Nel tentativo di non annoiare con dissertazioni manualistiche; mi piacerebbe entrare un attimo ne “ I Promessi Sposi ” per rendere più visibile ciò che a volte rimane un pò nell'ombra. Alessandro Manzoni, nel rappresentare le azioni più o meno virtuose o tristi di alcuni dei suoi personaggi, ne presenta il passato e mostra le trasformazioni avvenute nel loro carattere, per effetto di situazioni e di vicende anteriori, che sono state cause profonde e indirette del loro agire attuale. Fra essi domina Suor Gertrude che si presta al rapimento di Lucia. Lo scrittore la presenta riluttante al delitto, a cui tuttavia si piega, per quelle ragioni che una educazione autoritariamente falsa le impose e che la condussero contro di sè ad uno stato non desiderato prima e non amato dopo. Lo scrittore presenta con grande discrezione la docilità, lo spirito d’imitazione e l’innocente vanità della bambina, le prime ribellioni della fanciulla al conformismo dell’ambiente, nelle forme del capriccio, della cocciutaggine e del desiderio di primeggiare fra le compagne. La prima scoperta del mondo nella sua realtà le reca il tumulto delle vane speranze, gli amari sconforti e gli inani propositi di resistenza ai suoi tiranni. Il bisogno insoddisfatto di affetto e di comprensione la porta verso gli umili che non conoscono le complicazioni della vita dei grandi. La stanchezza distrugge infine ogni sua resistenza, il timore del male ne piega il volere. La sua sorte è decisa! La libertà del volere, sopraffatta e vinta, farà di essa, per tutta la vita, una creatura debole e inquieta e la sospingerà al delitto. Ho tratto questa interpretazione alla vicenda da un vecchio libro di psicologia e mi rendo conto che, nonostante “ l’età ” di questo libro, quello appena esposto, rimane un concetto basilare, fondamentale per capire l’essenza di ogni individuo. L’unità della vita psichica si manifesta, infatti, attraverso le personalità individuali. I processi psichici non si realizzano se non nella realtà dell’individuo; io, tu, gli altri pensano, soffrono, agiscono e in questo si svolge la loro vita psichica. Nell’antichità si pensava di poter suddividere la vita psichica in tante sezioni scarsamente collegate fra loro, come fossero delle entità staccate e se ne potesse parlare anche in astratto; era questa la dottrina della “facoltà dell’anima”: il volere, l’intendere, la memoria, l’emotività e cioè “i fatti psichici” del nostro presente, insomma, derivano dal nostro passato.