L'ansia è un emozione adattiva che informa l'individuo delle minacce insite in una situazione. Può riguardare un pericolo e, in questo caso, l'ansia è funzionale a fuggirne o ad affrontarlo con opportune strategie. Può riguardare un incombenza da affrontare e l'ansia, qui, diventa l'affetto che ci permette di mobilitare opportune risorse (es.l'attenzione nell'ansia da esame).

L'ansia diventa patologica quando anziché informare l'individuo della minaccia di un evento reale diventa automatica e/o si attiva in corrispondenza di situazioni o di bisogni che non avrebbero natura ansiogena e/o si manifesta in maniera eccessiva e/o viene difficilmente gestita.

In questi casi, lo stato affettivo relativo ad un'attesa penosa prefigurante una situazione minacciosa temuta, con le connesse variazioni fisiologiche (vale a dire l'ansia), è determinato da peculiari organizzazioni mentali formatesi a partire dalla storia interattiva dell'individuo. In altri termini, le rappresentazioni di sé, degli altri e delle relazioni formatesi a partire dalla storia relazionale reale dell'individuo (e in base alle sue caratteristiche individuali e dell'ambiente in cui vive) recano in se aspettative (inerenti una o più differenti aree dell'esperienza) che prefigurano situazione pericolose che attivano l'ansia pur in assenza di reali pericoli.

E' evidente che un farmaco può solo diminuire il livello d'ansia ma non cambiare le aspettative patologiche. Da ciò ne segue che, sebbene in certi casi l'apporto farmacologico possa essere utile o necessario, esso, comunque, non è in grado di modificare le mappe mentali con cui diamo significato a noi  stessi, al mondo e a noi stessi in rapporto al mondo. Per fare ciò, serve altro..

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI INDICATIVI

 

  • Ammaniti M. (a cura di)(2010), Psicopatologia dello sviluppo. Modelli teorici e percorsi a rischio, Raffaello Cortina Editore, Milano.
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