rapidissimo (si esegue in 5-10 minuti al massimo) e non provoca alcun dolore ne’ rischio per il paziente.

In realtà la biopsia epatica resta ancora l’esame di scelta perché il Fibroscan non è in grado di valutare altre componenti di danno come l’accumulo di ferro o le epatiti autoimmuni. Non è una metodica precisa nelle Epatiti B ( per l’elevato livello di transaminasi) o per le forme di epatiti non virali ( alcoliche, steatosi etc..) ed è di difficile applicazione nei pazienti obesi. Può però essere utilizzata dopo la biopsia epatica per il monitoraggio evitando di ripetere più volte il test oppure nelle epatiti croniche da virus C nel caso i valori indichino assenza di fibrosi o presenza di cirrosi. E’ inoltre utilissima nei casi nei quali una biopsia sarebbe troppo rischiosa come per gli emofilici o deve essere ripetuta molto spesso come accade nel trapianto di fegato.

Recentemente sono stati messi a punto dei modelli avanzati in grado di effettuare il test anche sugli obesi con sonde particolari (extralarge) ed in grado di quantificare anche il livello di grasso nel fegato (steatosi) con dei parametri numerici.

Nonostante la diffusione del Fibroscan in Europa e nel mondo e la validata efficacia questo test non è ancora stato inserito nel registro nazionale degli esami rimborsabili dal servizio sanitario italiano ma molto spesso le ASL riescono ad erogare il test gratuitamente o al prezzo del ticket ai pazienti epatopatici.

I Fibroscan di ultima generazione con sistema di valutazione della Steatosi Epatica sono presenti in Italia presso i reparti di malattie Infettive di Asti, Firenze, Roma e Galatina (Lecce) oltre al servizio di Ecografia dell’Istituto Humanitas di Rozzano ( Milano).

Ulteriori informazioni sono disponibili su http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20167986