Contrariamente a ciò che molti psicologi pensano, sembra che le persone non possiedano tutte la stessa gamma di emozioni di base, e che queste non vengano espresse in modo automatico sulle facce di quanti ci stanno d’attorno. Ciò almeno secondo l’autrice di un articolo apparso su Current Directions in Psychological Science, una rivista pubblicata dalla Association for Psychological Science.

La recente iniziativa del Governo americano d’istruire gli addetti alla sicurezza delle ferrovie allo scopo di riconoscere sul volto delle persone le emozioni di “base”, pertanto, potrebbe non essere una mossa azzeccata.

Dice Lisa Feldman Barrett, della Northeastern University, autrice dello studio: “Ho deciso di raccogliere e portare all’attenzione dei lettori prove che vanno in senso contrario rispetto all’assunto secondo cui certe emozioni sarebbero innate, cosicché ad esempio necessariamente ci si acciglierebbe quando si è arrabbiati”.

La convinzione diffusa è che certi movimenti coordinati dei muscoli facciali (chiamati espressioni) si sarebbero evoluti per esprimere degli stati psichici e per preparare il corpo a reagire in modo stereotipato. Per esempio, spalancare gli occhi quando si è spaventati potrebbe aiutare a incamerare più informazioni riguardo alla situazione, segnalando nel contempo agli altri che sta accadendo qualcosa di pericoloso.

Ma la D.ssa Barrett, insieme ad altri scienziati, pensa che le espressioni non siano un sistema di segnalazione innato che viene rappresentato dai muscoli del volto. “Quand’è che vediamo il broncio nella tristezza? Quando è un simbolo” dice la Barrett, “come nei cartoni animati o nei film di scarsa qualità. Le persone mettono il broncio quando vogliono sembrare tristi, non necessariamente quando lo sono davvero”.

Alcuni scienziati hanno ipotizzato che le emozioni servano da regolatore per la risposta fisica alla situazione, ma non ci sono prove, ad esempio, che una data emozione sia un predittore affidabile di un dato comportamento, continua l’autrice. “Assistiamo a una grandissima varietà in ciò che le persone fanno in risposta a emozioni come la rabbia o la paura. La gente fa tante cose quand’è arrabbiata: a volte grida, a volte sorride”.

“I manuali di psicologia generale dicono che ci sarebbero da 5 a 9 emozioni di base, ognuna designata da un’espressione che può essere riconosciuta da chiunque al mondo. Tuttavia, le prove che ho raccolto per questo studio non supportano tale teoria”. Invece di affermare che tutte le emozioni ricadrebbero in poche categorie e ognuno le esprimerebbe allo stesso modo, dice la Barrett, gli psicologi dovrebbero cercare di capire come le persone differiscano nell’esprimere le loro emozioni.

Questo dibattito non è solo accademico, ma ha delle conseguenze sul modo in cui i clinici o il personale addetto alla sicurezza viene addestrato, ad esempio. In tempi recenti abbiamo assistito a un’esplosione d’interesse verso programmi di formazione intesi a dare agli addetti alla sicurezza strumenti per l’identificazione di possibili minacce. Ma secondo la D.ssa Barrett questi programmi potrebbero basarsi su assunti erronei: “Molte prove indicano che potrebbe non esistere alcun segno certo che ci permetta d’identificare paura, rabbia o tristezza in un’altra persona. Se si vuole migliorare la propria capacità di riconoscere le emozioni nelle persone, si deve tener conto del contesto”.

La teoria che le emozioni si sarebbero evolute per assolvere a funzioni specifiche è attribuita a Darwin, dal suo libro L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali, ma Darwin non ha mai scritto che le emozioni avrebbero una funzione. “Se si cita Darwin per portare acqua al proprio mulino”, dice Barrett, “sarebbe meglio farlo in modo corretto.” Darwin pensava che le espressioni emotive - sorriso, broncio ecc. - fossero paragonabili a una coda vestigiale, ossia una rimanenza di tempi preistorici che oggi non servirebbe più a nulla.

Fonte:

L. F. Barrett. 2011. Was Darwin Wrong About Emotional Expressions? Current Directions in Psychological Science.