Forse non tutti sanno che intorno al 2000 è nata una corrente di pensiero in medicina chiamata “ SLOW MEDICINE “ che ha come intento la diffusione di una diversa modalità di gestione della medicina diagnostico-terapeutica.

Cosa dice la Slow Medicine?

Semplicemente il concetto è riassunto nelle parole del motto della Associazione:

“FARE DI PIU' NON SIGNIFICA FARE MEGLIO“

La ricerca di una cura più slow, più rivolta alla qualità della vita, è il fondamento di questo pensiero.

Per cominciare ad attivarsi in questa direzione Slow Medicine ha lanciato nel 2012 il progetto “FARE DI PIÙ NON SIGNIFICA FARE MEGLIO”, simile a quello già in atto negli USA con il nome

“CHOOSING WISELY”

La ricerca di una cura più slow, più rivolta alla qualità della vita,http://choosingwisely.org/, principio sposato da molte società scientifiche negli Stati Uniti.

Se riflettiamo sull’enorme aumento della prescrizione di esami, prestazioni specialistiche e quant’altro ed in considerazione del momento poco favorevole da un punto di vista economico a livello mondiale, giungeremo alla conclusione che il costo sociale di queste prestazioni stanno divenendo insostenibili.

Spesso questi esami sono richiesti dal medico per avere una diagnosi certa e incontrovertibile, ma spesso non possiamo nasconderci che vengono richiesti anche per sollevare il sanitario da possibili ripercussioni medico legali in caso di omessa o tardiva diagnosi.

Entriamo così nel campo della cosiddetta

“MEDICINA DIFENSIVA”

evento sempre più presente nella pratica medica di tutti i paesi occidentali.

Purtroppo la crescita esponenziale di richieste di risarcimento nei confronti di presunti errori medici, la maggior parte delle volte seguita da una completa assoluzione del sanitario, non può non infondere nei medici il timore di essere sempre di più esposti al pericolo di contenziosi per presunti casi di malpractice.

Ovviamente tutte le branche della medicina, compresa l’oculistica, ne è interessata, con l’aumento a volte ingiustificato della richiesta di esami più o meno costosi richiesti senza una logica o un razionale ragionamento di percorso.

Ne emerge un quadro che rende più che comprensibile la comparsa e la proliferazione di metodiche diagnostico-terapeutiche riferibili appunto a “medicina difensiva“.

Posto che la responsabilità del medico non può essere rimossa se colpevole, e non potrà mai essere completamente tutelata da esami o quant’altro, dobbiamo riflettere sugli oneri sociali che questa pratica comporta.

L`OMS stima che una percentuale della spesa sanitaria compresa tra il 20% e il 40% rappresenti uno spreco causato da un utilizzo inefficiente delle risorse (WHO 2010). 

Quindi risulta difficile una convivenza tra medicina difensiva e riorganizzazione delle abitudini di molti medici volta a razionalizzare le risorse in campo sanitario.

Resta aperto il dibattito tra le due correnti di pensiero, entrambe con molte ragioni a favore e qualche punto da rivedere.