Premessa
"L'indemoniata", recente libro di A. De Vincentiis, dà spunti a note e riflessioni per parlare anche di forme di paranoia religiosa e di aspetti psicotici. La psicoanalisi può essere d'aiuto per capire e guarire aspetti deviati dell'Io che, preda di sensi di colpa, inizia a soffrire d'ansia e d'angoscia: un'angoscia mortale.

Armando De Vincentiis, nel suo volume “L’indemoniata”, ci racconta, in sequenze progressivamente crescenti e drammatiche, gli eventi che costituiscono la vera origine di persone cosiddette “possedute” o “indemoniate”. La storia di questa possessione e delle sue manifestazioni è presentata dall’autore del libro nei suoi vari momenti del formarsi e dello svilupparsi.

Tra gli episodi che egli espone ce ne sono alcuni che sono abbastanza frequenti nelle famiglie che vivono una religiosità in modo esasperato, massimalista e intransigente.

E’ la storia di Rosa.

Alla madre era stata impartita una forma di educazione religiosa molto rigida. L’autore descrive accuratamente il manifestarsi di conflitti intrapsichici nella donna, l’instaurarsi delle relazioni interpersonali tra lei e gli altri membri della famiglia, la nascita di sensi di colpa che la aggrediscono per aver trasformato la promessa di farsi suora con l’esigenza di costruirsi una famiglia, avere dei figli, educarli e crescerli. La sua patologia psichica nasce per aver infranto un impegno che aveva preso con se stessa e che non aveva rispettato.

Tutto ciò si ripercuote sulla figlia Rosa che viene educata secondo regole e privazioni introdotte con tenaci forme di condizionamento.

I sermoni della madre fanno leva sulla figlia in modo efficace perché sono rivolti ad una persona dal carattere debole e arrendevole, che non conosce la vita e il mondo che la circonda e ciò che accade al di fuori della sua famiglia.

È una forma di condizionamento che ostacola l’equilibrio della psiche e di tutta la persona, e non permette a Rosa una visione critica e ragionata della sua esistenza.

La madre, oltre a proiettare sulla figlia le sue credenze e certezze in forma reiterata e smisurata, le  immette norme morali inflessibili, allontanando la ragazza dall’amore e dalla sessualità.

Come la madre, Rosa si costruisce una religiosità inossidabile, rigida, ostinata.

Una sera, per caso, la ragazza vive un’esperienza con sua cugina in un bar: sperimenta l’attrazione che può emanare e le attenzioni che raccoglie di giovani uomini frequentanti il locale. In quel momento lei è pervasa da stimoli sessuali e femminili sogni di esibizione che affluiscono dirompenti e sconvolgenti: vive tutto ciò con timore e tremore, e con malcelato desiderio.

Non è facilissimo per una credente, così oppressa dalla propria fede che segue in modo categorico e risoluto, mettere in armonia le norme morali con istinti, desideri e pulsioni forti e prepotenti.

La fede religiosa richiede senza dubbio sacrifici e rinunce, ma la costante e vigile presenza della madre è così tirannica da produrre in lei una scissione tra impulsi, fantasie, e tendenze sessuali e principi morali sinora seguiti con assoluta devozione.

Persuasa dalla madre, Rosa pensa di essere posseduta da forze maligne. Inizia a convincersi, in un crescendo, di essere preda del diavolo, e la sua condotta rispetto al cibo, rispetto alla folla, ai luoghi e ai paramenti sacri, cambia, si modifica, dando a tutti l’ idea che la ragazza sia veramente “indemoniata”.

Rosa non fa nessun tentativo per mettere equilibrio tra le diverse istanze psichiche, né riesce a capire che, allentando una concezione ferrea e inflessibile della religione e degli aspetti spirituali può trovare un giusto compromesso con le sue forze pulsionali. Non riesce d’altra parte ad attenuare gli stimoli sensoriali e sessuali sempre più forti.

La storia di Rosa si evolve così in una situazione molto conflittuale tra principio del piacere (tendenza al soddisfacimento di pulsioni sessuali) e remore morali molto accentuate e granitiche.

 

Nelle storie di soggetti con forti conflitti interni, c’è anche una forma meno “urlata”, meno recitata, meno spettacolare di “POSSESSIONE” che porta il soggetto a combattere grandi sensi di colpa accompagnati da comportamenti strani, bizzarri, misteriosi, arcani ed inquietanti. Sono quei soggetti che, per essere stati autori di aberranti errori, si convincono di essere stati posseduti dal demonio e sono preda di ansia e angoscia, sentimenti negativi carichi di tensioni. Per attutire questi malesseri i soggetti si dissociano dai loro comportamenti colpevoli, attribuendoli al diavolo. E si affidano ad una ricca e strana ritualità fatta di preghiere e di  invocazioni, manifestando atteggiamenti meno appariscenti, ma a volte, psicologicamente ancora più pericolosi di quelli delle “indemoniate”.

