Disturbi d’ansia e paura

 Come tratto il problema?

 

Sappiamo tutti cos’è l’ ansia, perché l’abbiamo sperimentata. Tecnicamente viene definita  anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione. Si sa anche che un po’ di ansia è normale, poi però ci sono persone che ne soffrono quotidianamente (disturbo d’ansia generalizzata), altre che hanno delle crisi acute chiamate attacchi di panico, altri ancora ne soffrono in alcuni ambienti (fobia sociale, ansia scolare), altri ancora devono tenere tutto controllo per evitare un eccesso di ansia (disturbo ossessivo compulsivo).

In questo breve intervento intendo mostrare a livello clinico e pratico ciò che ho visto e che continuo a vedere con le persone che mi chiedono aiuto per problematiche di ansia, poi anticiperò brevemente come lavoro.

Nella pratica clinica ho scoperto quanto utile sia modificare l’idea dell’ansia che ogni paziente ha. Cosa vuol dire?

Le persone in terapia con me arrivano come primo passo alla consapevolezza che l’ansia ci avverte sempre che qualcosa non va, va intesa come un messaggio che noi stessi ci diamo. Oltretutto, fondamentale, con i pazienti cerco sempre di evitare che parlino di “ansia”o di altre terminologie tecniche, ma cerco che loro stessi già nelle prime sedute modifichino il termine con “paura”, perché?

Dire “ho ansia” fa pensare a qualcosa di pervasivo e di incontrollabile (ed è vero che a volte ci sentiamo così!), come se “cascasse dal cielo”, mentre dire “ho paura” fa già pensare a un oggetto di paura! “Ho paura di”. Quindi è possibile aiutare la persona a vedere che l’ansia deriva dalla paura di qualcosa che non si riesce ad affrontare ma che si vorrebbe affrontare! L’ansia è una grande amica che sa le nostre debolezze, quindi ci avvisa!

Cos’è la terapia allora?

Il lavoro clinico sarà un lavoro di ritrovamento dell’autostima, della certezza di poter affrontare le situazioni nel “qui ed ora” di ogni istante della vita.

Come tutti sanno, quando c’è paura la sensazione è di attesa per il futuro: “Cosa succederà se faccio così? Cosa faccio? Andrà bene?”. Ma un’altra fondamentale domanda che ci facciamo senza saperlo quando siamo in ansia in realtà è “Vado bene? Sono in grado di affrontare la vita? Valgo?”. Questa è la domanda essenziale, esistenziale: “Valgo?”

Il lavoro che si farà con la persona sarà quindi quello di capire esattamente di cosa ha paura, dei motivi per cui non utilizza altre modalità per far fronte ai problemi, indagare dove ha imparato a svalutarsi e sostenere la persona nel momento difficile aiutandola a trovare nuove soluzioni tramite interventi conversazionali e tecniche attive come l’ipnosi.

Tra le tecniche ho sempre trovato molto utile la cosiddetta tecnica esperienziale ipnotica cosiddetta della “sedia vuota”, attraverso cui la persona personifica il sintomo e potrà farà varie scoperte … tra cui il senso di potere e di controllo la persona può avere sul problema e come può ridurlo fino ad eliminarlo.

Citando un grande maestro, Richard Bandler: “La paura non può non arrivare da nessun luogo, c’è bisogno di fare qualcosa per avere paura”

Dott. De Tomi