Psicopatologia del paranormale di  Armando De Vincentiis

 

 

recensione di Anna Rita Longo (Cicap Puglia)

 

 Prendere un abbaglio, scambiar lucciole per lanterne. Guardare la luna e scorgervi un viso, vedere un volto sacro in un toast. La pareidolia è questo, ma nasconde qualcosa di molto più profondo: significa fare i conti con le caratteristiche del nostro cervello, che ha bisogno di mettere ordine nel caos degli stimoli, di ricercare significati dove questi scarseggiano generando un’angosciosa sensazione di non poter avere tutto sotto controllo. Il che è drammaticamente vero, ma l’uomo fa fatica ad accettarlo. La pareidolia può essere ricondotta al campo dell’apofenia, suggestivo neologismo con il quale si indica la tendenza a cercare il nesso causale tra episodi ed elementi del tutto scollegati. La ricerca di un significato fallace ma consolatore non è esclusiva della nostra specie e sembrerebbe rappresentare il rovescio della medaglia di una serie di caratteri evolutivamente selezionati, sui quali la scienza si sta da tempo interrogando. Pareidolia e apofenia sono un ottimo esempio di erronea interpretazione della realtà, utile anche per chiarire la genesi di fenomeni che sembrano sottrarsi a una spiegazione naturale e invece costituiscono un esempio tipico degli autoinganni della mente.

Sfogliamo Psicopatologia del paranormale, ultima fatica di Armando De Vincentiis, pubblicato nella collana dei Quaderni del CICAP. Licantropi, indemoniati, case infestate, rapimenti alieni: sembra di trovarsi di fronte al regno delle forze oscure, che dominano la vita degli uomini con la loro incoercibile potenza. Andando più in profondità e seguendo l’iter diagnostico del dr. De Vincentiis, si comprende, però, che la presunta infestazione, o possessione, o licantropia è solo un’interpretazione dei fenomeni osservati, che non hanno in sé nulla che sfugga alle leggi della natura. Ma tale interpretazione, una volta formulata – per ragioni culturali, familiari, psicologiche – viene ad assumere una forza e una concretezza tali da determinare il suo consolidamento, attraverso un’ingannevole “caccia alla prova”. Un adolescente appare turbato e ha problemi di insonnia? Il suo rapporto con la famiglia si sta deteriorando? La colpa va senza dubbio attribuita al suo gruppo di amici che si divertono irresponsabilmente a giocare con le tavolette Ouija, aprendo la strada a un’infestazione demoniaca. Deve essere vero: anche il sacerdote ha confermato che simili ragazzate possono essere pericolose e, d’altra parte, cinema e letteratura ne parlano da decenni. Non può essere solo immaginazione! Ed ecco che l’interpretazione mistica e paranormale acquista progressivamente concretezza influenzando anche il presunto colpevole. Questi atteggiamenti vengono percepiti dagli “spettatori” come un’ulteriore prova dell’ipotesi paranormale e il circolo vizioso si autoalimenta.

Leggendo i casi clinici illustrati da De Vincentiis si comprende che il paranormale non è altro che un errore di percezione, che ha origine nella mente di chi è convinto che una spiegazione semplice, perfettamente in linea con le leggi naturali, non possa essere vera e ha bisogno di andare in cerca di nessi reconditi, di “cause prime” occulte e misteriose. In ultima analisi, non esiste paranormale senza qualcuno che sia disposto a vederlo a ogni costo.

E che male c’è in un po’ di innocua fantasia? Che danno può fare il voler vestire di soprannaturale ciò che è del tutto normale? La lettura del saggio di De Vincentiis risulta illuminante anche da questo punto di vista: le ipotesi pseudoscientifiche sono spesso causa di grandi sofferenze, perché non solo non risolvono il problema, ma spesso contribuiscono a generare ulteriori angosce. Tornando all’esempio proposto, l’adolescente che avrebbe solo bisogno di sostegno e che si trova invischiato nella spirale delle benedizioni e degli esorcismi finirà col sentirsi sbagliato e preda impotente di oscure entità che sfuggono al suo controllo. Si aprirà così la strada a un disagio ancora più profondo e potenzialmente distruttivo. Viceversa, l’analisi razionale della sintomatologia favorisce l’elaborazione di un’ipotesi terapeutica efficace. Abbiamo solo da guadagnare dall’aprire gli occhi: ringraziamo il dr. De Vincentiis per avercelo ulteriormente ricordato.

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Un’intervista all’autore:

https://www.youtube.com/watch?v=tNtmYZI4heg