Mi riferisco a coloro che, regredendo in fasi sempre più remote e lontane nello sviluppo della loro personalità, scivolano verso una forma simile alla paranoia religiosa.

Per combattere il demonio che li ha, a loro parere, IMPRIGIONATI, e per non essere puniti dalla divinità, ricorrono ad azioni riparatrici come preghiere assurde, in atteggiamenti singolari. Sono quelli che hanno eliminato dall’IO ruoli ritenuti riprovevoli relegandoli in un altro Io.

“I ruoli scartati dell’Io sono quelli “colpevoli”, carichi di sentimenti di colpa; talora sono proiettati su un Io “ausiliario” che il soggetto non riconosce come appartenente alla propria personalità. Tipico è l’esempio del bambino, citato da Anna Freud in “L’io e i meccanismi di difesa”, che attribuisce le sue inadeguate azioni al “diavolo”, e si riconosce autore solo delle azioni “buone”, il che gli permette di evitare un conflitto interiore grazie alla proiezione all’esterno di una delle sue componenti, e quindi di evitare l’angoscia.

L’IO non nega il ruolo stesso che pure attua, ma nega di esserne responsabile, al fine di non provocare sentimenti di colpa. (R. Canestrari in ““Poblemi di psicologia””).

In un caso che ho esaminato tempo fa, descrivo quello che era stato considerato inizialmente come una possessione e che poi si rivelò come un caso di una forma di “paranoia religiosa: http://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/372-possessioni-psicanalisi.html.

In calce a tale articolo è inserita una dichiarazione rilasciata dal rev. Padre Costantino Gilardi, Priore dei domenicani di Santa Maria di Castello, laureato in psicologia alla Sorbona di Parigi, e specializzato in psicanalisi. Un domenicano che fa lo psicoterapeuta di professione e che afferma <Molte possessioni sono solo isterie>. Alla fine del suo breve intervento egli conferma: “Francamente, non ho mai incontrato nulla che non si possa spiegare con gli strumenti in mio possesso: cioè con la psicanalisi”.

Riguardo agli esorcisti De Vincentiis ne sa più di tutti perché li conosce e li affronta con coraggio, anche se non viene ascoltato convenientemente dalle masse.

Quel poco che ho appreso altrove, lo riassumo in un breve appunto riportato in http://www.psicovita.it/possessione_diabolica.htm da cui estraggo alcuni punti:

- Gli esorcisti, sino a qualche tempo fa, ammettevano l’esistenza di molti posseduti, parlavano di 1.000 posseduti in un numero X di soggetti di una certa collettività. Dopo le obiezioni psichiatriche, hanno dovuto abbassare i toni del confronto ed ammettere che di tutti i casi scoperti, i 1.000 per capirci, soltanto pochi, 2 o 3 casi, erano da considerare quelli di soggetti posseduti, mentre gli altri erano da lasciare ad una competenza psichiatrica.

- Lo afferma anche, in modo abbastanza netto, Don Attilio Marinsalti nell’intervista rilasciata alla giornalista Benedetta Lombo,  nominato recentemente dal Vescovo di Macerata esorcista per la Diocesi. Egli dichiara di aver operato in UNA SOLA situazione di vera possessione.

- Inoltre gli esorcisti hanno cambiato usi e metodi, e anche gli oggetti delle loro attenzioni e dei loro interventi: non si parla più di “semplici posseduti”, ma anche di soggetti che subiscono il mobbing o lo stalking, e altre aggressioni psicologiche ora di moda.

- Gli esorcisti di oggi sono quelli che hanno studiato nozioni di psichiatria, di psicologia e psicoanalisi. Essi s’interessano e prestano attenzione ai conflitti ambientali e a quelli interpersonali. In parte essi si sostituiscono agli psicologi operando sul piano dei consigli e degli ascolti.

Lo psicoterapeuta, già dal secolo scorso e per opera della psicoanalisi, ha invaso, in un certo modo, il territorio del sacerdote che era l’unica persona deputata a conoscere i fatti e i misfatti di una persona. Di converso, oggi, mi pare che gli esorcisti, così come molti sacerdoti nella loro missione di apostolato, stiano ‘invadendo’ il campo degli psicologi e degli psicoterapeuti, data anche una loro conoscenza delle scienze psicologiche.

