È proprio vero che occorre integrare con un supplemento la vitamina D per combatterne la carenza?

Negli ultimi anni ci siamo dimenticati della vitamina D, pochi ricordano ai figli l'effetto benefico dei raggi del sole sulla pelle (l'80% del fabbisogno è prodotto in tal modo) né ai bambini viene più somministrato l'olio di fegato di merluzzo come integratore (il sottoscritto ne ha fatto incetta da piccolo).

Sono invece aumentati in maniera esponenziale gli studi su vecchie e nuove evidenze dell'azione della vitamina D. All'azione sul metabolismo dell'osso, già noto,si parla oggi di azioni sul sistema immunitario, nella prevenzione dei tumori, del diabete ed anche delle malattie cerebrali degenerative.

Non solo la notorietà della vit. D è esplosa anche nel web, pensate che su Apple Store ci sono ben 38 applicazioni che a vario titolo la riguardano.

Le riserve di vit. D non durano per tutta la stagione invernale (ammesso che in estate tutti riescano a fare una riserva) e sono tante le Istituzioni che denunciano una carenza per vasti gruppi di popolazione in Europa (EUFIC 2011).

Ricordo che si parla di carenza per valori < 20 ng/ml e per insufficienza per valori tra 20 e 30 ng/ml. Non è raccomandabile uno screening diffuso ma capita ultimamente nella pratica quotidiana di trovare random, valori di insufficienza in circa un 40% e di carenza in un 15% in pazienti di ogni fascia di età.

La riflessione riguarda l'opportunità di una supplementazione con farmaci o con addizione alimentari, è veramente auspicabile?
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