C’è da notare che i fenomeni di soggetti ritenuti posseduti dal demonio, ma anche forme paranoiche, sono soprattutto frequenti in gruppi sociali nei quali sopravvivono delle usanze come quelle di dedicarsi a messe nere e ad altre diavolerie del genere. Perché succede questo? Perché molte persone, di ogni estrazione sociale e culturale, molto suggestionate, e in evidente stato di alterazione mentale e psicologica, sono più portate di altre a credere e a giurare sulla presenza fisica di demoni e di altri soggetti non umani. Da un punto di vista psicologico dipende anche dal poter evitare, inconsciamente, sensi di colpa e quindi dal ripararsi dall’ansia e dall’angoscia.

Ma torniamo doverosamente al saggio di De Vincentiis. Vediamone alcuni punti tra quelli salienti.

“Rosa comincia ad aver la fobia di ogni posto (pag. 91) ”, Mi sembra che si sia instaurato un processo di "generalizzazione" che si manifesta spesso nell’apprendimento per condizionamento.

“…è il rituale che costruisce le fattezze del Diavolo”. Infatti, in molte situazioni collettive, il rito determina l’apprendimento di eventi che costruiscono sintomi, anche sotto le mentite spoglie di figure di soggetti inesistenti ….

Inoltre ci sono processi proiettivi che avvengono anche collettivamente sotto la spinta di emozioni forti e tali da creare nella mente e nell’immaginario collettivo figure antropomorfe o animalesche o …gli Ufo, come affermava Jung in un suo scritto “Un mito moderno: le cose che si vedono in cielo.

Infine tali condizionamenti sono come quelli che vengono descritti nell’”effetto Rosenthal”: “dite spesso ad un bambino che è tanto bello, non solo finirà per crederci, ma anche per diventarlo”.

Potremmo dire, allo stesso modo, che ripetere in continuazione “tu sei un’indemoniata”, la ragazza non solo finirà per crederci, ma anche per diventarlo, manifestando atteggiamenti abnormi e a prima vista inspiegabili.

“….più si teme che possa esserci una presenza maligna (pag.40), più vengono messi in atto meccanismi di evitamento verso un luogo o un oggetto che…”

Avviene come nell’agorafobia. Si evitano spazi aperti, ma il rimedio non fa altro che potenziare l’aspetto fobico per le aree grandi e affollate o senza via di fuga.

“Per deresponsabilizzarsi da un’azione compiuta, i portatori di questo problema attribuirebbero la responsabilità alla loro altra personalità.”

Rimando al caso clinico che mi è capitato di diagnosticare e che viene riportato nel saggio sopra citato. Infatti, anche in un fenomeno diverso dalla possessione classica, il ragazzo attribuisce al demonio i colpevoli comportamenti da lui compiuti,  e mette in atto riti riparatori come le preghiere serali sull’altare da lui costruito, per trovare una pretesto che allontani da sé il senso di colpa e mettersi al riparo quindi dall’angoscia.

“Se Rosa non fosse stata religiosa, indipendentemente dal suo disturbo psicologico, si sarebbe mai potuta costruire, in questo racconto, una dimensione di terrore verso il Diavolo?”

Ritengo di NO. Tuttavia, in una ricerca empirica fatta da me su un campione, ho trovato questi risultati: tra coloro che credono all’esistenza del diavolo come entità metafisica ci sono soprattutto credenti massimalisti e oltranzisti, ma ci sono anche molti atei che hanno una paura maledetta del diavolo.

IL DIAVOLO È DENTRO DI TE”, urlava alla moglie il padre di Rosa. Forse questo incolto personaggio aveva intuito una CERTEZZA o la VERITÀ’: il diavolo esiste, ma non come entità metafisica, ma come espressione degli istinti più perversi e più maligni, crudeli e malvagi che sono insiti nelle pieghe dell’animo umano. Gli psicologi dinamici gli danno una collocazione: il diavolo è situato nelle pieghe più nascoste dell’Inconscio.

È per questo che la psicoanalisi cerca di ricondurre nell’ambito della coscienza gli elementi più sconosciuti e le pulsioni più inspiegabili e disumane.

In questo senso la cura terapeutica, che consiste nell’analisi dell’inconscio e la comprensione dei suoi elementi negativi e malsani, riporta il soggetto verso la sanità mentale e l’unità dell’io, al riparo dall’angoscia e dall’ansia, al riparo dai rischi della separazione e dello spaccarsi della coscienza.  Anche perché, se il soggetto umano supera questi confini, al di là di queste temibili Colonne d’Ercole, c’è la PSICOSI, da cui, come affermava Jung, non c’è via di ritorno.

Infine, se dovessi esprimere un’opinione sui fatti di indemoniati e posseduti, sceglierei la frase detta da Padre Giraldi: “”nulla che non si possa spiegare con la psicoanalisi””.

Antonio Vita

 

Link di riferimento:

http://www.cicap.org/new/prodotto.php?id=3848